Il progetto

L’Amore in Carcere: ritardi per colpa del bidet

Nel carcere di Monza prende forma una nuova idea di pena, che mette al centro la persona e i suoi legami affettivi

L’Amore in Carcere: ritardi per colpa del bidet

Avrebbe dovuto entrare in funzione il 12 gennaio 2026 la nuova «Stanza dell’Affettività» del carcere di Monza, ma per un imprevisto tanto curioso quanto emblematico – la mancata consegna di un bidet – tutto è slittato di qualche giorno.

Il progetto in carcere a Monza

«Ora però ci siamo davvero, e la soddisfazione è grande». A dirlo è Paolo Piffer, consigliere comunale di Civicamente ed educatore nella casa circondariale, dove aveva già avviato un progetto musicale.

«Con l’attivazione di questo servizio la Casa circondariale di Monza compie un passo ulteriore verso l’umanizzazione della pena, nel solco della Costituzione e dei diritti umani», ha spiegato.

Si tratta di uno spazio dedicato in cui i detenuti potranno incontrare partner e familiari in un ambiente protetto, dignitoso e privo della vigilanza visiva e auditiva diretta, permettendo così il mantenimento dei legami affettivi e intimi. «Un’iniziativa – prosegue Piffer – che nasce dalla consapevolezza che la privazione della libertà non debba coincidere con la privazione totale dell’affettività».

«Mantenere vivo il legame con il mondo esterno e con i propri cari è il primo passo verso una reale reintegrazione sociale. Un detenuto che continua a sentirsi parte di un nucleo affettivo è una persona che trova motivazioni più forti per intraprendere un percorso formativo e di cambiamento», ha aggiunto Piffer.

Il nuovo spazio al Sanquirico

L’introduzione di questi spazi al Sanquirico risponde anche a esigenze cliniche e sociali precise, come la riduzione della tensione detentiva e la prevenzione della recidiva. Studi di settore dimostrano infatti che il supporto familiare rappresenta il principale fattore di successo nei progetti di post-detenzione.

«Con questa attivazione – conclude Piffer – Monza si allinea alle esperienze europee più avanzate, promuovendo un modello di giustizia che non si limita alla punizione, ma punta alla ricostruzione dell’individuo e del suo tessuto relazionale. Sono molto orgoglioso della mia città e del carcere con cui collaboro ormai da 16 anni. Un grazie particolare alla direttrice Cosima Buccoliero, a tutta l’area educativa e alla polizia penitenziaria, che avrà il compito di garantire un ordinato svolgimento di questo nuovo servizio, tanto prezioso quanto delicato».