Accessibilità

Ascensore Arengario: “Perché non si è fatto un concorso di idee?”

Lettera aperta dell'associazione Connetti a sindaco e Giunta: "Territorio non coinvolto"

Ascensore Arengario: “Perché non si è fatto un concorso di idee?”

Prosegue il dibattito intorno ai progetti volti a rendere accessibile l’Arengario di Monza, chiuso al pubblico ormai da anni proprio per via dell’impossibilità di garantire a tutti la sua fruizione (la scala in ferro esterna all’edificio non è più a norma, né per le misure antincendio né per chi ha disabilità). La decisione dell’Amministrazione di affidare la progettualità allo studio dell’archistar Stefano Boeri, che a dicembre aveva presentato due possibili soluzioni, continua a far discutere.

Arengario accessibile: le due proposte

La prima ipotesi pensata dallo studio Boeri prevede la realizzazione di un ascensore incastonato nella campata nordoccidentale (quella che guarda verso la farmacia, per intenderci). La seconda, una futuristica torre di vetro sull’angolo via Vittorio Emanuele – via Carlo Alberto, davanti al dehor del caffè lì presente, con una passerella aerea di accesso al piano primo dal lato orientale (quello che guarda via Vittorio Emanuele, appunto). Ed entrambe le possibili soluzioni hanno sollevato non poche perplessità tra i cittadini.

Lettera aperta al sindaco

L’associazione Connetti, guidata dall’ex assessora Giada Turato, ha voluto scrivere in merito una lettera aperta al sindaco Paolo Pilotto e alla Giunta, chiedendosi come mai non vi sia stato un maggiore coinvolgimento dei cittadini:

“L’Arengario non è un semplice edificio: è il cuore pulsante dell’identità monzese, il simbolo in cui la nostra comunità si riconosce da secoli. Proprio per questo, la notizia del progetto affidato per via diretta allo studio dell’Architetto Boeri per risolvere il tema dell’accessibilità, pur nel rispetto della professionalità coinvolta, lascia profondamente amareggiati per il metodo adottato. Quando si interviene su un monumento di tale portata, la scelta della soluzione progettuale non può essere solo un calcolo tecnico o una firma di prestigio. Deve essere l’esito di un percorso partecipato Perché si è persa l’occasione di un concorso di idee? Un concorso avrebbe permesso di valorizzare i talenti locali: Monza vanta architetti e professionisti di altissimo livello che vivono la città e ne conoscono ogni sfumatura storica. Ma anche di generare dibattito e di  trovare la soluzione migliore, non la più “firmata”. Scegliere il “nome” a scapito del “territorio” è il segnale di una città che non sembra avere fiducia nelle proprie eccellenze. Chiediamo alle istituzioni un atto di coraggio: aprite il progetto alla città, ascoltate i professionisti locali e restituite all’Arengario il dibattito che merita. L’identità di Monza non si delega, si costruisce insieme”.

“Persa l’occasione di un confronto”

L’Arengario, ha aggiunto la presidente dell’associazione Turato “è il cuore pulsante dell’identità monzese, il simbolo in cui la nostra comunità si riconosce da secoli. Proprio per questo, la notizia del progetto affidato per via diretta allo studio dell’architetto Stefano Boeri per risolvere il tema dell’accessibilità, pur nel rispetto della professionalità coinvolta, lascia profondamente amareggiati per il metodo adottato. Si è persa l’occasione per un confronto aperto che avrebbe permesso di proporre soluzioni più integrate”.