Giustizia è fatta. Ci sono voluti più di 80 anni, ma, alla fine di uno straordinario e accurato lavoro di studio e ricerca, il partigiano e martire della libertà Lauro Vezzani, di Bernareggio, torna ad avere il proprio posto nella parte giusta della storia. Un posto “conquistato” a costo della stessa vita.
L’onore dalla verità
Il merito è da ascrivere allo storico locale Maurizio Leoni e Silvio Brienza, presidente dell’associazione “Amici della Storia della Brianza”, che in queste settimane hanno ufficialmente dato alle stampe un volume dall’incredibile e inestimabile valore. Perché con esso, dicevamo, è stata fatta finalmente fatta chiarezza sulla vita di Vezzani, cittadino di Bernareggio protagonista della Resistenza e deportato nei Campi di concentramento, sulle cui vicende era stata improvvisamente gettata un’ombra poco onorabile nel recente passato.
Riabilitata la memoria dell’eroe partigiano
Nonostante la sua presenza (simbolica) sulla lapide commemorativa sulle facciate di Palazzo Landriani che ricorda tutti i civili bernareggesi caduti nei lager tedeschi, qualcuno, anni fa, aveva dubitato della sua reale natura, arrivando persino ad additarlo come un impostore. Una versione, quest’ultima, non suffragata da documenti o prove certe, che però era stata tramandata dalla “voce del popolo” in maniera sommessa nel tempo. Fino ad arrivare ai giorni nostri.
“Questo caso aveva suscitato in me curiosità ma soprattutto perplessità per la contraddizione tra alcune positive informazioni ufficiali che avevo recuperato come il conferimento di una medaglia al Valor Militare e la connotazione denigratoria che circondava la persona – spiega Brienza – Considerata questa situazione chiesi a Maurizio Leoni, conoscendo la sua competenza, se fosse stato possibile approfondire gli avvenimenti. Devo sottolineare la passione e la pazienza con cui ha svolto un enorme lavoro di ricerca presso le fonti ufficiali, verificando con riscontri oggettivi la fondatezza delle informazioni raccolte e contattando anche i discendenti delle persone che avevano conosciuto Lauro Vezzani”.

La ricerca e il libro
Una ricerca ricca di dettagli, fonti, precisazioni e convalide che non lasciano alcuna ombra o dubbio sulla partecipazione di Vezzani alla lotta di Liberazione e sull’aiuto dato ai perseguitati. Una sorta di “Perlasca” la cui memoria, ora, è stata pienamente e incontrovertibilmente riabilitata. Con l’onore che affiora dalla verità:
“Il volume è stato intitolato proprio così, “L’onore dalla verità” – spiegano i due autori – Non si è mai capito come la storia di Vezzani abbia subito questo oltraggio, frutto di dicerie e maldicenze che però si sono rivelati inesatte e infondate. La ricerca riporta a galla la realtà dei fatti, motivo per cui Vezzani merita di essere ricordato per colui che è stato: un uomo dai solidi principi morali, dotato di notevole coraggio, che ha affrontato rischi a scapito della sua stessa vita, terminata nelle abominevoli atrocità del Campo di concentramento. Questo era Lauro. A lui dobbiamo profondo rispetto e riconoscenza, in quanto interprete dei valori portanti della nostra Democrazia e basilari per la Libertà di cui attualmente beneficiamo”.
La storia di Lauro Vezzani
Nato il 1° aprile 1912 a Correggio (Reggio Emilia) Vezzani approdò in Brianza negli anni ‘30 al seguito della famiglia, attiva nel settore della produzione del commercio dei vini. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale fu richiamato alle armi venendo poi mobilitato in Albania, dove ebbe modo di dimostrare coraggio e onore. Tanto da essere insignito della medaglia d’argento al valor militare. Il 25 febbraio 1942 Lauro fu trasferito al Servizio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito, mentre alla firma dell’Armistizio dell’8 settembre 1943 riuscì a sottrarsi “alla cattura in territorio metropolitano occupato per ricongiungersi ad un comando italiano”: un’espressione che indica il suo coinvolgimento nella lotta partigiana.
