Polemiche

Arcore, polemica sulla memoria: tre aree pubbliche per Ramelli, Tinelli e Iannucci e le vittime dell’odio politico. Il Pd: “Operazione di parte”

Polemica sulla memoria ad Arcore: se ne discuterà lunedì prossimo, 2 marzo, alle 18.30 durante la Commissione consiliare permanente Urbanistica, Ambiente e Territorio

Arcore, polemica sulla memoria: tre aree pubbliche per Ramelli, Tinelli e Iannucci e le vittime dell’odio politico. Il Pd: “Operazione di parte”

Il tema della memoria storica e politica torna a scuotere il Consiglio comunale di Arcore. Al centro della disputa  la proposta di intitolazione di tre aree pubbliche a figure simbolo degli “anni di piombo”: una per Sergio Ramelli, un’altra per  Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci e la terza area dedicata genericamente alle “Vittime dell’odio politico”.

La proposta della Commissione

Secondo quanto riportato nella convocazione della Commissione Consiliare Permanente Urbanistica, Ambiente e Territorio (convocata per lunedì 2 marzo, alle 18.30, in Municipio, ad Arcore), l’Amministrazione guidata da Maurizio Bono ha individuato tre localizzazioni specifiche:

Area A (Via Golgi/Via Ferrini): proposta per “Sergio Ramelli”.

Area B (passaggio pedonale Via Mazzini/Via D’Imme): proposta per “Lele e Iaio”.

Area C (parchetto Via Monte Rosa/Via Beretta): proposta per le “Vittime dell’odio politico”.

La dura reazione del Partito Democratico

L’opposizione non ci sta e solleva una critica netta, definendo l’iniziativa una “scelta politica consapevole” volta a costruire narrazioni selettive. In una nota ufficiale, il Pd di Arcore chiarisce i motivi della propria contrarietà:

“Nell’aprile 2025 ci siamo astenuti sulla mozione che proponeva di intitolare tre spazi pubblici arcoresi a Sergio Ramelli, Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, oltre che genericamente alle vittime della violenza politica – si legge in una nota del Pd arcorese –   Non accettiamo che la memoria venga usata per costruire narrazioni selettive. Quelle morti meritano rispetto. Ma lo stesso rispetto spetta alle vittime della Strage di Piazza Fontana, della Strage di Piazza della Loggia, della Strage dell’Italicus, della Strage di Bologna e agli assassinati dalle Brigate Rosse. La storia del nostro Paese è segnata da centinaia di vittime dell’odio politico, colpite da terrorismo nero e rosso. Nessuno può essere trasformato in simbolo identitario. Nessuno può essere ricordato “più” di un altro in base alla convenienza del momento”.

L’errore nei nomi e la richiesta di un “luogo unico”

Oltre alla critica politica, il Pd evidenzia un refuso presente nei documenti ufficiali: nella convocazione della commissione, i nomi di Fausto e Iaio sono stati riportati erroneamente come “Lele e Iaio”. “Se si decide di intitolare spazi pubblici in nome della memoria, il minimo è conoscerla e rispettarla con precisione” attaccano i dem.

La controproposta dell’opposizione è chiara: rinunciare alle singole intitolazioni “di parte” per convergere su un unico spazio comune dedicato a tutte le vittime della violenza politica, senza distinzioni o gerarchie. “Perché la memoria o è collettiva, o non è memoria: è propaganda”.

Chi erano Ramelli, Tinelli e Iannucci

Negli anni ’70, Milano fu l’epicentro di una violenta contrapposizione politica tra estrema destra ed estrema sinistra. Le storie di Sergio Ramelli e del duo Fausto e Iaio sono diventate i simboli tragici di quel clima di odio ideologico.
Sergio Ramelli era uno studente di 18 anni, militante del Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano). Fu preso di mira per le sue posizioni politiche dopo aver scritto un tema a scuola critico verso le Brigate Rosse. Il 13 marzo 1975, sotto casa sua in via Paladini, fu assalito da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia armati di chiavi inglesi. Dopo 47 giorni di agonia, morì il 29 aprile. La sua vicenda è rimasta nella memoria collettiva come uno degli esempi più crudi di intolleranza politica scolastica.

Fausto e Iaio erano due diciottenni che frequentavano il Centro Sociale Leoncavallo. Non erano leader politici, ma giovani legati ai movimenti della sinistra alternativa e dell’impegno sociale. Il 18 marzo 1978, appena due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, i due amici stavano camminando in via Mancinelli. Furono affiancati da un commando (probabilmente composto da tre persone) che esplose otto colpi di pistola, uccidendoli sul colpo.  L’omicidio fu rivendicato dai Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), gruppo di estrema destra, ma a differenza del caso Ramelli, i colpevoli non sono mai stati condannati.  Sebbene appartenessero a schieramenti opposti, i loro nomi vengono spesso uniti per ricordare come la violenza politica abbia falciato ragazzi giovanissimi, trasformandoli in “martiri” delle rispettive fazioni e lasciando ferite ancora aperte nella memoria storica di Milano.

Verso il confronto in aula

La palla passa ora alla Commissione, presieduta dal Consigliere comunale di Forza Italia Michele Bertani,  e al successivo dibattito consiliare. La sfida per l’Amministrazione sarà quella di decidere se procedere unilateralmente o tentare una mediazione per trasformare quella che oggi è una “memoria che divide” in un percorso condiviso per tutta la città di Arcore.