Don Massimo racconta la sua malattia. Il parroco in un’intervista televisiva ha mandato un messaggio di fede e speranza: «Sono fragile ma vivere il mio servizio mi dà una grande carica»
La scoperta della malattia
Don Massimo Donghi «malato tra i malati» ha raccontato a Televallassina la sua vita dopo la scoperta del tumore diagnosticato quest’estate. Verso fine agosto, appena uscito dall’ospedale dove è stato ricoverato qualche giorno per un intervento chirurgico, il parroco 56enne aveva annunciato ai fedeli la sua malattia, un tumore all’esofago, lanciando un messaggio di fede e speranza: «Continuiamo a camminare insieme» era stata la sua esortazione in un lungo messaggio scritto sull’informatore parrocchiale.
Il percorso di terapie
Il sacerdote responsabile della comunità pastorale Maria Regina del Rosario a Limbiate aveva iniziato il percorso di terapie ma a settembre un nuovo ricovero urgente aveva preoccupato ancora i fedeli. Don Massimo era tornato a scrivere alla comunità per rassicurarla, spiegando che erano subentrati un forte mal di schiena e un dolore alla gamba destra.
“Malato tra i malati”
Nei giorni scorsi, nella splendida cornice della grotta della Madonna di Lourdes in via Cairoli, esatta riproduzione dell’omonima nel santuario francese, il parroco ha lasciato la sua testimonianza a don Donato Vicini in occasione della Giornata del malato.
Il responsabile della Comunità pastorale Maria Regina del Rosario ha parlato di «condivisione profonda» con gli altri malati.
«Quando vado al Policlinico per la chemio sono diventati quasi amici, si condivide tutto con loro, mi raccontano le loro speranze e della loro famiglia» ha ricordato con Massimo che quest’anno celebra trent’anni di sacerdozio.
“Vivere il mio servizio di dà la carica”
Da qualche tempo si muove spesso con l’ausilio di una sedia a rotelle:
«In questi mesi sto scoprendo cosa vuol dire essere dalla parte del malato, vivere una situazione di fragilità ma ci sono anche momenti di sollievo, gioia, fede. E’ un’esperienza particolare che dà qualcosa di più all’essere prete. E’ vero che sono fragile ma vivere il mio servizio mi dà una grande carica e lo faccio volentieri fino a quando ci sono le forze».
Un pensiero per medici e infermieri
Don Massimo ha dedicato un pensiero anche ai medici e agli infermieri «i buoni samaritani».
«Sono in cura al Policlinico di Monza e ho scoperto davvero una profonda umanità in questi operatori sanitari, per come danno fiducia, per il modo di atteggiarsi, di salutarti, di darti consigli e accoglierti. La preghiera che faccio è che davvero tutti coloro che ricoprono ruolo delicato, custodiscano sempre questa umanità perché è davvero un dono prezioso per chi è fragile e malato, per acquistare speranza e forza in questo cammino».
Il viaggio a Louredes
Infine un pensiero per la grotta che nel 2024 ha celebrato 120 anni di fondazione. Un punto di riferimento non solo per i limbiatesi ma anche per i fedeli dei paesi vicini.
«Si fermano a pregare Maria in questo luogo di pace e speranza anche tutte le persone che vanno a fare esami e visite nella vicina Villa Bianca. E’ un luogo molto caro ai limbiatesi» ha concluso don Massimo che proprio a Lourdes si è recato in pellegrinaggio nei giorni scorsi.