Il ruolo nella Resistenza
Lauro iniziò così dal 1° dicembre 1943 la sua attività clandestina tra le “formazioni partigiane “M. Pio” in località Lombardia”. Fino al luglio dell’anno successivo, quando a seguito di una trappola tesa dai nazifascisti all’interno dello studio milanese degli avvocati Giustino Arpesani e Luciano Elmo, che costituiva il punto di riferimento della rete clandestina antifascista del Partito Liberale lombardo, venne arrestato insieme ad altri componenti dell’organizzazione. Nello studio vennero ritrovati numerosi documenti e prove dell’attività partigiana, tra cui coordinate, cifrari, indirizzi, dossier di ogni banda, nomi di battaglia. E persino timbri per la falsificazione di qualsiasi documento.
Nello specifico, Lauro si occupava dei collegamenti con i volontari della Val d’Ossola: un’attività segretissima e clandestina, di cui a Bernareggio nessuno sapeva nulla, a lui affidata proprio per delle sue rinomate virtù: prudenza, tatto, acume e coraggio.

La deportazione e la morte
Alla sua cattura venne trasferito al carcere di San Vittore. Poi, a settembre, venne deportato a Bolzano e da qui al Campo di concentramento di Flossenburg, al confine con la Cecoslovacchia. Dove morì il 29 dicembre 1944, con il suo corpo che venne bruciato nel forno crematorio del Campo. Per le sue azioni, a Lauro Vezzani venne poi assegnata anche la medaglia d’argento alla memoria, nel 1947:
“Nel movimento di liberazione contro l’oppressione nazi-fascista si è distinto per attaccamento al dovere per spirito di sacrificio per amore del rischio, lavorando tenacemente ed appassionatamente per il riscatto della Patria. Arrestato dal nemico e sottoposto a dure torture ha mantenuto un contegno esemplare custodendo i segreti dell’organizzazione della quale faceva parte. Deportato in Germania e sottoposto a lavori forzati manteneva integre le sue doti morali tanto da ribellarsi con tutta l’energia del suo nobile cuore contro un internato che aveva offesa l’Italia. Bastonato a sangue dagli aguzzini nel generoso tentativo di difendere, come poteva, la Patria lontana e vilipesa vi lasciava la vita. Esempio fulgido di forte carattere e di elette virtù militari”.
La Pietra d’inciampo
L’intera storia è stata ora raccolta all’interno del volume sopra citato, intitolato, dicevamo, “L’onore dalla verità”. Volume che verrà presentato e illustrato domenica 25 gennaio in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, a partire dalle 15, con la posa della Pietra d’inciampo dedicata a Lauro Vezzani, ritirata lo scorso anno dall’Amministrazione comunale. Il manufatto verrà posto nel vialetto d’ingresso del Municipio:
“È un atto “dovuto” questa pubblicazione in quanto, per troppo tempo, le vicende della persona sono state offuscate da un velo di voci negative prive di fondamento e da una generale indifferenza sulle vicende che avevano portato alla sua morte in un campo di concentramento nazista – aggiungono Brienza e Leoni – Negli anni scorsi, alcune inopportune affermazioni sul suo operato avevano generato una risposta, da parte di un famigliare, che descriveva una situazione ben diversa ma non c’era stato, in seguito, alcun approfondimento che abbia fatto chiarezza sugli avvenimenti. Questo volume restituisce la giusta dimensione a Lauro Vezzani per la ricchezza dei valori che si ritrovano nelle sue vicende in quei tormentati anni di guerra, per la sua scelta di schierarsi dalla parte “giusta” in nome degli ideali di libertà e dignità, per aver pagato con la propria vita quella scelta. Un proverbio recita: “tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità”; con questo libro possiamo aggiungere una quarta: l’onore”.