C’è protagonista anche un giovane professionista monzese, in una delle vicende giudiziarie e mediatiche più discusse del momento: il caso «Falsissimo» che vede al centro Fabrizio Corona.
Un monzese nel pool di Corona
Nel pool di avvocati che lo assiste c’è infatti anche Riccardo Vezzo, 32 anni, giovane civilista con studio a Monza insieme al coetaneo e collega Isaac Rancic.
Per Vezzo non è la prima causa importante – lo studio ha seguito clienti di rilievo in tutta Italia – ma è certamente la prima con un’esposizione mediatica di questo livello.
Il suo ingresso nel team di Corona nasce da un episodio davvero curioso: è stato notato dall’avvocato Gianmaria Fusetti (uno dei legali di fiducia di Corona) quando erano controparti in un’udienza. Da lì è partito un percorso lungo, durato quasi un mese, che lo ha portato a entrare nel gruppo prima di Natale e, solo in un secondo momento, a conoscere personalmente Corona ed essere presentato come parte del pool. Come sottolinea lui stesso, alla fine è sempre l’avvocato di fiducia – in questo caso Ivano Chiesa – a scegliere i collaboratori.
Nel team, che conta quattro professionisti, i ruoli sono chiari: Chiesa è il legale principale e si occupa soprattutto dei risvolti penali, oltre a essere l’unico a rilasciare dichiarazioni ufficiali alla stampa; Vezzo in supporto a Fusetti segue invece prevalentemente la parte civile della vicenda. E non è un ruolo solo «di carta»: Vezzo era fisicamente alle spalle di Corona anche il giorno dell’udienza del 22 gennaio, quando l’influencer è uscito dal palazzo di giustizia e la sua immagine è rimbalzata su tutti i media.
Sul suo assistito, Vezzo usa parole misurate ma nette. «Corona è un personaggio che ha capito molto bene il suo ruolo nella società e lo interpreta molto bene». Poi aggiunge una precisazione deontologica: «Noi avvocati non giudichiamo mai i nostri clienti: il giudizio lo lasciamo agli altri, altrimenti non potremmo fare bene il nostro lavoro».
Sulla vicenda giudiziaria in sé, Vezzo non entra nel merito – ribadendo che a parlare pubblicamente è Chiesa – ma offre comunque alcune chiavi di lettura. Richiamando quanto già detto dal collega, sottolinea come l’ordinanza del giudice abbia sorpreso il team: «Quel provvedimento può avere conseguenze non solo sugli influencer, ma anche sugli organi di stampa».
E ancora: «Sono stati utilizzati strumenti non convenzionali perché quelli ordinari, secondo noi, non tutelavano adeguatamente la libertà di stampa e quindi la libertà dei cittadini di essere informati».
La verità su Falsissimo
Un altro punto su cui tiene a fare chiarezza riguarda il futuro di «Falsissimo». Secondo Vezzo, molti titoli di giornale sono stati fuorvianti: «Si è scritto che “Falsissimo chiude” o “si ferma”, ma non è così. Corona non può più parlare di alcuni aspetti del caso Signorini, ma il format può andare avanti». La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa. «Al momento siamo solo in una fase di ordinanza, non c’è ancora una sentenza. Vedremo come andrà: è una vicenda ancora tutta aperta».
Intanto Vezzo continua a portare avanti la sua attività a Monza: nel 2023 lui e Rancic si sono messi in proprio e hanno inaugurato ufficialmente lo studio nel marzo 2024, in via Raiberti. Una scelta ponderata, nella consapevolezza che l’avvocatura non è un lavoro solitario, ma richiede confronto, collaborazione e squadra. Accanto alla professione, Vezzo è attivo anche nel mondo dell’associazionismo solidale: fa parte del Lions Club Monza Parco, che ha scelto per una ragione personale. «L’ha fondato mio nonno», racconta, spiegando così il legame con il territorio e con l’impegno civico.
Tra le aule di tribunale e i riflettori del caso Corona, il giovane avvocato monzese si trova oggi al centro di una delle vicende più controverse del momento. Con la consapevolezza che, per ora, la parola fine è ancora lontana. «Vedremo come andrà a finire, perché ora la partita è ancora tutta aperta».