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Da Milano

Dalle proteste alla proposta di riforma del lavoro nel mondo dello spettacolo

Tra le richieste, un osservatorio nazionale, un riordino fiscale e l'istituzione di un Reddito di Continuità.

03 Maggio 2021 ore 17:17

Il Covid e le conseguenti chiusure hanno fortemente colpito e piegato il mondo della cultura che tenta, dopo oltre un anno di sale vuote e serrande abbassate, di sopravvivere. In questo contesto emergenziale il 30 aprile 2021 è stata consegnata al relatore della VII Commissione Cultura del Senato, il senatore dem brianzolo Roberto Rampi, la proposta di riforma del lavoro nello spettacolo elaborata dal Parlamento Culturale Permanente che si è insediato dal 27 marzo scorso nel chiostro del Piccolo Teatro di Via Rovello a Milano. 

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La proposta partita dal Piccolo Teatro di Milano

“La grande sfida è dare ordine al caos, dare tutele a un lavoro che deve rimanere discontinuo ma non precario e questo è l’obiettivo” – ha detto Rampi – “Nelle parole ascoltate il 30 aprile ho ritrovato tanto della storia del Piccolo, che credeva nella cultura come trasformazione e conquista di diritti, che deve dare fastidio e disturbare, aprire territori nuovi. Il senato ha iniziato per la prima volta un lavoro congiunto di cultura e lavoro, ci siamo seduti insieme con tre proposte di legge depositate.”

All’incontro ha partecipato via zoom anche Nunzia Catalfo, relatrice dell’XI commissione lavoro del Senato:

“Questo documento – ha annunciato – farà parte dei documenti che acquisiamo per intervenire sulla proposta che contiene le 3 proposte di legge, di cui 2 riguardano la materia lavoristica, sociale e previdenziale del settore”.

Una riforma del lavoro nel mondo dello spettacolo

Tema focale è il riconoscimento per tutte le persone che lavorano nello spettacolo, con contratto subordinato o autonomo, della figura della lavoratrice e del lavoratore discontinua/o dello spettacolo, attraverso una riforma fiscale e previdenziale grazie alla quale avvenga sempre il collocamento in via esclusiva nel Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (F.p.l.s.), si migliorino tutele e prestazioni sociali e previdenziali (indennità di malattia, disoccupazione, infortunio, maternità, paternità, congedi, assegni familiari, lavori usuranti, etc) e si ristabiliscano requisiti consoni per il raggiungimento della pensione.

Ecco tutte le richieste:

  1. Creazione di uno Sportello Virtuale, all’interno del sito Inps sezione F.p.l.s., che rappresenti lo Strumento Ordinario per la semplificazione delle pratiche di assunzione diretta dei lavoratori, permettendo anche ai singoli cittadini, alle imprese che non abbiano come attività primaria lo spettacolo e gli eventi, agli enti pubblici e alla Pubblica Amministrazione, quindi tutti i soggetti non iscritti alla gestione ex-Enpals, di versare i contributi nel F.p.l.s qualora si avvalgano della prestazione di lavoratori ad esso iscritti.
  2. Istituzione di un Reddito di Continuità che, riconoscendo il carattere discontinuo del lavoro nello spettacolo, introduca un sostegno compensativo per i periodi di inoccupazione, adeguato al costo della vita e calcolato in base a requisiti legati al numero delle giornate lavorative maturate nel F.p.l.s. e al reddito dei lavoratori (43 giorni negli ultimi 12 mesi o, in caso di non raggiungimento, 90 giorni negli ultimi 36 mesi, entro il limite di 40.000 € di reddito lordo nell’anno fiscale precedente).
  3. Focus dedicato anche al favorire politiche del lavoro secondo il principio della Responsabilità Occupazionale: grazie alla corretta collocazione nel F.p.l.s dei lavoratori in assunzione diretta e a misure di sgravi fiscali proporzionali per le imprese più virtuose, oltre ad aumentare il gettito contributivo nella cassa di riferimento, verrebbe garantito un maggior benessere dei lavoratori grazie al raggiungimento delle tutele, rilanciando qualitativamente il settore dello spettacolo.
  4. Modifica dell’attuale sistema del lavoro autonomo nello spettacolo, con un riordino normativo e fiscale studiato ad hoc, tenendo conto delle peculiarità uniche del lavoro nel settore. Partendo dal presupposto che la natura del lavoro nello spettacolo è quasi sempre subordinata, in quanto compresa all’interno di un processo produttivo che implica il coordinamento, la compresenza e il rispetto di una organizzazione con altre parti, quando così non fosse il ricorso alla partita iva deve essere una scelta e non una imposizione.
  5. Una normativa che inquadri al più presto sia professionalmente che fiscalmente la posizione della formatrice e del formatore delle Arti e delle Tecniche dello Spettacolo, attraverso l’istituzione di un nuovo codice di qualifica IVS nel F.p.l.s./Inps. È altresì necessario l’aggiornamento e il riordino di tutti i codici IVS all’interno dello stesso Fondo.
  6. Attivazione, in tempi brevi, dell’Osservatorio Nazionale e degli Osservatori Regionali, per monitorare e analizzare le dinamiche dell’intero settore in ambito produttivo, formativo, legislativo, occupazionale e contrattuale, nonché per l’attivazione di corretti studi di categoria a fini giuridici.
  7. Attivazione al più presto della Commissione per le Pari Opportunità, mettendo in atto misure che permettano di raggiungere un equilibrio di rappresentanza di genere in ogni settore delle Arti dello Spettacolo.
  8. Rimodulazione dei criteri di erogazione e accessibilità dei fondi FUS secondo una logica di pluralismo, trasparenza e reale controllo, che tenga conto di una diminuzione netta dei requisiti minimi per facilitare l’accesso alle “prime istanze” e per le realtà che riescano a garantire la ridistribuzione dei fondi pubblici sul territorio, instaurando buone pratiche di circuitazione di produzioni non solo proprie, a tutela di equità, vivacità d’offerta e salvaguardia culturale.
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