Non è solo una questione di pioggia o di inverno. A Monza le buche ritornano ciclicamente e, anche dopo nuove asfaltature, spesso bastano pochi mesi perché l’asfalto torni a cedere. Finalmente qualcuno, ora, ne ha svelato il motivo.
Il problema delle buche
Una situazione che molti cittadini percepiscono come inevitabile ma che, secondo i tecnici dell’associazione HqMonza, ha cause precise e molto lontane nel tempo.
In settimana sull’argomento è tornato anche il consigliere comunale Paolo Piffer, denunciando un avvallamento all’incrocio tra via Prina e l’asse Appiani-Manzoni: «Il problema delle condizioni di strade e marciapiedi a Monza non è legato soltanto al decoro estetico della città ma alla sicurezza dei cittadini. Chi come me si sposta spesso in bici o in monopattino rischia davvero la vita ogni giorno».
Secondo l’associazione HQMonza il punto centrale sarebbe però strutturale. Molte vie cittadine, tra gli anni Sessanta e Settanta, vennero «modernizzate al risparmio», senza realizzare un adeguato sottofondo portante. In una pavimentazione stradale corretta lo strato visibile — il tappeto d’usura — è solo la parte finale: sotto devono esserci materiali compattati, ghiaia e sabbia in più livelli, capaci di distribuire i carichi dei veicoli e soprattutto drenare l’acqua.
Cosa manca sotto l’asfalto
Dove questo non esiste, l’asfalto si comporta come una «pellicola»: appena l’acqua penetra, il cedimento è inevitabile. In alcuni casi, come nelle vie Lecco, Solferino e Risorgimento, il bitume sarebbe stato addirittura steso sopra pavé o acciottolato storico e talvolta senza il cosiddetto binder, lo strato intermedio che collega base e superficie. Il risultato è che ogni rifacimento ha vita breve: si asfalta, sembra tutto risolto, ma al primo ciclo di gelo e pioggia l’acqua si infiltra e riapre le crepe. «Se non si procede a rifare, dove necessario, anche il fondo, il manto stradale continuerà a degradarsi rapidamente – spiega l’ingegnera Paola Ghezzi – Un intervento radicale richiede certo più soldi, ma poi dura a lungo e, spalmati nel tempo, i costi finiscono per risultare inferiori rispetto a quanto avviene oggi».
Una ricognizione tecnica svolta nel 2019 stimava circa 50 milioni l’anno per quattro-cinque anni per riportare la rete stradale a condizioni adeguate, come ha spiegato l’ingegnere Ermanno Cacciari : «Un importo scioccante, certo. Ma con gli stanziamenti attuali non è possibile uscire dall’emergenza.
Quanti fondi servono?
Secondo una stima presentata durante un convegno tecnico nell’aprile 2025, il fabbisogno ordinario per mantenere le strade di Monza in condizioni ottimali sarebbe ormai salito a 100 milioni l’anno». I fondi destinati alle manutenzioni restano invece modesti e oggi consentono di intervenire solo su una parte dei circa 180 chilometri di strade cittadine. «Il Comune ammette il “groviera”, prova ad incolpare il maltempo e comunque annuncia piccoli piani di intervento, stanziando una manciata di milioni per riasfaltare qualche decina di chilometri (sui 180 totali della rete). Un “teatrino” che dura da oltre trent’anni, da quando nel 1995 era sindaco Mario Marcante, senza che il problema sia mai stato davvero risolto», ribadisce l’associazione.
Gli scavi e l’assenza di controlli
Il quadro è aggravato da un altro fattore: gli scavi dei sottoservizi. La posa di cavi e tubazioni — soprattutto la fibra ottica negli ultimi anni — lascia spesso rappezzi che non consolidano correttamente il terreno. Lì si creano cedimenti che impediscono il deflusso dell’acqua e generano pozzanghere, accelerando la distruzione del manto stradale attorno.
«Per le ricoperture di scavi stradali, Monza ha dal 2010 un regolamento molto efficace (che era stato suggerito dalla nostra Associazione). Lo abbiamo visto applicato per circa un anno, poi niente più. Possibile che il Comune non esegua controlli?», si chiede ancora l’associazione.
E tutto si inserisce in un contesto operativo complesso: «Pochi tecnici comunali devono verificare e mantenere oltre 23 milioni di metri quadrati di superfici asfaltate tra strade e parcheggi», continua Hq Monza.
Non mancano però esempi virtuosi. Viale Lombardia, realizzato con criteri moderni dopo la costruzione del tunnel della SS36, ha mantenuto la pavimentazione in buone condizioni per oltre dieci anni prima di mostrare i primi segni di usura. «Segno che, dove la struttura è corretta, anche l’asfalto dura», spiega ancora Hq Monza.