Costruire percorsi concreti di inclusione, prima e dopo la detenzione, evitando che il ritorno in libertà coincida con un ritorno alla marginalità. È questo l’obiettivo del nuovo protocollo d’intesa firmato oggi, venerdì 20 febbraio 2026, in Comune a Monza — il primo in Lombardia — per rafforzare la rete territoriale a sostegno delle persone detenute e delle loro famiglie.
Il primo protocollo firmato

All’accordo aderiscono Comune di Monza, Casa circondariale, Inps, Afol, Caritas, San Vincenzo, Cgil e l’associazione Carcere aperto: soggetti diversi, pubblici e del terzo settore, riuniti per rendere più semplice l’accesso ai servizi e ai diritti.
Il protocollo si inserisce nel quadro dell’accordo «Inps in rete per l’inclusione», sottoscritto nel luglio 2025 per facilitare l’accesso alle prestazioni da parte delle persone in condizioni di fragilità sociale ed economica. Il Comune di Monza agisce come capofila dell’Ambito territoriale sociale, che comprende anche Brugherio e Villasanta.
La presa in carico sarà proattiva e personalizzata: oltre alla casella dedicata, saranno possibili appuntamenti telefonici, in videoconferenza o in presenza per verificare i requisiti e accompagnare concretamente le persone e le loro famiglie nell’ottenimento dei diritti. Il sindaco Paolo Pilotto ha sottolineato il valore del lavoro condiviso: una rete fondamentale soprattutto per chi non ha relazioni solide sul territorio e, a volte, non riconosce nemmeno di avere bisogno di supporto.
In questi casi il coordinamento tra enti diventa decisivo per intercettare le fragilità e accompagnare le persone verso percorsi di autonomia.
La direttrice dell’Inps Rosaria Cariello ha evidenziato il senso dell’iniziativa: «Oggi manteniamo un impegno importante per essere più vicini ai cittadini e ai nuclei più fragili». Il lavoro è stato sviluppato in collaborazione con la direzione della struttura penitenziaria e con la rete territoriale per rendere realmente fruibili le prestazioni. «Non esiste libertà senza giustizia sociale», ha aggiunto Cariello citando Pettini, ricordando anche come la firma sia avvenuta nella Giornata internazionale della giustizia sociale istituita dall’Onu nel 2007.
Le difficoltà in carcere
Per la direttrice del carcere Cosima Buccoliero si tratta di un passaggio concreto: «Firmiamo un protocollo che sancisce un impegno importante. Ci sono persone fragili e l’accordo vuole agevolare l’accesso ai servizi, che spesso è complicato. Chi già fuori aveva difficoltà in carcere incontra ulteriori ostacoli». Un secondo passo dopo le collaborazioni già avviate, che «aggiunge un nuovo tassello». Alle persone detenute verranno offerte opportunità utili al momento del ritorno in libertà e strumenti per il reinserimento.
In carcere, è stato inoltre evidenziato, circa la metà dei detenuti è straniera, spesso in posizione irregolare e non regolarizzabile, una condizione che rende più complessi i percorsi. Diverso il caso di detenuti italiani o europei con competenze professionali, una famiglia e una rete sul territorio: in queste situazioni risultano più accessibili sia il reinserimento sia le misure alternative.
Caritas ha ricordato come la collaborazione sia già attiva sul territorio di Monza e ora venga rafforzata: l’associazione, oltre all’aiuto diretto alle famiglie in difficoltà, accompagna le persone a richiedere le prestazioni previste dalla legge. Un principio ancora più importante quando riguarda chi è sottoposto all’autorità giudiziaria: la dignità della persona non può essere identificata con il reato.
Una rete con le associazioni
Sul territorio la rete potrà contare anche sulla presenza capillare della San Vincenzo. «Siamo presenti con 450 volontari e seguiamo circa 1.200 famiglie, pari a 3.000 persone assistite», ha spiegato Roberto Arrigoni. «Operiamo nei quartieri e nelle parrocchie attraverso ascolto, accompagnamento e affiancamento». Fondamentale anche il ruolo di Afol, come ha ricordato Silvia Costa, che è attiva dal 2011 con uno sportello all’interno della casa circondariale di San Quirico: orientamento, proposte di formazione e raccordo con i servizi interni per preparare il rientro nella società. Il supporto non si esaurisce con l’assunzione, ma prosegue anche per accompagnare le persone nel mantenimento della vita lavorativa.
Anche la Cgil è coinvolta: il patronato opera in carcere da anni e, da quattro anni con Virginia Oliveri, segue i detenuti nelle pratiche di invalidità, disoccupazione e pensione, incontrando circa cinquanta persone ogni mattina di sportello, con cadenza mensile. Dal punto di vista operativo il protocollo introduce una casella di posta dedicata, attraverso cui gli enti della rete possono contattare direttamente l’Inps per le persone prese in carico, velocizzando le procedure. Sono già stati avviati momenti formativi: Inps e Afol hanno organizzato incontri per gli operatori degli enti coinvolti e ne sono previsti altri nei prossimi mesi. Una collaborazione pensata per durare nel tempo e creare reali opportunità di reinserimento sociale e lavorativo, trasformando la rete dei servizi in un percorso concreto di autonomia.