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33mila brianzoli senza medico, come cambierà la sanità territoriale

Tre Case di comunità e nuovi bandi per i medici: la riorganizzazione dell’Asst Brianza entro il 2026 a Monza vedrà la creazione di due nuove strutture sanitarie

33mila brianzoli senza medico, come cambierà la sanità territoriale

Ad oggi sono 31mila i brianzoli senza medico di base. Un numero che fotografa con chiarezza la difficoltà della sanità territoriale e che rende evidente perché la riorganizzazione in atto rappresenti una partita decisiva anche per Monza.

Il problema dei medici di base

In città i cittadini privi di medico di medicina generale sono circa 700, in gran parte pazienti di una dottoressa andata recentemente in pensione a San Fruttuoso. La situazione, rispetto al resto della Brianza, è sotto controllo grazie all’ambulatorio medico temporaneo attivo nella Casa di comunità di via Solferino, nei locali dell’ex Ortopedia dell’ospedale vecchio. Qui vengono presi in carico i pazienti rimasti scoperti, in attesa che i nuovi bandi consentano l’ingresso di altri medici.

Il problema però non è solo numerico. A Monza oggi sono in servizio 68 medici di base, mentre pochi anni fa erano circa un centinaio. Molti lavorano in studi condivisi: una scelta che garantisce collaborazione e continuità assistenziale, ma che riduce il numero di ambulatori distribuiti nei quartieri, lasciando alcune zone più scoperte di altre. È il caso di San Fruttuoso, dove attualmente resta un solo medico, che però non accetta nuovi pazienti. I più vicini disponibili si trovano in altre parti della città.

Il prossimo bando dell’ASST dovrebbe essere pronto a metà marzo e si apre uno spiraglio per inserire un vincolo di destinazione proprio per San Fruttuoso. L’obiettivo è incentivare l’apertura di uno studio nel quartiere, anche se resta l’incognita della risposta dei professionisti, visto che in tutta la Lombardia le pensioni superano i nuovi ingressi.

La riorganizzazione della sanità territoriale

È in questo scenario che si inserisce la riforma della sanità territoriale. Entro l’anno Monza avrà tre Case di comunità. Quella di via Solferino è già operativa. La seconda, in via Poliziano nel quartiere Cederna, è pronta e sarà inaugurata nei prossimi giorni, completati i lavori di cablaggio informatico. Più complesso il cantiere di via Borgazzi, finanziato con fondi Pnrr e regionali: i lavori sono partiti a ottobre e l’attivazione avverrà per fasi, con il piano terra operativo dall’estate e il completamento entro fine anno.

Le Case di comunità concentreranno in un unico luogo cure primarie, specialistica di base, centro prelievi, diagnostica come elettrocardiogrammi ed ecografie, servizi infermieristici, assistenza domiciliare e integrazione con i servizi sociali. Non sostituiscono il medico di famiglia, ma offrono un presidio strutturato che può intercettare bisogni sanitari oggi spesso lasciati senza risposta o dirottati impropriamente verso il pronto soccorso.

Ospedale e guardia medica

Accanto alle Case, in via Solferino è previsto anche un Ospedale di comunità con 30 posti letto, pensato per accogliere pazienti dimessi dagli ospedali che non possono rientrare subito a casa per ragioni cliniche o sociali. Una struttura intermedia, a gestione prevalentemente infermieristica, che punta a stabilizzare la situazione prima del rientro al domicilio.

Resta poi uno strumento ancora poco conosciuto ma già attivo: il numero 116117, che ha sostituito la ex guardia medica. È il riferimento per la continuità assistenziale nelle ore notturne, nei festivi e nei weekend. Fornisce consulenza medica telefonica e, quando necessario, attiva visite domiciliari o indirizza ai servizi più appropriati. Non è un numero di emergenza, ma può rappresentare un aiuto concreto quando il medico di base non è disponibile.