Da giovane gangster a potente costruttore: chi è Giuseppe Malaspina

Un uomo con un passato turbolento: a 19 anni finisce in carcere per omicidio. Poi diventa uno tra i costruttori più influenti in Brianza. Oggi è di nuovo in cella. 

Da giovane gangster a potente costruttore: chi è Giuseppe Malaspina
Vimercatese, 22 Maggio 2018 ore 12:35

Chi è Giuseppe Malaspina. Un uomo con un passato turbolento: a 19 anni finisce in carcere per omicidio. Poi diventa un potente costruttore, tra i più influenti e conosciuti in Brianza. Oggi è di nuovo in cella.

Da giovane gangster a potente costruttore: chi è Giuseppe Malaspina

Da giovane gangster a uomo potente e affermato. Un ragazzino di strada, emigrato in Brianza dalla Calabria, che a soli 19 anni si rende complice dell’omicidio di un lontano cugino, freddato con sei colpi di arma da fuoco a Muggiò, probabilmente per questioni malavitose. Era il 21 maggio del 1976.

Sono trascorsi 46 anni e Giuseppe Malaspina, archiviati i 14 anni di carcere per omicidio, è diventato uno dei più potenti costruttori brianzoli. Protagonista a più riprese delle cronache locali. Anche nel ruolo di vittima, come nel caso di una tentata estorsione alcuni anni fa da parte di esponenti di un’altra famiglia vimercatese con radici calabresi, i Miriadi. E poi ancora per il tribolato fallimento della sua società e il conseguente stop dei lavori per l’ormai famigerato hotel mai costruito a Villasanta. Malaspina vive, o meglio viveva fino a ieri, in una sontuosa villa ad Arcore con la moglie, da cui era ufficialmente separato.

Gli arresti

Già perchè proprio ieri, 21 maggio (a 46 anni esatti dal primo efferato crimine), gli agenti della Guardia di Finanza si sono presentati a casa sua con una ordinanza di custodia cautelare di circa mille pagine e 130 capi d’imputazione tra cui figurano i più disparati reati fiscali. Avrebbe messo in piedi un articolato gruppo societario a lui riconducibile, accusato di aver emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di circa 95 milioni di euro, con distrazioni patrimoniali per un valore pari a circa 234 milioni di euro.

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I “collaboratori”

Ma non era solo Malaspina. Anzi, nel corso degli anni il giro di “collaboratori compiacenti” si sarebbe fatto sempre più importante, consentendogli di organizzare una vera e propria struttura aziendale parallela, fatta di circa 40 società a lui riconducibili.

Nei guai assieme a lui sono finiti tutti personaggi, molti brianzoli, che gli gravitavano attorno (i nomi li trovate sul Giornale di Vimercate e sul Giornale di Monza in edicola da oggi): professionisti, colletti bianchi e prestanome tra cui figurano gli avvocati Fabiola Sclapari e Gerardo Perillo, ex magistrato della sezione fallimentare a Monza. E ancora il consulente finanziario Roberto Licini, l’uomo di fiducia Giorgio Spinelli, Adriana Foti, ex moglie intestataria di cariche e quote societarie, il commercialista Antonio Ricchiuti, genero dell’ex giudice Perillo e marito della figlia Giuliana (ex assessore in due diverse giunte arcoresi, prima quella di centrodestra col sindaco Marco Rocchini e poi quella di centrosinistra guidata da Rosalba Colombo).

Ma nella lista degli indagati ci sono anche geometri, ingegneri e persino le impiegate storiche di Malaspina. Spicca anche il nome del noto commercialista vimercatese Giorgio Comi, in passato attivissimo nel contesto sociale cittadino e in particolare con la polisportiva locale.

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L’avvio delle indagini

Sono proprio le impiegate le prime ad essere finire sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme Gialle. Era il novembre del 2015 e già da tempo la Guardia di Finanza aveva ricevuto un esposto da parte di una lista di opposizione di Correzzana su un presunto episodio di corruzione – protagonista l’attuale sindaco Mario Corbetta – riguardante alcuni lavori pubblici nella cittadina brianzola, avviando di fatto le indagini. Fino a quando nel novembre 2015 scatta la perquisizione negli uffici vimercatesi di una delle società di Malaspina: un blitz provvidenziale che ha permesso di scoprire montagna di carte che dovevano essere distrutte e che ha dato avvio di fatto all’indagine, conclusa ieri con l’esecuzione di 30 misure cautelari (di cui 9 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) e col sequestro di appartamenti e alberghi di lusso per un valore stimabile in circa 100 milioni di euro.

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