Dopo anni di abbandono e un lungo iter amministrativo, l’area dell’ex Buon Pastore di via Cavallotti a Monza si avvia verso una trasformazione destinata a cambiare il volto di uno dei comparti più delicati di Triante, a ridosso del centro.
Ecco il progetto del Buon Pastore
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Nei giorni scorsi si è concluso il beauty contest architettonico promosso da BP Real Estate srl per la progettazione del nuovo distretto urbano: a risultare primo classificato è stato lo studio a-fact architecture factory (fondato dagli architetti Andrea Rossi, Giovanni Sanna e Pierluigi
Turco), chiamato ora a tradurre in progetto definitivo le linee guida già condivise con il Comune e la Soprintendenza. La giuria, composta da rappresentanti della proprietà e dell’advisor, un project manager e un consulente scientifico, ha selezionato il dossier dello studio milanese perché ritenuto il più coerente con la visione e i principi di fondo del progetto di riqualificazione e di inserimento nel contesto storico urbano.
L’area interessata dall’intervento misura circa 28.400 metri quadrati e rappresenta una delle operazioni di rigenerazione urbana più rilevanti previste in città nei prossimi anni. Il Piano attuativo, approvato di recente, conferma un mix di residenze, spazi pubblici, verde e funzioni culturali, frutto di un percorso avviato nel 2019 e più volte modificato rispetto alle ipotesi iniziali.
Sul fronte edilizio restano confermati due edifici a torre, uno da nove e uno da dodici piani, collocati verso via San Gottardo. È invece stato ridimensionato il terzo fabbricato, inizialmente previsto su undici piani tra via Cavallotti e via Pellettier, che è stato ridotto a sei piani dopo le interlocuzioni tra Comune, uffici tecnici e proprietà. Una revisione che ha inciso sulle volumetrie complessive e sull’impatto dell’intervento lungo l’asse stradale più sensibile.
La chiesa diventa polo culturale
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda però la chiesa panottica, che non ospiterà più una media struttura di vendita come previsto in origine, ma verrà ceduta al Comune di Monza e rifunzionalizzata come biblioteca e hub culturale di nuova generazione, che andrà a
completare l’offerta di quello che è già stato definito il nuovo quadrilatero monzese della
cultura. Insieme alla chiesa, l’Amministrazione riceverà anche un edificio con portico ottocentesco e oltre 11mila metri quadrati di parco pubblico, che saranno messi a disposizione della cittadinanza.
A spiegare il lavoro svolto è l’assessore al Territorio Marco Lamperti, che rivendica il cambio di impostazione rispetto al passato: «Nel 2022, quando mi sono insediato, erano previsti tre edifici a torre e una destinazione commerciale da oltre mille metri quadrati nella chiesa del Buon Pastore. Da subito abbiamo detto che quella soluzione non poteva trovare il nostro favore. Abbiamo lavorato per ridurre le volumetrie più impattanti e per restituire alla città spazi culturali e verde pubblico».
Il progetto prevede anche il recupero di Villa Angela, l’antica residenza nobiliare da cui ha origine il complesso, con un cronoprogramma che si svilupperà nell’arco di sette anni. Entro 18 mesi dalla firma della convenzione dovrebbero però essere già consegnati la chiesa panottica, la nuova piazza pubblica e una prima porzione del parco. Sono inoltre previsti circa 800 metri quadrati di spazi destinati a ristorazione e negozi di vicinato, pensati come servizi di prossimità.
A finanziare integralmente il restauro e l’allestimento degli edifici storici è Morgran Italia Srl,
società milanese attiva nello sviluppo immobiliare nel Nord Italia, che destinerà all’intervento
un contributo economico pari a quasi il doppio di quanto previsto per legge.
Gli elementi del progetto vincitore
Tra i dettagli che hanno convinto del progetto vincitore, il fatto che l’edificio residenziale prospiciente la piazza è stato calibrato con attenzione sia in altezza sia in sagoma, così da instaurare il miglior rapporto possibile con gli edifici storici che si affacciano sullo stesso spazio pubblico, garantendo al contempo un adeguato irraggiamento solare anche durante i mesi invernali e preservando la gerarchia visiva che caratterizza le preesistenze storiche del complesso.
Organizzato come edificio a corte aperta, definisce il margine urbano del progetto.
Il volume trova equilibrio tra la chiesa panottica e il portico storico, garantendo una continuità armonica con il contesto. La facciata reinterpreta la tradizione lombarda in chiave contemporanea, attraverso una tripartizione materica: un basamento in pietra che ospita funzioni comuni e radica l’edificio nello spazio pubblico; una sezione centrale caratterizzata da aperture regolari e imbotti metallici; un coronamento arretrato che riduce l’impatto visivo e introduce terrazze panoramiche. Il piano terra delle residenze è stato pensato come una vera e propria soglia tra città e luogo dell’abitare, con funzioni dedicate alla vita condivisa: lobby passante, spazi per lo smart working, sala comune, palestra e parcheggi per biciclette. Questi ambienti contribuiscono a generare un fronte urbano attivo, capace di creare continuità tra uso pubblico e residenziale.
Infine i colori scelti richiamano direttamente il paesaggio con i toni del verde e delle sfumature terrose. Lo spazio tra le due residenze è pensato come un varco urbano che inquadra la torre del
Duomo, creando un collegamento visivo diretto col centro della città.
La storia del Buon Pastore e le critiche
Dal punto di vista storico, l’area affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento, quando la proprietà di Villa Uboldi, poi divenuta Villa Angela, fu ceduta nel 1896 alle suore del Buon Pastore. Nel tempo sorsero il convitto, la chiesa e gli edifici scolastici, fino al progressivo declino iniziato negli anni Settanta e alla vendita del compendio nei primi anni Duemila.
Accanto agli aspetti progettuali e alle ricadute urbane, non mancano però le critiche. Il Coordinamento dei comitati e delle associazioni ha espresso una posizione fortemente negativa sull’approvazione del Piano attuativo, contestando il respingimento di tutte le osservazioni presentate e ribadendo le preoccupazioni per l’impatto dei nuovi edifici, in particolare per l’aumento del carico urbanistico in una zona già densamente edificata e congestionata dal traffico. Le critiche si inseriscono in un quadro più ampio che riguarda anche altri interventi di trasformazione urbana previsti in città, come quello dell’area ex industriale di via Bramante da Urbino.