Tribunale

Ex agente della Penitenziaria condannato per violenze sessuali sulla nipote

Sei anni e otto mesi di reclusione per il 66enne

Ex agente della Penitenziaria condannato per violenze sessuali sulla nipote

Sei anni e otto mesi di reclusione per un 66enne, ex agente della Polizia Penitenziaria, condannato per violenza sessuale nei confronti della nipote, oggi studentessa universitaria, che si era rivolta un centro antiviolenza denunciando abusi ripetuti per circa otto anni (fino al 2020) e cominciati quando era una bambina di solo 10 anni. Un fatto denunciato alla Questura di Monza e sfociato nella sentenza pronunciata giovedì pomeriggio dal tribunale collegiale presieduto dalla giudice Stefania Donadeo, che ha stabilito 25mila euro di provvisionale in favore della giovane.

Ex agente della Penitenziaria condannato

Le accuse nei confronti dell’ex agente in pensione, che a novembre 2024 era finito agli arresti domiciliari, si basavano non solo sul racconto dettagliato della vittima, ma anche sulla raccolta di altre testimonianze, e su attività di intercettazione disposte dalla magistratura. Le accuse riguardano anni di pesanti molestie di natura sessuale ai danni della ragazza, da parte di suo zio. Abusi che si sarebbero ripetuti negli anni, ogni volta che se ne presentava l’occasione, magari durante i ritrovi in famiglia, o comunque quando l’uomo aveva occasione di stare solo con la nipote, che veniva fatta oggetto ripetutamente di palpeggiamenti e altri atti di questo tipo.

Le violenze sessuali sulla nipote

Una condotta molto risalente nel tempo, iniziata quando l’uomo prestava ancora servizio nel corpo della polizia penitenziaria, del quale non fa più parte da quando ha raggiunto l’età utile per andare in pensione. La giovane aveva deciso di uscire allo scoperto nel corso del 2024, quattro anni dopo la cessazione di questi comportamenti. La scintilla era partita dall’ascolto involontario da una discussione animata, in casa, tra la madre e la zia, che è anche moglie dell’arrestato, nata proprio dai primi sospetti su certi atteggiamenti e attenzioni sospette dell’uomo verso le ragazzine.

La denuncia

La giovane brianzola avrebbe chiesto conto alla mamma del contenuto di quel diverbio, convincendosi così a raccontare. Da lì, la scelta di bussare alla porta di uno sportello antiviolenza da anni attivo in provincia di Monza, dove aveva ricevuto il primo supporto, soprattutto di natura legale, visto che, relativamente alla cura psicologica, si è rivolta a uno specialista scelto privatamente. Poi il passaggio negli uffici della polizia, dove era stata raccolta la querela.