La polemica

"Il Covid-19 non esiste più" e Zangrillo finisce nella bufera VIDEO

Il direttore dello Spallanzani di Roma: "Forse lavorando nel privato Zangrillo non ha visto la faccia più cattiva del virus".

01 Giugno 2020 ore 15:44

Per il terzo weekend consecutivo il medico-vip dell’ospedale San Raffaele, Alberto Zangrillo, ha ribadito il proprio pensiero. E lo ha fatto se possibile con ancor maggiore forza, ieri, domenica 31 maggio 2020, nel programma di Lucia Annunziata “Mezz’ora in più”.

Il lecchese (di Missaglia) medico personale di Silvio Berlusconi e primario della terapia intensiva dell’ospedale con sede a Segrate, alle porte di Milano, ormai sembra aver definitivamente rubato la scena all’altrettanto mediatico collega Roberto Burioni. Una rivincita degli internisti sui virologi, in qualche modo.

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Zangrillo: “Il Covid non esiste più”

Da Prima Merate

“Mi viene veramente da ridere. Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più. Se vogliamo dire che è merito del Governo, del lockdown o del Comitato tecnico scientifico diciamolo pure, ma io so quello che vedo, ossia che il Covid da un punto di vista clinico non esiste più, perché il virus per sopravvivere si è adattato all’ospite ed ora esprime una carica virale molto, ma molto meno elevata di due mesi fa. C’è chi ha terrorizzato il Paese, ma il nostro pronto soccorso e le terapie intensive sono vuoti. Le precedenti epidemie come Sars e Mers sono scomparse per sempre ed è auspicabile capiti anche per questa. Dobbiamo stare attentissimi ma non ucciderci da soli”.

Tante le polemiche scatenate dalle sue parole, anche perché pronunciate proprio nelle ore in cui si stava scatenando la polemica tra le regioni del nord e quelle del centro-sud in vista degli spostamenti extra regione che saranno possibili a partire da mercoledì 3 giugno.

Sono d’accordo con Zangrillo

A supporto della tesi di Zangrillo, sono giunti però diversi pareri autorevoli: ovvero quelli del virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi Milano, e del direttore delle Malattie Infettive del San Martino di Genova Matteo Bassetti, che dalla trasmissione “Non è l’arena” su La7 hanno “interpretato” le parole del luminare brianzolo:

“Non voleva dire che il Coronavirus non c’è più, intendeva dire che chi è affetto da Covid arriva in ospedale in condizioni meno gravi. È un dato di fatto. Il virus è mutato, questa è la sensazione di chi lavora sul campo”.

Anche da Bergamo la stessa sensazione

Anche Giuseppe Remuzzi, numero uno dell’Istituto Mario Negri di Milano, ha sottolineato in più occasioni (compresa un’intervista rilasciata al nostro Prima Bergamo) come i malati di Covid attuali siano decisamente meno gravi rispetto a un paio di mesi fa e come la situazione clinica legata alla malattia sia in netto miglioramento.

Sempre a Prima Bergamo, poi, ha espresso lo stesso concetto anche Marco Rizzi, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale orobico Papa Giovanni XXIII:

“Il virus si sta comportando bene. Noi magari non tanto bene, ma il virus appare tranquillo. Il virus pare aver perso la sua aggressività. È lo stesso fenomeno che in un passato abbastanza recente ha riguardato altri coronavirus preoccupanti, come quello della Sars”.

Ma c’è chi dice no e sconfessa Zangrillo

Il bergamasco presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli ha espresso invece sconcerto per l’uscita di Zangrillo, anche alla luce del bollettino giornaliero e al numero ancora alto dei nuovi casi di positività:

“Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo con frasi quali il ‘virus clinicamente non esiste più’. Dovremmo tutti rallegrarci che le misure di lockdown abbiano prodotto gli effetti sperati contenendo la diffusione epidemica con risparmio di tante vite umane e questo risultato inconfutabile deve spingere a continuare sul percorso della responsabilità dei comportamenti individuali, da non disincentivare attraverso dichiarazioni pericolose che dimenticano il dramma vissuto in questo Paese”.

Ma non è il solo. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma: è dello stesso avviso:

“Il virus è morto? Allora facciamogli il funerale, è la cosa migliore. Forse lavorando nel privato Zangrillo non ha visto la faccia più cattiva del virus. Al momento, le 30mila sequenze virali depositate nella banca internazionale dicono che da dicembre ad oggi ha subito pochissime e insignificanti mutazioni. Se oggi abbiamo meno contagi e intubati è perché le misure che abbiamo adottato si sono rivelate efficaci, ma se non rispetteremo più le regole ci esporremo di nuovo al rischio di una ripresa dell’epidemia”.

E c’è un altro nome noto del medesimo parere, fra gli esperti finiti in queste settimane nell’album “Figurine Panini” dei virologi inventato da qualcuno. E’ l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, consulente della Regione in Puglia:

“Se abbiamo meno casi e con pochi o inesistenti sintomi non è perché il virus sia mutato ma per un fatto puramente epidemiologico. Con il distanziamento e le mascherine anche chi è entrato in contatto con persone positive ha assimilato una minore quantità di virus, così gli anticorpi lo hanno neutralizzato. Il virus circola ancora e credo abbia una prateria di almeno il 98% di non immunizzati nella quale poter riprendere a scorrazzare se abbassiamo la guardia”.

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