Posata a Meda la Pietra d’inciampo per Angelo Pozzoli. In occasione del Giorno della Memoria, il Comune di Meda e il Comitato per le Pietre d’inciampo di Monza e Brianza hanno organizzano due importanti momenti di raccoglimento e riflessione per ricordare le vittime dell’Olocausto e della deportazione.
Le iniziative per la Giornata della Memoria: il concerto e la posa della Pietra d’inciampo
Sabato 24 gennaio il concerto di musica ebraica del Coro Col Hakolot, un momento di cultura e memoria attraverso la musica della tradizione ebraica, ha aperto le celebrazioni del Giorno della Memoria con un tributo artistico alle vittime della Shoah. Martedì 27 gennaio in piazza della Repubblica la posa di una Pietra d’inciampo in ricordo di Angelo Pozzoli (1918-1944), un cittadino medese deportato e ucciso nel campo di prigionia a Reni (Urss-Ucraina) dopo l’8 settembre 1943. La cerimonia solenne ha visto la partecipazione dei famigliari di Angelo Pozzoli, del Comitato Pietre d’Inciampo, con la presenza del professor Francesco Mandarano, del sindaco, Luca Santambrogio, delle autorità, del Corpo di Polizia Locale in alta uniforme con il gonfalone, dei Carabinieri, della Protezione Civile, degli Alpini, di A.N.P.I., delle Scuole e del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze e di diverse associazioni del territorio.
La storia di Angelo Pozzoli: deportato, morì a Reni
Angelo Pozzoli era nato a Meda il 5 settembre 1918. Era un giovane cameriere quando fu richiamato alle armi. Arruolato nell’8° Reggimento Fanteria della Divisione “Cuneo”, fu inviato prima nel fronte albanese e poi trasferito sull’isola di Samos, nel mare Egeo. Dopo l’8 settembre 1943, con la stragrande maggioranza del suo Reggimento, rifiutò di combattere con i soldati tedeschi. Per questo suo atto di coraggio e fedeltà ai propri valori, fu catturato e internato in un campo di prigionia sull’isola fino al 3 giugno 1944, e poi deportato sulla terraferma. Di Angelo si persero le tracce fino al novembre 1945, quando un soldato reduce dalla Campagna di Russia, Secondo Callegaro di Brugine (Padova), scrisse al parroco di Meda raccontando di essere stato testimone della sua morte nel campo di prigionia n. 38 di Reni, avvenuta tra novembre e dicembre 1944. Callegaro pregò il parroco di informare la famiglia e consegnò loro i documenti e le foto che erano nel portafoglio di Angelo. Dopo essere stato deportato in un lager in Serbia (probabilmente la miniera di Bor), con l’arrivo dei sovietici non fu liberato, ma venne nuovamente deportato a est insieme agli altri Internati Militari Italiani (IMI), in un tragico viaggio che si concluse con la sua morte in terra ucraina.
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