Protesta

Dhl, decine di lavoratori hanno incrociato le braccia: “Aspettiamo i nostri soldi”

Lo sciopero è iniziato questa mattina alle 7, organizzato da Cgil, Cisl e Uil

Dhl, decine di lavoratori hanno incrociato le braccia: “Aspettiamo i nostri soldi”

Decine di lavoratori sono in sciopero da questa mattina, venerdì, davanti al centro di smistamento Dhl, leader nel trasporto espresso internazionale, di via Pavia a Muggiò. Fermi i mezzi, fermo il lavoro per protestare contro l’irregolare applicazione dei contratti, a partire dai mancati pagamenti.

Una giornata di sciopero

Partito alle 7, lo sciopero si prolungherà almeno fino a mezzogiorno di oggi, venerdì 6 marzo, organizzato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti. Nel mese di ottobre Dhl ha formalizzato un cambio di appalto e, denunciano sindacati e lavoratori, il fornitore uscente non ha versato le spettanze di fine rapporto e il Tfr.

“A seguito dei vari incontri avuti con Dhl Express nel mese di febbraio, la situazione di recupero delle fine competenze (busta paga novembre 2025) e Trf (busta paga gennaio 2026) di A.Ba.Co. (società appaltatrice di Dhl) è molto critica – si legge nel comunicato diffuso dai sindacati nella giornata di ieri, giovedì –  Abbiamo provato col dialogo con la Committenza ma senza nulla di concreto, adesso diciamo basta, è arrivato il momento di far sentire la voce delle lavoratrici e dei lavoratori ex A.Ba.Co srl, che sono rimasti nella filiera Dhl a Muggiò e anche per chi è fuori dalla filiera”

“Siamo alle solite”

“Siamo di nuovo alle solite – hanno proseguito Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti – Solito cambio appalto/fornitore e si rivive un film già visto milioni di volte nel mondo degli appalti del Merci e Logistica: da una parte il vecchio fornitore/appaltatore che esce e scappa col malloppo (soldi dei lavoratori e delle lavoratrici) con Committenza che arranca a recuperare i rapporti con l’uscente e che è perplessa sulle sue responsabilità. Dall’altra parte invece le lavoratrici e i lavoratori, che devono battagliare
supportati dalle organizzazioni sindacali o nei tribunali per recuperare ciò che è loro di diritto”.

Da qui la decisione di incrociare le braccia.