Polemica

Un pezzo di osso nel piatto a scuola, genitori protestano per la mensa

La protesta delle mamme dell’Aldo Moro che scrivono in Comune e sono pronti «allo sciopero della retta»

Un pezzo di osso nel piatto a scuola, genitori protestano per la mensa

Insetti nella verdura, pizza e riso non ben cotti e ora anche un presunto pezzo di plastica — o forse un ossicino di tacchino — trovato nel piatto di uno studente. A Lissone la mensa scolastica torna nel mirino delle famiglie e riaccende le proteste dei genitori.

Il ritrovamento nel piatto

L’ultimo episodio riguarda la primaria Aldo Moro. Non è ancora stato chiarito di che natura fosse il corpo estraneo rinvenuto durante il pranzo di giovedì 29 gennaio 2026  (le verifiche sono in corso), ma per le mamme che hanno segnalato il caso la gravità non cambia.
«Se fosse andato giù a un bambino cosa sarebbe successo?», ribadiscono, chiedendo verifiche immediate e controlli più stringenti sulla qualità dei pasti serviti a scuola.

A segnalare l’accaduto è la mamma di un alunno del plesso, che ha scritto al Comune e alla nostra redazione per sollecitare un intervento sul tema, ma la preoccupazione tra i genitori è alta, tanto che sarebbero diverse le email spedite in Municipio.

«Siamo stanchi di dover sopportare questa mediocrità e di non poter fare altro che mandare mail al Comune, che risponde sempre con la solita frase: “Provvederemo ad ulteriori controlli” – spiega mamma Laura a Primamonza.it– Non tutti i genitori hanno la possibilità di portare i bambini a casa per pranzo, bisogna pur lavorare. Mi chiedo cosa sarebbe potuto succedere se quel pezzo fosse stato ingerito». Le famiglie chiedono ora controlli più serrati sulla ristorazione scolastica cittadina. «Paghiamo la mensa a caro prezzo e pretendiamo attenzione per i nostri bambini. Non vogliamo che finisca tutto senza conseguenze».

La posizione del Comune: verifiche immediate

Intanto sulla questione è intervenuto anche il sindaco Laura Borella che ha confermato di aver preso molto sul serio la problematica: «Il benessere e la sicurezza degli alunni sono per noi una priorità assoluta. Sull’episodio segnalato alla scuola Moro ci siamo attivati subito e sono già in corso tutte le verifiche del caso. Da una prima valutazione tecnica sembrerebbe trattarsi di una fibra muscolare di tacchino indurita in cottura, ma abbiamo comunque richiesto analisi di laboratorio sul campione per avere un riscontro certo».

La sindaca ha poi spiegato: «Il servizio mensa è sottoposto durante l’anno a controlli frequenti e a campione da parte di Ats, della società esterna incaricata del controllo qualità e degli uffici comunali, oltre alle verifiche svolte dalla Commissione mensa composta da genitori e insegnanti. Ogni segnalazione viene presa in carico formalmente e comporta l’apertura immediata di una contestazione alla ditta, con le procedure e le eventuali sanzioni previste dal contratto. Non sottovalutiamo nulla. Monitoriamo il servizio ogni giorno e continuiamo a farlo con attenzione. Proprio nei prossimi giorni è già in programma l’incontro con la Commissione mensa, che sarà un ulteriore momento di confronto e verifica. L’obiettivo è uno solo: garantire ai bambini un servizio sicuro e di qualità».

La protesta dei genitori

Intanto dopo la segnalazione di pietanze non ben cotte e di episodi di «strani ritrovamenti» come quello dell’ossicino che — riferiscono i genitori — sarebbero stati notati anche dagli insegnanti, c’è la volontà di una forte protesta. «Personalmente lavoro nella sanità, so quello che dico e sto valutando se rivolgermi ai Nas».
Il malcontento covava già da mesi e i genitori del plesso avevano già scritto mesi fa in Comune per segnalare problemi ricorrenti legati ai pasti. Oggi il servizio è gestito da Dussmann Service (con un cambio avvenuto circa due anni fa), a cui — secondo diverse famiglie — è seguito anche un piccolo rincaro sulle tariffe.

E adesso c’è chi chiede ufficialmente la possibilità di introdurre il pranzo al sacco come alternativa al servizio mensa e chi annuncia iniziative più forti sul piano economico. «Ci hanno detto che non è possibile portare il pranzo da casa, quindi stiamo organizzando una protesta forte — spiega Laura — Stiamo valutando di non pagare la retta della mensa a marzo. Non è accettabile continuare a pagare per un servizio che non dà garanzie sufficienti sulla qualità e sulla sicurezza dei pasti».

Il pregresso sul servizio mensa

La settimana scorsa il servizio di ristorazione scolastica cittadino era già finito al centro delle polemiche per il caso del riso servito crudo alla primaria di via Fermi. La vicenda era arrivata anche in Consiglio comunale. È stato il capogruppo di «Lissone in Movimento» Daniele Fossati a denunciare lo «svarione» ai fornelli durante la seduta di giovedì sera.
«In settimana si è presentato l’ennesimo episodio, forse il più eclatante, di pranzi che nemmeno il gatto avrebbe potuto mangiare: ai bambini è stato servito riso crudo su un piatto con piselli che navigavano in un brodo immangiabile», ha riferito, mostrando anche documentazione fotografica.

«Non è colpa dell’Amministrazione comunale», ha chiarito Fossati, chiedendo però un cambio di passo nella vigilanza sul servizio: niente più visite programmate della commissione mensa — perché, ha osservato, quando il gestore viene avvisato dell’arrivo dei commissari «è immaginabile che la cura nella preparazione del cibo sia differente» — ma controlli a sorpresa. Una linea condivisa anche dai banchi dell’opposizione con l’intervento del capogruppo del Listone Marino Nava, che ha sostenuto la richiesta di verifiche più frequenti e non preannunciate.