Tecniche di ventilazione

"Il respiro migliora la qualità della vita", parola di osteopata

Ne abbiamo parlato con Alessandro Nespoli, osteopata al Cab Polidiagnostico nelle sedi di Barzanò e Merate.

"Il respiro migliora la qualità della vita", parola di osteopata
23 Luglio 2020 ore 12:37

Il respiro migliora la qualità della vita. Di questo si occupa nel quotidiano Alessandro Nespoli, laurea in Scienze Motorie all’Università degli Studi di Pavia, massoterapista, Osteopata e docente di Osteopatia respiratoria in Accademia osteopatia.

Chi è Alessandro Nespoli

Da oltre 7 anni Alessandro lavora al Cab Polidiagnostico nelle sedi di Barzanò e Merate. Vive ad Albiate ed è pure appassionato del mondo dell’apnea. E’ lui il punto di riferimento del centro sanitario brianzolo quando si parla di tecniche di ventilazione. Un respiro in grado di generare benefici per l’intero organismo. Un respiro sul quale lavorare, a maggior ragione, nel caso di pazienti Covid.

In cosa consiste il suo lavoro sulla biomeccanica del respiro?

«Partiamo dal presupposto che l’allenamento ventilatorio può davvero migliorare la vita delle persone,[ che le tecniche utilizzate portano benefici ad ogni età, ne è dimostrazione un paziente novanta settenne recentemente inviatomi da un collega cardiologo. E per restare in un ambito purtroppo d’attualità, anche coloro che hanno contratto il Covid ne possono giovare nella fase di recupero dalla malattia. Tutto ciò serve a dimostrare che tutta una serie di tecniche ventilatorie possono incidere positivamente su disfunzioni di ogni genere. Ci sono, per esempio, limiti alla performance per atleti professionisti ad alto livello e magari ai cantanti che possono essere risolte. Ricordiamoci, poi, che la ventilazione ha un ruolo di prim’ordine: dal dimagrimento al sonno allo stato di quiete. Situazioni fisiologiche in cui il respiro, se subisce una modificazione, finisce per farci perdere in qualità di vita».

E’ vero che lavoriamo poco sul respiro?

«Più che vero. E’ uno dei più grandi sbagli. Mai, nell’arco della giornata, accenniamo ad una fase ventilatoria. Mentre lavoriamo, infatti, andiamo in stati di apnea. Questo fa sì che il nostro ritmo ventilatorio non sia mai lento, tranquillo o adeguato. Una cascata di negatività che si ripercuote sulla salute».

Quale la sua attività più recente?

«Come respirare in smartworking è un altro dei campi d’indagine di cui mi sto occupando. La seduta dei pazienti è prevalentemente ventilatoria. Consiste, di fatto, in un’osteopatia che si occupa della disfunzione del respiro. Che nella maggior parte dei casi va corretto».

E sui pazienti Covid come si può intervenire?

«Abbiamo avuto diversi pazienti giovani che hanno contratto il virus. Si erano accorti di non avere un’espansione della gabbia toracica coma una volta. Questi pazienti hanno quindi esigenza di allenarla di nuovo. A loro pratico la biomeccanica respiratoria. Lo stesso discorso, lo ripeto, vale per gli atleti. Omar Leuci, mio caro amico, è reduce dal record italiano di apnea con 121 metri di profondità. Lui può tranquillamente esserne la dimostrazione».

Ha da fornire consigli pratici a chi è alle prese con il lavoro da casa?

«Chi impara a respirare recupera pure una certa altezza. Chi è stressato, invece, si accorcia. Solo quando si impara a respirare si recuperano fino a un paio di centimetri. A chi è costretto a stare sulla scrivania sento di dare come consiglio quello di attuare un respiro costante e non intermittente. Così si è più concentrati sul lavoro e si arriva meno stanchi a fine giornata».

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