Un’altra vittoria giudiziaria per Diego Barba, 57enne assolto dall’accusa di essere stato il mandante dell’omicidio di Paolo Vivacqua, l’imprenditore siciliano ammazzato a Desio nel 2011.
Ingiusta detenzione, la Cassazione annulla l’ordinanza della Corte d’Appello
La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza della Corte d’Appello di Milano che ridimensionava notevolmente il risarcimento per ingiusta detenzione dell’uomo, difeso dall’avvocato Manuela Cacciuttolo. I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato dal difensore, disponendo che un’altra sezione di Appello decida sulla questione. I giudici milanesi hanno riconosciuto la somma di 76mila euro, mentre Barba ne chiede oltre 670mila euro di danni per essere stato duemila giorni in carcere, altri 321 dietro le sbarre prima di venire rilasciato per scadenza dei termini di custodia cautelare, e altri 213 di obbligo di firma e divieto di ingresso a Desio dove abitava con la famiglia.
Barba era stato assolto in modo definitivo
Sempre la Cassazione, negli scorsi anni, aveva assolto in maniera definitiva Diego Barba, difeso dall’avvocato Manuela Cacciuttolo, e Salvino La Rocca (avvocato Salvatore Manganello), dall’accusa di essere rispettivamente l’uomo che commissionò il delitto, e quello che assoldò i killer che il 14 novembre 2011 fecero irruzione nell’ufficio di Vivacqua, in via Bramante, e di avergli sparato 8 colpi. Per loro due si è passati dalla condanna a 23 anni, all’assoluzione. Conclusione a cui si era arrivati dopo sette sentenze, tra pronunce di condanna e assoluzioni. Era stata stabilita l’identità degli esecutori materiali (Antonino Giarrana e Antonino Radaelli), ma non il movente, e nemmeno i mandanti.