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La crociata contro la «porno-tax»: «Anticostituzionale e moralista»

Presentata al LibertHub la campagna per l’abolizione dell’imposta che colpisce pornostar e onlyfancer

La crociata contro la «porno-tax»: «Anticostituzionale e moralista»

In Italia, se lavori nell’hard – registi, attori, creatori di contenuti online – devi sborsare un’imposta aggiuntiva del 25 per cento. Uguale per tutti, indipendentemente dal reddito. E’ la cosiddetta «porno-tax» o «tassa etica» introdotta vent’anni fa dal Governo Berlusconi. Originariamente a carico di chi si metteva in tasca guadagni sostanziosi, da novembre, come chiarito dall’Agenzia delle entrate, deve essere pagata anche da lavoratrici e lavoratori delle piattaforme online come OnlyFans, molti dei quali in regime fiscale forfettario.
Inaccettabile per i Radicali Italiani che il mese scorso hanno lanciato una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare mirata ad abolire la «tassa etica». Quest’ultima bollata come anticostituzionale, moralista e sostanzialmente inutile per le casse pubbliche.

La crociata approda in Brianza

Tra i promotori c’è Debora Striani, giovane volto di +Europa e dei Radicali, originaria di Usmate Velate. Settimana scorsa, al LibertHub di Monza, ha presentato la campagna che ha già toccato diverse città italiane, sbarcando pure al Senato. Accanto a lei, Leonardo Stucchi (Radicali), Giulio Guastini, coordinatore di +Europa Monza e Paolo Piffer, consigliere comunale monzese di Civicamente Monza. Al tavolo anche l’onlyfanser Caterina Camesasca, nome d’arte Brisen. Rappresentante del piccolo esercito dei sex worker che si è unito alla «battaglia». Battaglia che, ha spiegato Striani lunedì, riguarda tutti. Perché la «tassa etica» oggi «è una misura discriminatoria» che colpisce chi lavora (in piena legalità) nell’hard «sulla base di un pregiudizio incompatibile con uno Stato laico e con il principio di eguaglianza tra contribuenti», ma domani potrebbe allargarsi ad altri «lavoratori scomodi».

«Nessuno è realmente al sicuro»

«Se il Fisco può essere usato per penalizzare attività lecite in base a valutazioni morali, nessuno è realmente al sicuro. Per questo abbiamo lanciato una proposta di legge per abolire questa anomalia tributaria».
Che picchia duro. I conti sono facili da fare.
«Per un milionario, in Italia, l’imposta sul reddito arriva al 46 per cento; per un onlyfacer al 75 per cento – ha sottolineato la promotrice della campagna – Tenuto conto del fatto che il 95 per cento dei creator guadagna 200 euro al mese».
Altro numero importante. Secondo le stime del Governo, il gettito derivante dalla «tassa etica» avrebbe dovuto toccare i 206 milioni di euro all’anno, nei fatti si arriva a 2 milioni. E allora cosa ha spinto il legislatore? Una domanda a cui ha cercato di rispondere il coordinatore di +Europa Monza.

«Il sesso resta un tabù»

«Se l’obiettivo fosse stato contrastare eventuali effetti negativi del consumo di materiale pornografico, la leva sarebbe stata sul consumo stesso, come avviene per alcol e tabacco, non sul reddito di chi svolge un’attività legale. Il tabaccaio non viene tassato più degli altri lavoratori per il prodotto che vende – ha sottolineato Giulio Guastini – La ragione è di carattere socio-culturale: il sesso resta un tabù. Un problema per il modo in cui se ne parla, quindi c’è una sessualità giusta, eterosessuale, monogama, riservata. E allo stesso tempo per come non se ne vuole parlare. Ai ragazzi in particolare». «Le eventuali criticità legate al consumo di pornografia non si affrontano con una misura fiscale – ha concluso – ma con strumenti culturali ed educativi, a partire da un’adeguata educazione affettiva e sessuale».

«Il porno ha una funzione sociale importantissima»

«Sono qui come consigliere comunale, ma soprattutto come utilizzatore finale di materiale pornografico». Paolo Piffer è andato dritto al punto perché tergiversare non serve se finalmente si «vogliono normalizzare certi concetti». Soprattutto in una nazione come l’Italia, tra i primi Paesi in Europa e nel mondo per traffico e accesso ai siti a luci rosse.
Sul tavolo ha messo due argomenti. Da una parte l’«inopportunità» di legiferare nel campo dell’etica «o peggio» della morale, all’indomani dell’approdo in Consiglio comunale del Codice etico «pieno di affermazioni condivisibili ma difficilmente dimostrabili e sanzionabili».
«L’obiettivo di chi propone norme di questo tipo è solo dimostrare di avere un’etica più spiccata dell’avversario politico», ha detto Piffer.
Dall’altra la netta distinzione tra uso «sano» del porno e abuso patologico.
«Il porno ha una funzione sociale importantissima», ha affermato, in quanto «offre la possibilità di vivere esperienze ludiche, piacevoli e formative» a chi non riesce ad accedere «a una sessualità condivisa, vissuta». Un «sostegno alla salute mentale» che, invece di essere tartassato, dovrebbe godere di un regime fiscale agevolato «esattamente come i libri».
Unico compromesso, come l’ha definito Piffer in chiusura del suo intervento, per avallare la «tassa etica» sarebbe quello di destinarne il gettito ad azioni di cura dell’abuso della pornografia online.

Come aderire alla campagna

Servono 50 mila firme per la legge di iniziativa popolare mirata all’abolizione della «tassa etica»: 7 mila e 110 quelle raccolte fino a ieri, lunedì. La sottoscrizione resterà aperta fino al 22 agosto, anche online sul sito internet del Ministero della Giustizia.