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didattica a distanza

La scuola non ha chiuso a causa della pandemia

Suor Anna Monia Alfieri parla dell’attualità: penuria di aule e cattedre con l'inevitabile sovraffollamento sui mezzi di trasporto

La scuola non ha chiuso a causa della pandemia
Glocal news 09 Marzo 2021 ore 10:03

“Classi pollaio, carenza di docenti e sovraffollamento dei trasporti c’erano già prima del Covid: ora serve una maxi-riforma da parte del Governo Draghi”. Suor Anna Monia Alfieri, la Thatcher delle paritarie, è la paladina della libertà per la scelta educativa.

Chi è Suor Anna Monia Alfieri

Laureata in Giurisprudenza nel 2001, in Economia nel 2007, conseguendo anche il Diploma Superiore di Scienze Religiose, è rappresentante delle nove scuole delle Marcelline, referente scuola Usmi e Cism, organizzazioni che rappresentano numerose scuole paritarie; insegna management delle scuole paritarie all’Altis, la scuola di alta formazione della Cattolica e fa parte del Consiglio Nazionale Scuola della CEI. Il Covid ha fatto da catalizzatore rispetto alle sue tesi. Tra queste ce n’è una che rappresenta la stella polare: il sogno di vedere sullo stesso piano scuole pubbliche e paritarie. Una missione mai facile e che ha sempre fatto fatica a decollare. Tutto questo ben prima dell’arrivo della pandemia. Che, al contrario, ha messo in discussione il nostro sistema-scuola.

Il futuro della scuola

Secondo suor Anna Monia premiata con l’Ambrogino d’oro, che sposa l’espressione di Kant “Sapere aude”, ossia l’anelito alla conoscenza dei più giovani, infatti, oltre ad essere libero, il mondo scolastico deve troppo spesso scontrarsi con tre ostacoli atavici nella tradizione italiana: politica, sindacati e burocrazia. Tutte componenti che, con l’avvento di Draghi al Governo, dovranno snellire i processi ed essere capaci di rinnovare l’offerta in termini di qualità, risparmio ed equità sociale affinché il nostro Paese rimanga agganciato al treno dell’Europa in ottica di futuro.

Suor Anna, cosa ha determinato nel mondo della scuola l’arrivo del Coronavirus?

“Mi corre l’obbligo di fare subito una precisazione: in Italia la scuola non ha chiuso a causa del Covid. Pensiamo, ad esempio, che in Europa, perfino nel mese di aprile scorso, gli alunni in modo progressivo ma continuativo hanno proseguito la didattica in presenza. Noi, invece, abbiamo assistito ad un film che già avevamo presente: la penuria di aule e cattedre, con l’inevitabile sovraffollamento sui mezzi di trasporto. Perché questi tre problemi sono emersi col Covid? Per colpa del sovra utilizzo delle scuole statali e di un sotto utilizzo delle paritarie. Da qui i limiti del nostro sistema: classi pollaio, mobilità inadeguata, alunni schiacciati sui bus come le sardine, ma soprattutto privi dei loro docenti. La verità è che prima tutto ciò veniva glissato, costipando i ragazzi sui mezzi e nelle aule. Adesso la musica è cambiata: non è più possibile aggirare l’ostacolo”.

Perché mancano gli insegnanti?

“Bisogna dire che la chiusura delle Regioni ha rappresentato un deterrente per i docenti del sud nello spostarsi al nord, complice anche un costo della vita differente a fronte dell’esiguo stipendio. Poi c’è da tener conto di un precariato dilagante e di esiliati che implorano il rientro a casa. Era noto a tutti che i docenti vivessero al sud e le cattedre fossero invece al nord. Prima i docenti erano disposti a spostarsi. Dietro tutto questo, però, si sono sempre celate tre fondamentali bugie che gli italiani hanno bevuto per anni. Quelle dei tre poteri forti: il sistema politico, che ha promesso cattedre e non ha saputo garantirle; i sindacati, che promettevano tesseramenti; la burocrazia. Ci siamo schiantati tutti contro il muro dell’ “id siozia culturale” e dell’ “ideologia”. Pensate che è di 8.500 euro il costo di uno studente della scuola statale (soldi dei cittadini). E’ scritto nero su bianco, lo sappiamo tutti. Ma purtroppo siamo nell’epoca del politicamente corretto, e si può far credere alla gente tutto quello che vogliamo attraverso il livello dello sdegno. Il bambino denutrito prende soldi mentre quello senza libro tira molto meno. Peccato che, alla lunga, dovrà fare i conti col prezzo della libertà, della povertà educativa anticamera della povertà economica. Per i migranti, ad esempio, ci si scontra sull’accoglienza o meno. La questione tuttavia riguarda la loro possibilità di emancipazione”.

Tornando al Covid, però, che effetto ha avuto quest’ultimo sulla pelle degli studenti?

“Il Covid ha smascherato tutto: con la Dad ha escluso 1 milione e 600 mila alunni di periferie e sud, fino ad arrivare ai 300 mila allievi disabili. Il problema è che quando l’Europa apriva, noi tenevamo chiuso. Serviva una semplice e rinnovata planimetria delle aule, la cosa più banale. Ma noi eravamo impegnati a trovare i banchi a rotelle… Noi, dal canto nostro, abbiamo proposto patti educativi territoriali fra scuole statali e paritarie, col fine di rimettere al sicuro i ragazzi tramite organico, aule e mezzi di trasporto all’altezza”.

Tra le altre cose, intanto, prosegue il divario scolastico tra Nord e Sud.

“Tutti si domandano il motivo er cui Lombardia e Veneto dovessero e potessero riaprire per prime. Sono state riaperte in virtù del fatto che hanno un alto pluralismo educativo (16%), mentre nelle altre regioni assistiamo ad un sottoutilizzo delle scuole paritarie. E il problema diventa più prepotente. Io avrei riunito le mie task force per collocare i ragazzi. Abbiamo proposto di togliere soldi alla morsa dello spreco e cioè da politica, sindacati e burocrazia, anche se col precedente Governo non si poteva fare più di tanto. Ora si è aperta un’altra pagina con il Governo di unità nazionale, che speriamo possa superare questi problemi atavici. I soldi del Recovery Plan arriveranno e saranno soldi a debito. Servirà quindi mettere a punto una Didattica a distanza nuova e integrata, in grado di superare le attuali discriminazioni. Già da ora bisogna mettere i nostri ragazzi nelle condizioni culturali di ripagare i nostri debiti. Ho salutato con grande favore questo nuovo Esecutivo, con tecnici ai ministeri chiave – scuola e giustizia – non imbrigliati da operazioni politiche, per poter finalmente mettere mano alle maxi-riforme. Fanno ben sperare le parole pronunciate dal ministro Patrizio Bianchi sulla necessità di trovare le formule per colmare le diseguaglianze e la dispersione scolastica”.

Tolto il momento attuale e i problemi di sempre, quale rimane il modello di scuola ideale, a suo avviso?

“Per essere inserito in un sistema libero, prima di tutto, uno studente deve costare 5.500 euro anziché 8.500. Quindi serve restituire autonomia e centralità al ruolo del dirigente scolastico di ogni istituto che si rispetti. La scuola deve avere la giusta autonomia organizzativa, finanziaria e didattica. Tutte garanzie di un organico certo e stabilito in partenza. La vera riforma da intraprendere deve poggiarsi su un censimento dei docenti che sappia poi tradursi in nomine mirate e rispondenti alle necessità dei bambini. Sempre nella speranza di arrivare ad un sistema veramente plurale”.

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