Il caso

Il chiosco bruciato riapre, le preoccupazioni della titolare: «I colpevoli sono ancora in giro»

«A marzo torniamo in attività, ma farò installare telecamere»

Il chiosco bruciato riapre, le preoccupazioni della titolare: «I colpevoli sono ancora in giro»

Potrebbe riaprire (salvo imprevisti) a marzo, a oltre un anno dai fatti, il chiosco dei giardinetti di via Sant’Andrea-via Lissoni, in zona Parco, a Monza, distrutto da un incendio provocato da un gruppo di adolescenti ora a processo a Milano, presso il Tribunale dei Minori. Una «bravata» che rischia di costar loro caro, anche se la titolare dell’attività (che fin da subito aveva sospettato l’atto doloso), dubita che abbiano davvero compreso la gravità di quanto commesso.

Il chiosco bruciato riapre, le preoccupazioni della titolare

«Frequentano il quartiere, queste stesse strade, come se nulla fosse…Sono quasi più intimorita io di loro che viceversa. Sicuramente farò installare delle telecamere», ha spiegato con un filo di voce, osservando con una costernazione mai superata lo scheletro della struttura esterna che reca ancora le tracce del rogo che, in pochi istanti, si è «mangiato» il lavoro (e gli investimenti) di una vita. Ora, dopo aver superato non pochi ostacoli burocratici (e pure legati al clima invernale che, come ha evidenziato, «non ha aiutato»), è pronta a ripartire, previa una serie di interventi al manufatto: tinteggiatura degli interni, rifacimento dell’impianto elettrico e, soprattutto, radicale restyling della parte esterna, quella che era stata maggiormente intaccata dalle fiamme. «I lavori, salvo ritardi, dovrebbero finire entro il primo marzo – ha affermato – In modo da poter riavviare l’attività per quella data. Come del resto sono sempre stata solita fare».

L’incendio e le indagini

L’incendio, causato (così come ricostruito dalla Polizia di Stato) da un botto fatto esplodere sotto il tendone bianco che proteggeva la parte esterna della struttura, si era verificato proprio durante la stagione di chiusura, in pieno inverno. Era il primo pomeriggio di sabato 4 gennaio dello scorso anno, quando residenti e passanti avevano notato la spessa colonna di fumo sollevarsi dal chiosco. Una questione di pochi istanti. E l’intera struttura era stata avvolta dalle fiamme che avevano letteralmente mandato in fumo un luogo che era diventato, grazie all’impegno della titolare, un vero e proprio presidio della zona, nonché punto di riferimento per genitori e bambini che lì erano soliti festeggiare i compleanni o anche, più semplicemente, trascorrevano pomeriggi spensierati. Immediatamente erano stati allertati i Vigili del Fuoco che erano intervenuti a sirene spiegate per domare l’incendio. Poi erano scattate le indagini.

I sospetti

Fin da subito molti degli stessi residenti (che si erano premuniti di allertare la titolare di quanto stava accadendo), non avevano nascosto i propri timori circa la possibile natura dolosa del fatto, indicando subito come possibili responsabili alcuni ragazzini ben conosciuti nel quartiere e che erano soliti infastidire gli utenti del parchetto. Sospetti (condivisi dalla titolare dell’esercizio) che si erano rivelati fondati. Il mese successivo, a febbraio 2025, quattro giovanissimi tra i 12 e i 14 anni, tutti italiani e tutti – appunto – ben noti nel quartiere – erano stati denunciati e ora sarà il Tribunale dei Minori a pronunciarsi. Parallelamente la titolare ha portato avanti le pratiche burocratiche per poter riaprire, senza mai tralasciare di occuparsi del suo chiosco.

«I colpevoli sono ancora in giro»

«Da quando si è verificato l’incendio passo tutte le settimane a controllare e a pulire – ha proseguito – Purtroppo a novembre abbiamo anche subito un atto vandalico. Ignoti hanno devastato i servizi igienici, area che era stata risparmiata dalle fiamme. Senza contare le scritte che sono comparse lungo il manufatto e la spazzatura che qualcuno continua a gettare all’interno della rete posta a protezione». Bottigliette di plastica di bibite, involucri di patatine, fazzoletti e molto altro ancora è ciò che, puntualmente, la titolare deve raccogliere. «Ogni volta vedere come mi hanno ridotto il chiosco è un colpo al cuore – ha concluso – Sono dieci anni che lo gestisco, dal 2016, e non era mai accaduto nulla di simile. Vedo spesso i ragazzini che hanno provocato tutto questo e quando accade devo ammettere che che mi balza il cuore in gola. La paura c’è, ma c’è anche tanta voglia di ripartire, di tornare a ospitare le feste dei bambini. Certo è che investirò per installare telecamere».