Giorno della Memoria

Due Pietre per inciampare nelle storie di due omatesi

La doppia cerimonia ad Agrate alla presenza degli studenti della scuola secondaria di primo grado.

Due Pietre per inciampare nelle storie di due omatesi

Altre due pietre, per non dimenticare, per inciampare nella memoria e tramandarla.

Due Pietre d’inciampo posate ad Agrate nel Giorno della Memoria

Toccante e carica di significato la doppia cerimonia di posa delle Pietre d’inciampo tenutasi ieri, martedì 27 gennaio,  ad Agrate Brianza, nella frazione di Omate, in occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria.

Un evento organizzato dall’Amministrazione comunale, in collaborazione con il Comitato provinciale delle Pietre d’Inciampo e la sezione cittadina di Anpi.

Presenti gli studenti della secondaria di primo grado

Presenti anche centinaia di studenti della scuola secondaria di primo grado Bontempi che, insieme ad Anpi, hanno approfondito la storia dei due agratesi a cui sono state dedicate le due pietre e hanno accompagnato la cerimonia con le note dell’Inno di Mameli e de “La vita è bella”.

In memoria di due omatesi

Nello specifico le due pietre (sono 5 in totale quelle posate ad Agrate) sono state dedicate ad Albino Rovati, dichiarato disperso in Croazia nel settembre del 1944; e a Carlo Gaviraghi, disperso in prigionia in Germania nel maggio del 1945.

Entrambi militari, dopo l’8 settembre del 1943, non aderirono alla Repubblica di Salò e furono catturati e deportati.

A posare le pietre e a scoprire le targhe dedicate ai due omatesi, in via del Pozzo e in via Damiano Chiesa, sono stati il sindaco di Agrate Simone Sironi, il responsabile del comitato provinciale delle Pietre d’inciampo Fabio Lopez, e il presidente della sezione agratese di Anpi Dario Carzaniga.

Le parole del sindaco: “Fare memoria”

“Posare queste pietre vuol dire riportare a casa quei ragazzi, che morirono quando erano poco più grandi di voi – ha detto il sindaco aprendo la cerimonia e rivolgendosi agli studenti presenti – Vuol dire non dimenticarli. Le Pietre d’inciampo sono un invito a far entrare la memoria nella vita di tutti i giorni. La cerimonia di quest’anno è più che mai importante perché cade nell’80esimo anniversario della nascita della Costituzione Repubblicana e del voto alle donne. La nostra è una Costituzione che parla di pace, diritti e uguaglianza. Un testo quanto mai attuale: il passato che parla al presente”.

“La vostra presenza qui, ragazzi, è fondamentale – ha aggiunto il primo cittadino Sironi – Presto sarete voi a dover raccontare le storie di queste e altre persone; sarete voi a dover fare memoria. Oggi rinnoviamo un impegno chiaro: non dimenticare, non restare indifferenti”.

La storia di Albino Rovati

Albino Rovati nasce il 9 novembre 1907 ad Agrate Brianza nella frazione di Omate, in via del Pozzo 16.

“La sua è una famiglia contadina con il padre Luigi Cesare la madre Maria Rovati, mentre Albino è il secondo dei loro quattro figli. Dopo aver frequentato la scuola elementare lavora come contadino con la sua famiglia”.

Il 7 agosto 1937 sposa Caterina Pasina nata ad Agrate Brianza, i coniugi Rovati vanno ad abitare in “Curt del Furnu”, sempre nella frazione di Omate. Dal loro matrimonio non verranno figli. È noto che Albino presta servizio come soldato addetto ai magazzini di artiglieria, tuttavia l’assenza del suo foglio matricolare impedisce di ricostruire dettagliatamente il suo percorso militare. È presumibile che, essendo nato nel 1907, sia stato chiamato alla visita di leva nel 1926 e abbia svolto il servizio militare obbligatorio tra il 1927 e il 1928. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Albino ha 32 anni ed è richiamato alle armi. Non sono note le campagne di guerra a cui ha partecipato. È dichiarato disperso dal 2 settembre 1944, mentre si trovava prigioniero in Croazia. L’atto di nascita del Comune di Agrate Brianza non riporta indicazioni relative alla sua morte. Inoltre, l’assenza di informazioni sulla divisione di appartenenza impedisce una ricostruzione degli eventi militari collegati al suo decesso. Secondo l’albo dei militari italiani caduti nei Lager nazisti 1943-1945, la sua presenza sul fronte croato è confermata fino al 2 settembre 1944, data presunta della sua morte.

La storia di Carlo Gaviraghi

Carlo Gaviraghi nasce il 18 febbraio 1919 ad Omate frazione di Agrate Brianza, in via Burago 7. Primogenito di quattro figli, con la famiglia, il
padre Gaetano e la madre Ernesta Vergani si trasferisce in seguito in via Damiano Chiesa 12, sempre nella frazione di Omate. Arruolato nel Regio Esercito, Carlo presta servizio come soldato del 383° Reggimento Fanteria della “Divisione Venezia”. Questo reggimento era stato aggiunto nel 1942 agli altri reparti della divisione: l’83° e l’84° Reggimento Fanteria e il 19° Reggimento Artiglieria. La Divisione Venezia opera in Jugoslavia dal luglio 1941, principalmente in Montenegro. Dopo l’8 settembre 1943, i suoi soldati rifiutano di arrendersi ai tedeschi, collaborando invece con i partigiani jugoslavi per riconquistare città come Spalato e Belgrado. Durante questo periodo, molti militari italiani vengono catturati dalle truppe tedesche, che avevano l’ordine di neutralizzare e disarmare le forze italiane nella regione. Non esistono registrazioni ufficiali della morte di Carlo Gaviraghi nel Comune di Agrate Brianza. Né l’atto di nascita né altri documenti locali riportano indicazioni in merito al decesso, motivo per cui Carlo è considerato disperso. Tuttavia, documenti della Croce Rossa Italiana attestano che al 30 novembre 1943 egli era internato in Germania, non indicato però il luogo del suo internamento. Da una lettera pervenuta in seguito alla famiglia datata 9 ottobre 1944 si evidenzia che anche il fratello Antonio, secondogenito della sua famiglia nato il 28 luglio 1922, dopo l’8 settembre 1943 era stato catturato a Navarino in Grecia e deportato come IMI in Germania. La sorte di Antonio sarà diversa, sopravvive alla deportazione e alla fine della guerra rientra in Omate.

Le due cerimonie