A che punto siamo

Piano vaccini e "patente di immunità" per stadi, cinema, teatri, aerei e treni

Potrebbe essere un documento o una app per consentire solo a chi è vaccinato di svolgere alcune attività al momento precluse.

Piano vaccini e "patente di immunità" per stadi, cinema, teatri, aerei e treni
05 Gennaio 2021 ore 08:00

Si tratta di una possibilità al momento al vaglio del Governo, insieme all’eventualità di rendere obbligatorio il vaccino Covid. La cosiddetta “patente di immunità” darebbe in sostanza solo a chi si è sottoposto al vaccino la possibilità di accedere a una serie di luoghi pubblici potenzialmente a rischio contagio, come stadi, cinema, teatri, ma anche mezzi pubblici come aerei e treni. Nell’ambito della tradizionale conferenza di fine anno anche il premier Giuseppe Conte si è espresso sulla questione.

Piano vaccini: a che punto siamo?

La “patente di immunità” dipende direttamente dal vaccino. Ci si chiede a che punto siamo in Italia; negli ultimi giorni infatti non sono mancate critiche e polemiche in merito a logistica e lentezza delle somministrazioni. A fare chiarezza con una lettera inviata al Corriere della Sera è proprio il commissario straordinario Domenico Arcuri che ha chiarito che per vaccinare il numero massimo di cittadini italiani nel tempo più breve possibile serve un numero adeguato di vaccini, oltre ad un piano logistico e organizzativo efficiente e strutture capaci di somministrare le due dosi rapidamente.

“Sono stati opzionati i vaccini di 6 aziende che porterebbero in Italia 178 milioni di dosi quest’anno e 48 nel 2022. Sino ad oggi l’Ema ha autorizzato soltanto il vaccino prodotto da Pfizer-Biontech. Nei prossimi giorni tutti facciamo il tifo perché venga autorizzato quello di Moderna. All’Italia spettano quest’anno 40 milioni di dosi Pfizer: si comincia con 2.349.750 a gennaio e 1.879.800 a febbraio, con una frequenza di 470mila dosi la settimana”.

Arcuri specifica inoltre:

“Il vaccino è gratuito per tutti e non è obbligatorio per nessuno. Sono individuate le categorie dei cittadini da vaccinare nel corso del tempo in funzione di due parametri: il livello di esposizione potenziale al contagio e la fragilità. Prima il personale sanitario e sociosanitario dei presidi ospedalieri, con l’obiettivo di far diventare Covid-free i nostri ospedali, nonché il personale e gli ospiti delle RSA, perché non siano mai più teatro di quei terribili focolai. 1 milione e 800 mila persone a cui contiamo di somministrare entrambe le dosi entro il prossimo mese. A febbraio partiremo con le persone che hanno più di 80 anni, oltre 4 milioni. Poi saranno vaccinati gli anziani dai 60 agli 80 anni, le forze dell’ordine, gli insegnanti e il personale scolastico, i fornitori di servizi pubblici essenziali, gli operatori del trasporto pubblico locale, il personale carcerario e i detenuti. E, infine, il resto della popolazione.”

L’auspicio è di concludere la campagna vaccinale nell’autunno del 2021. I punti di somministrazione diventeranno 1500, uno ogni 40mila abitanti.

Dal vaccino alla patente di immunità

Dopo il Vax Day europeo di domenica 27 dicembre 2020, come già chiarito il nodo verte sull’organizzazione di un piano vaccinale efficace, ma non tramonta l’ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino per alcune categorie, ad esempio lavoratori statali come medici, infermieri e insegnanti. In primavera, quando la campagna vaccinale sarà ormai entrata nel vivo, se i numeri dell’adesione dovessero essere bassi (rendendo quindi difficile l’immunità di gregge) si potrebbe valutare questa opzione. Il tema centrale è legato quindi a doppio filo non soltanto alla capacità della “macchina vaccinale del Paese”, ma anche all’intenzione di sottoporsi al vaccino dei cittadini italiani. Interrogato su questo punto il premier ha precisato quale sia l’attuale orientamento del Governo:

Faremo queste valutazioni se del caso: ci sono varie proposte e tra queste anche su chi, dopo essere stato vaccinato, abbia una abilitazione di maggiore mobilità. Non ci sarà il vincolo di obbligatorietà – ha ribadito – ma faremo comunicazione. Tolte le categorie prioritarie non ci sono indicazioni su altre.

Come potrebbe funzionare?

Vediamo quindi, in termini pratici, come potrebbe trovare una declinazione questa “patente di immunità”. Potrebbe essere un documento o una app che consentirebbe solo a chi è vaccinato di svolgere alcune attività quotidiane, come ad esempio viaggiare su treni e aerei. Consentirebbe l’ingresso allo stadio per coloro che ne sono in possesso, idem per cinema e teatri. Potrebbero essere invece esclusi, perché difficili da controllare, gli ingressi nelle discoteche. Resta ancora un’incognita aperta, quella relativa al nodo aziende private: per legge – infatti – il datore di lavoro è tenuto a tutelare la salute dei dipendenti. Ciò potrebbe dunque implicare un obbligo vaccinale per i lavoratori del settore privato (circa 15,7 milioni)? Al momento siamo ancora nel campo delle ipotesi.

Spinta per l’economia

A chiedere a gran voce che questo tipo di strumento possa essere messo in campo sono diversi settori messi in ginocchio dalla pandemia, primo fra tutti quello del turismo. Il presidente della commissione Turismo e Industria alberghiera della Conferenza delle Regioni, Daniele D’Amario ha commentato:

Esibendo un certificato almeno le persone vaccinate potrebbero ridare ossigeno a queste attività. Sarebbe un’opportunità e una soluzione almeno per far ripartire il comparto al più presto.

Alberghi, ristoranti, bar ma anche lo sport e la cultura potrebbero riprendere gradualmente le proprie attività in maniera sicura e garantita. Sulla medesima linea anche il responsabile del settore Turismo di Confcommercio, Alberto Corti:

“Bisognerebbe seguire l’esempio di quelle compagnie aeree extra Ue che hanno previsto l’obbligo del vaccino per prenotare un viaggio. In Europa sarebbero necessarie iniziative di coordinamento tra Stati dell’Unione”.

Effetti positivi sui dubbiosi del vaccino?

Queste aperture potrebbero anche giovare al convincimento di quella nutrita frangia di incerti che guarda al vaccino anti Covid con diffidenza. La possibilità di riappropriarsi di una quotidianità ormai perduta potrebbe far pendere l’ago della bilancia per il sì.

 

daniele.pirola@netweek.it

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