Operazione “Stammer”, tra gli arrestati anche un cittadino di Carate

L’operazione antidroga denominata “STAMMER”, condotta, sotto l’egida della Procura della Repubblica di Catanzaro, dalle Fiamme Gialle della Sezione G.O.A. del GICO del Nucleo P.T. di Catanzaro, con la cooperazione della National Crime Agency inglese (N.C.A.) e della Polizia Colombiana, e l’indispensabile supporto del II Reparto del Comando Generale e della Direzione Centrale Servizi Antidroga (D.C.S.A.) per le numerose attività rogatoriali, ha dimostrato come i trafficanti calabresi ricevevano disponibilità liquide anche da soggetti insospettabili, incensurati, personaggi celati dietro una facciata di liceità. Tra i 54 arrestati anche Petullà Giuseppe Vittorio, nato a Mileto e residente a Carate Brianza

Operazione “Stammer”, tra gli arrestati anche un cittadino di Carate
24 Gennaio 2017 ore 15:08

Dalle prime luci dell’alba è in corso su tutto il territorio nazionale l’esecuzione di decine di arresti volti a neutralizzare una ramificata organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico dai marcati profili internazionali capace di pianificare l’importazione di 8 tonnellate di cocaina dal Sud America, in particolare dalla Colombia. L’operazione denominata “STAMMER”, che rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria/G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Catanzaro e coordinata da questa Procura della Repubblica – D.D.A., vede impiegati oltre 500 finanzieri, con l’ausilio di unità Antiterrorismo Pronto Impiego, di unità cinofile e della componente aerea del Corpo, per il fermo di 54 soggetti tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia e l’esecuzione di numerose perquisizioni. Nelle indagini, oltre ai soggetti fermati, sono indagati altri 20 personaggi alcuni dei quali non raggiunti dal provvedimento in quanto già reclusi per altri motivi. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, dott. Giovanni Bombardieri, e dal Sostituto Procuratore, dott. Camillo Falvo, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili alla ‘ndrina Fiarè di San Gregorio d’Ippona (VV), alla ‘ndrina Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto (VV) ed al gruppo egemone sulla contigua San Calogero (VV), organizzazioni satellite rispetto alla più nota ed egemone cosca dei MANCUSO di Limbadi (VV), con la sostanziale partecipazione delle più note ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (RC) e della provincia di Crotone.

Clan calabresi a loro agio nel contrattare direttamente con i “Cartelli Sudamericani” l’importazione di 8.000 chili di cocaina: partita questa che grazie alle indagini degli investigatori è stata sequestrata in Colombia, quando era già stoccata e nascosta in una piantagione di banane non distante dal porto di Turbo, mentre in Italia, nel porto di Livorno, le Fiamme Gialle sequestravano il cosiddetto “carico di prova” consistente in 63 chilogrammi di cocaina pura, occultata all’interno di cartoni contenenti banane. Nel corso dell’indagine è stato possibile ricostruire un progetto, poi non realizzato, di trasporto di ingenti quantitativi di cocaina a mezzo aereo utilizzando come scalo d’arrivo l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, oltre che l’impiego di motonavi con locali tecnici opportunamente modificati per accogliere il carico, da esfiltrare una volta arrivato a destinazione mediante l’impiego di sommozzatori all’interno di un’area portuale italiana. Il sodalizio criminale non solo poteva contare sulle descritte entrature nel florido mercato sud americano per l’approvvigionamento della cocaina a prezzi assolutamente concorrenziali, ma era capace di tessere continui collegamenti con le floride “piazze” spagnole ed olandesi.

L’operazione antidroga denominata “STAMMER”, condotta, sotto l’egida della Procura della Repubblica di Catanzaro, dalle Fiamme Gialle della Sezione G.O.A. del GICO del Nucleo P.T. di Catanzaro, con la cooperazione della National Crime Agency inglese (N.C.A.) e della Polizia Colombiana, e l’indispensabile supporto del II Reparto del Comando Generale e della Direzione Centrale Servizi Antidroga (D.C.S.A.) per le numerose attività rogatoriali, ha dimostrato come i trafficanti calabresi ricevevano disponibilità liquide anche da soggetti insospettabili, incensurati, personaggi celati dietro una facciata di liceità, spesso legata ad attività commerciali che vanno dalla ristorazione alle strutture ricettive turistico alberghiere, alle concessionarie di automobili, caseifici, bar e tabacchi, con partecipazioni anche in cantieri navali e aziende agricole, che non disdegnavano di fare affari con le potenti ‘ndrine vibonesi, tramite delle “puntate” per l’acquisto all’ingrosso della cocaina. Il denaro destinato ai “Cartelli” veniva consegnato dai calabresi direttamente a cittadini colombiani e libanesi da anni residenti in Italia, ai quali veniva affidato il recapito in Sudamerica.

