Alta ristorazione

Chiude il ristorante stellato il Circolino, parla in esclusiva il titolare

L'unico locale stellato di Monza si prende una pausa. Colombo spiega: "Interrotti i rapporti con lo chef, da riorganizzare lo staff. Puntiamo a riaprire il prima possibile"

Chiude il ristorante stellato il Circolino, parla in esclusiva il titolare

La stella Michelin a Monza si spegne, almeno per ora, ma la speranza è che torni presto a brillare. Il Circolino, unico ristorante stellato della città, ha chiuso improvvisamente i battenti mercoledì, lasciando clienti e addetti ai lavori spiazzati. E in Brianza, al momento, resta come ristorante stellato solo il Grow di Albiate.

Lo stop del Circolino

Il Circolino di via Anita Garibaldi (a due passi dal Tribunale del capoluogo brianzolo) aveva conquistato l’ambito riconoscimento Michelin nel novembre 2024, poco più di un anno fa, coronando un percorso ambizioso che aveva acceso i riflettori su Monza come città finalmente capace di entrare nella mappa dell’alta ristorazione.

La chiusura è arrivata invece senza segnali premonitori evidenti. Fino a lunedì 26 gennaio era ancora possibile prenotare regolarmente e per alcuni giorni, inoltre, il sistema di prenotazione online è rimasto attivo, generando ulteriore confusione tra i clienti. Nei commenti sotto il post pubblicato su Instagram non sono mancate le lamentele: c’è chi racconta di aver prenotato per i giorni successivi alla chiusura senza ricevere alcuna comunicazione ufficiale e chi chiede spiegazioni sul destino delle gift card già acquistate (che verranno rimborsate o estese di durata). Chi non è passato dalla zona del Tribunale lo ha scoperto dai social del ristorante, quando martedì è comparso un messaggio che parla di una sospensione e non di una chiusura definitiva:


«Il Circolino si prende una breve pausa. Il locale resterà temporaneamente chiuso per un periodo di riorganizzazione aziendale, un momento necessario per lavorare dietro le quinte e preparare con cura il prossimo capitolo del nostro percorso. Comunicheremo presto la data di riapertura attraverso i nostri canali ufficiali. Grazie a tutti voi per la fiducia. A presto, Il Circolino».

Una comunicazione – replicata in modo molto simile sul cartello affisso sulla vetrina chiusa del ristorante – che lasciava aperti molti interrogativi. A chiarirli a Primamonza.it ci ha pensato il titolare.

Parla il titolare Colombo

Non è un addio, ma una sospensione forzata. La chiusura del Circolino nasce dall’interruzione dei rapporti tra lo staff manageriale e lo chef Lorenzo Sacchi per divergenze di vedute. Sacchi, oggi 37enne, era rientrato da Barcellona dove aveva lavorato con il pluristellato Martín Berasategui,  per lanciarsi in un’avventura nella sua città e in poco tempo il Circolino aveva conquistato l’ambita stella.  Poi dopo un anno dal riconoscimento, la rottura, che ha reso necessario un riassetto organizzativo che al momento non consente la riapertura immediata del locale.

A parlare in esclusiva  è il titolare Stefano Colombo, 40 anni, già alla guida del brand Colmar, che tiene a precisare la natura temporanea dello stop: «Non abbiamo chiuso, si tratta di una pausa necessaria a riorganizzarci per tornare a gestire il locale all’altezza che merita. La speranza è che basti qualche settimana».

Colombo non nasconde che dietro la decisione ci siano questioni sia organizzative sia economiche: «Dobbiamo riorganizzare staff e struttura, poi c’è la questione finanziaria». Di sicuro, ribadisce, c’è però la volontà ferma di continuare con il progetto: «Abbiamo creato un valore per la città. Capitano le interruzioni di rapporti in un percorso e questo non è un momento semplice; la situazione con lo chef è stata recente e improvvisa, ma come in tutte le situazioni professionali capitano le divergenze di vedute. Resta la gratitudine per il percorso fatto assieme».

Rassicurazioni arrivano anche per i clienti affezionati, in particolare per chi ha acquistato gift card: «Risponderemo a tutti appena avremo indicazioni chiare sulle tempistiche, ma posso anticipare che se la durata delle gift card era di un anno le prorogheremo del tempo in cui il ristorante resterà chiuso e le rimborseremo a chi ne farà richiesta. La correttezza ci ha sempre contraddistinto e continueremo in questa direzione».

Il progetto e la stella

Resta nella progettualità invece lo chef Claudio Sadler, che oltre a essere socio supervisionava la cucina: «Abbiamo avuto una riunione con lui questa mattina (lunedì 2 febbraio per chi legge ndr). Claudio continua a dare il suo contributo e l’obiettivo anche per noi è riaprire il prima possibile e guardare al futuro in modo solido, mantenendo il livello conquistato. In questo penso saremo attrattivi anche per altri chef».

Secondo quanto si apprende, il locale fatturava bene, ma i costi di gestione erano diventati molto elevati. Un tema tutt’altro che marginale nel mondo dell’alta ristorazione. In genere, una stella Michelin può portare a un aumento del fatturato fino al 50 per cento e i ristoranti stellati in Italia registrano, in genere, fatturati in crescita. Ma la stella ha anche un rovescio della medaglia: mantenere gli standard richiesti dalla Guida Michelin comporta un incremento significativo dei costi – dal personale alle materie prime, dalla struttura al servizio – spesso non proporzionale ai ricavi. È quello che molti addetti ai lavori definiscono il paradosso del prestigio.

Eppure, fino a pochissimi giorni prima, nulla sembrava far presagire un epilogo simile. L’ultimo evento pubblicato sulla pagina Facebook del ristorante risale al 25 gennaio, una serata «Cassoeula & Champagne» che si inseriva in un calendario fitto di appuntamenti. Il Circolino, infatti, non era solo cene gourmet: dalla colazione all’happy hour, passando per il bistrot e il cocktail bar, il locale aveva costruito un’offerta ampia e continua, alternando momenti più informali alle proposte di alta cucina firmate dallo chef, rendendo il locale accessibile (quasi) a chiunque.

L’effetto stella comunque si era visto subito: curiosità, prenotazioni, attenzione mediatica. Un entusiasmo che oggi rende ancora più difficile da accettare la chiusura improvvisa.