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segnale positivo

Primo caso in Italia: variante indiana fermata dal vaccino, 83enne sta bene

Il siero anti-Covid risulta essere efficace anche in questo caso.

Glocal news 28 Maggio 2021 ore 10:33

Anche in Piemonte è stata sequenziata per la prima volta la forma più aggressiva della variante indiana da Covid-19. Il caso è stato rilevato su un pensionato 83enne residente in provincia di Cuneo. L'anziano aveva già ricevuto la doppia dose del vaccino e, al momento, le sue condizioni di salute sono buone e stabili, non presentando alcun tipo di sintomo. Un segnale positivo che sottolinea come, anche su questa variante, il siero anti-Covid risulti essere efficace.


Variante indiana in Piemonte su anziano già vaccinato, sta bene

Il primo caso di variante indiana da Covid-19, come racconta "Prima Cuneo", è stato rilevato su un pensionato di 83 anni di Racconigi. La mutazione è stata sequenziata nel corso della giornata di ieri, giovedì 27 maggio 2021, dopo che sul tampone a cui si era sottoposto l'anziano era stato necessario agire con ulteriori accertamenti in quanto, fin da subito, aveva presentato valori considerati dagli epidemiologi come maggiormente da "attenzionare".

Le condizioni di salute dell’83enne, al momento, sono buone e stabili: quest'ultimo, avendo già precedentemente ricevuto la doppia dose del vaccino, è infatti immunizzato contro il Covid-19. Il fatto che l'anziano stia bene va quindi ad evidenziare un dato per nulla irrilevante: il siero anti-Covid risulta essere efficace anche contro la variante indiana.

Il primo allarme di variante indiana

L'anziano 83enne di Racconigi non è tuttavia il primo piemontese ad aver contratto la variante inglese da Covid-19. Il 5 maggio scorso, infatti, la mutazione del virus si era già manifestata in Piemonte su una coppia di indiani 40enni di rientro dall’India e residenti anche quest'ultimi in provincia di Cuneo.

La rilevazione, effettuata dal laboratorio dell’Istituto di Ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di Candiolo, con la collaborazione del gruppo bioinformatico dell’IIGM ente di ricerca della Compagnia San Paolo, aveva tuttavia constatato che la variante sequenziata sulla coppia cuneese rappresentava un "sotto-tipo" meno preoccupante tra quelle individuate con la denominazione “indiana”, in quanto priva della mutazione E 484 Q che invece permetterebbe al virus di sfuggire agli anticorpi, sia quelli generati dal vaccino, sia quelli generati da chi è guarito.

Cosa sappiamo sulla variante indiana

Al momento la scienza ci dice che la variante indiana contiene in sé due mutazioni già note: E484Q e L452R, che per la prima volta compaiono insieme. La prima mutazione potrebbe aumentarne la trasmissibilità e la seconda potrebbe consentire una parziale evasione immunitaria dell'effetto vaccinale.

Secondo i dati giunti da Israele (Paese di riferimento per via dell'altissima percentuale di inoculazioni effettuate e quindi ottimo test di prova sull'argomento) il siero di Pfizer mostra una buona risposta - anche se ridotta - contro la variante indiana che, fuori dall'India, mostra una diffusione crescente.

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