54 arresti:

Arcuri Rosario, nato e residente a Rosarno
Baldo Fortunato, nato a Soriano Calabro e residente a Mileto
Bedoya Ryos Sandra Milena, nata in Colombia e residente a Roma
Bufalini Massimiliano, nato a Frosinone e residente a Supino
Campos Caeiro Leonardo, nato in Spagna
Cannizzaro Antonino, nato a Taurianova e residente a Rosarno
Cannizzaro Gregorio, nato a Taurianova e residente a Rosarno
Cano Sucerquia Jaime Eduardo, nato in Colombia
Caooano Giuseppe, nato a Vibo Valentia e residente a Breno
Chanboura Wael, nato in Libano
Cutrì Rocco, nato a Palmi e residente a Sinopoli
Da Costa Gomez Pineda Harol Yulman, nato in Colombia
Feroleto Pasquale, nato e residente a Lamezia Terme
Fiarè Filippo, nato e residente a San Gregorio
Fogliaro Antonino, nato e residente a Mileto
Grillo Antonio, nato a Tropea e residente a San Calogero
Grillo Giuseppe, nato a Tropea e residente a San Calogero
Grillo Pasquale, nato e residente a San Calogero
Grimaldi Giuseppe, nato e residente a Mesoraca
Iannello Domenico, nato a Vibo Valentia e residente a Mileto
Iannello Giuseppe, nato a Vibo Valentia e residente a San Calogero
Iannello Rocco, nato a Mileto e residente a Mileto
Karlsson Jaime Eduardo Cristofer, nato in Uruguay
Lentini Domenico, nato ad Oppido Mamertina e residente a San Marcello Pistoiese
Loschiavo Fortunato, nato e residente a Mileto
Luccisano Domenico, nato e residente a Mileto
Luccisano Fulvio, nato a Palmi e residente a Mileto
Luccisano Vania, nata a Vibo Valentia e residente a Mileto
Mandica Aurelio, nato a Messina e residente a Frosinone
Mena Nunez Osvaldo Edmingo, nato nella Repubblica Dominicana
Mercuri Giuseppe, nato e residente a San Calogero
Mesiano Mariantonia, nata e residente a Mileto
Messina Enzo, nato a Bolzano e residente in San Pietro Casale
Minotti Sergio, nato a Bellinzona
Mussari Carlo, nato a Catanzaro e residente a Marcedusa
Olivs Ernesto, nato e residente a Terranova di Sibari
Paladino Salvatore, nato e residente a Rosarno
Pannaci Massimo, nato e residente a Vibo Valentia
Paolillo Angelo, nato a Taurianova e residente a Rosarno
Petullà Giuseppe Vittorio, nato a Mileto e residente a Carate Brianza
Pititto Gianluca, nato a Vibo Valentia e residente a Mileto
Pititto Giuseppe, nato a Vibo Valentia e residente a Mileto
Pititto Mario, nato a Vibo Valentia e residente a Rosarno
Pititto Salvatore, nato a Mileto e residente a Mileto
Polito Massimo, nato a Vibo Valentia e residente a Mileto
Rexha Ergys, nato in Albania
Rizzuto Angelo, nato e residente a Palermo
Rizzuto Calogero, nato e residente a Palermo
Rondinelli Giuseppe, nato e residente a Botricello
Ruggiero Antonio, nato e residente a Vibo Valentia
Scicchitano Antonio, nato e residente a Botricello
Suppa Antonino Nazareno, nato e residente a Francica
Varone Antonio Massimiliano, nato a Vibo Valentia e residente in Mileto
Verman Oksana, nata in Ucraina

L’inchiesta ha consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori a coloro che avevano il compito di ospitare gli emissari dei narcos colombiani, più volte giunti nel nostro Paese ed ospitati per lunghi periodi nel vibonese. Le investigazioni, poi, hanno anche permesso di accertare che alcuni personaggi di spicco hanno protetto anche con la forza i loro “affari”, come testimoniato dalle armi a disposizione di alcuni dei fermati, in quanto in più circostanze ostentavano disponibilità di kalashnikov e pistole di diverso calibro. L’intera operazione ha permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni: la droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro (€. 1.600.000.000) una volta raggiunte le piazze di spaccio; a ciò vanno aggiunti gli ingenti sequestri patrimoniali con cui si è proceduto a colpire gli accoliti dal punto di vista economico. Si tratta, in particolare, di beni mobili ed immobili, quote societarie e autovetture di grossa cilindrata, per un valore stimato in circa 8 milioni di euro, sottratti agli esponenti delle associazioni criminali nonché a quei finanziatori che dagli affari con le cosche attendevano importanti introiti. Attraverso l’attività della Guardia di Finanza, infatti, si è proceduto a verificare per ciascun soggetto la presenza di sproporzione tra i redditi dichiarati e le possidenze intestate procedendo, al fine di scongiurare la dispersione dei patrimoni, al sequestro dei beni non giustificati.

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