Nuove incognite

Quando la lucciola positiva al Covid si rifiuta di fare i nomi dei suoi clienti

A Vicenza una 23enne di origine nigeriana è ricoverata all'ospedale San Bortolo. Ad accompagnarla al Pronto soccorso un uomo che poi s'è dileguato.

Quando la lucciola positiva al Covid si rifiuta di fare i nomi dei suoi clienti
21 Luglio 2020 ore 12:02

E’ un bel problema. Già in questa emergenza Covid sono stati diversi i dubbi legali e i cavilli spuntati a sorpresa e ai quali prima mai ci saremmo sognati di pensare. Pensate alla responsabilità sui luoghi di lavoro: è infortunio se uno contrae il Covid in ditta? Ancora, per fare un esempio, emblematico il recente caso del folle imprenditore di Padova tornato positivo dalla ex Jugosvlavia, che ha rifiutato il ricovero in ospedale. In quel caso il governatore Zaia invocò addirittura il trattamento sanitario obbligatorio per costringere i pochi (si spera) recalcitranti per nulla civili a non mettere a rischio la salute degli altri (anche se a dire il vero il Governo non sembra aver supportato la richiesta, almeno normativamente parlando).

Ma se una prostituta si rifiuta di fare i nomi dei propri clienti, come la mettiamo? Quante “bombe” potenziali veicoli di contagio possono esserci in circolazione, mentre ignare mogli o fidanzate pensano fra l’altro di essere al sicuro?

Lucciola positiva si rifiuta di fare i nomi dei clienti

E’ successo a Vicenza, dove una 23enne di origine nigeriana è risultata positiva al Covid e ora è ricoverata all’ospedale San Bortolo. Ad accompagnarla al Pronto soccorso un uomo che ha fornito generalità false e che si è dileguato quando i sanitari hanno riferito la diagnosi per la ragazza e lo hanno invitato a sottoporsi anche lui al tampone per essere messo in quarantena. 

Quasi sicuramente si trattava del protettore della ragazza, che a sua volta si è rifiutata di fare i nomi dei propri clienti. Gli inquirenti indagheranno nella rete dei contatti della donna, ma non sarà facile. Non è affatto detto che la lucciola (che risulta residente a Trento) conoscesse, infatti, le generalità degli avventori abbordati lungo le strade del capoluogo vicentino.

Una situazione con tutta probabilità comune a tante altre professioniste del sesso e che pone un problema serio, almeno riguardo alla capacità di intervenire tempestivamente nel tracciamento dei contatti, l’unica vera ed efficace arma per contrastare la diffusione del virus una volta abbandonata la fase più acuta dell’emergenza.

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