Una mostra che è un viaggio. Un’immersione nel Sud-est asiatico ottocentesco (reale e leggendario), un cammino a ritroso nella storia del cinema (con i cartelloni cinematografici che erano in sé un’arte e i costumi confezionati per gli attori), un tuffo nella letteratura con le suggestioni salgariane a fare da sfondo.
Sandokan, un viaggio nella meraviglia
Sarà visitabile da domani, 7 marzo fino al 28 giugno 2026, negli spazi dell’Orangerie della Villa Reale di Monza, l’esposizione Sandokan, la tigre ruggisce ancora, un viaggio attraverso Borneo, Malesia, India e Indonesia, così come li immaginò Emilio Salgari, lo scrittore che, sia pur senza mai allontanarsi da casa, ha fatto sognare generazioni di lettori con le sue saghe d’avventura.
La mostra all’Orangerie
Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome (fondata dalla monzese Chiara Spinnato) e curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, l’esposizione è concepita come una grande epopea visiva e sonora, capace di far dialogare la fantasia letteraria con materiali storici autentici, in un continuo gioco di rimandi tra invenzione narrativa e realtà. La mostra ha il patrocinio del Comune di Monza ed è stata realizzata grazie alla collaborazione attiva del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza.
L’immaginario di Salgari
Per la prima volta vengono esposti reperti che il pubblico non ha mai potuto ammirare: la collezione etnografica originale dei Dayak, donata direttamente al Re d’Italia Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente diretto del leggendario ma realmente esistito Rajah Bianco James Brooke, l’antagonista letterario di Sandokan. Oggetti reali, concreti, che accesero l’immaginazione di Emilio Salgari. Antiche carte geografiche sveleranno il mistero dell’isola dei pirati, fotografie d’epoca, tavole botaniche rare e illustrazioni originali arricchiscono il percorso. I costumi originali della serie tv degli anni Settanta disegnati dal due volte premio oscar Nino Novarese e fortunosamente ritrovati in una delle più antiche sartorie teatrali italiane, gli oggetti e le armi di scena provenienti dalla più importante attrezzeria cine-teatrale, si affiancano alle autentiche lance del popolo dei Dayak, con i kriss malesi, gli scudi tribali e i trofei originali di queste popolazioni.
I personaggi
Una sezione centrale del percorso è dedicata ai personaggi che popolano l’epopea salgariana. Accanto alla Tigre della Malesia, la mostra restituisce spazio e profondità agli altri protagonisti del ciclo indo-malese primi fra tutti l’ironico e leale Yanez de Gomera e la risoluta e affascinante Marianna Guillonk, la Perla di Labuan e questo senza dimenticare le tante figure che compongono le schiere di Sandokan, da Tremal-Naik a Kammamuri, fino naturalmente agli efferati Tigrotti. Illustrazioni originali, materiali editoriali, immagini cinematografiche e fumettistiche mostrano come questi personaggi abbiano attraversato epoche e linguaggi, fissandosi nell’immaginario collettivo come figure archetipiche dell’avventura, del coraggio e della lealtà.
Il nemico chiamato colonialismo
Una sezione specifica affronta il tema del colonialismo e della figura dei “Rajah bianchi”, primo fra tutti James Brooke figura storica realmente esistita, antagonista letterario di Sandokan, nonché del suo diretto successore Charles Brooke al quale si deve la raccolta della collezione etnografica esposta in questa mostra. La mostra restituisce il contesto politico e culturale dell’epoca, mettendo in luce il conflitto tra dominio e resistenza che attraversa tutta la saga e ne costituisce una delle tensioni più profonde.
Emilio Salgari
Nelle ultime aree del percorso viene restituito il ritratto di Emilio Salgari: scrittore popolarissimo e insieme tragicamente sfruttato, autore instancabile, costretto a una produzione incessante da un sistema editoriale che ne consumò il talento senza riconoscerne pienamente il valore. La celebre penna spezzata lasciata sul suo tavolo di lavoro è l’emblema, il gesto simbolico estremo prima che Salgari ponga fine alla propria vita nel 1911. È l’immagine di una parabola dolorosa: quella di un autore capace di creare mondi sconfinati e personaggi liberi e ribelli, ma imprigionato nella realtà da debiti, contratti vessatori e isolamento culturale e da continui drammi familiari. Eppure, già in vita, Salgari era riconosciuto come una figura centrale della cultura popolare italiana. Nel 1897 fu insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia per aver saputo «istruire dilettando» intere generazioni di giovani lettori. Un riconoscimento che convive, in modo emblematico, con la durezza delle sue condizioni di lavoro. Un contrasto che rende la sua figura oggi più che mai attuale.
Oltre la pagina
La mostra si apre infine alle molteplici reincarnazioni visive di Sandokan: dal cinema degli anni Quaranta alla televisione, dai grandi sceneggiati Rai alle trasmissioni di approfondimento e parodie televisive, passando per il fumetto, i bozzetti di costumi e l’illustrazione per i quali saranno visibili tavole preparatorie originali di illustratori memorabili come Alberto della Valle e disegnatori di fumetto conosciuti da tutto il mondo come Hugo Pratt. Un secolo di immagini e testimonianze che confermano la vitalità di un mito capace di attraversare linguaggi, epoche e generazioni mantenendo intatti quei valori di avventura, coraggio e lealtà.
Un fenomeno culturale
“Quello di Sandokan e dei romanzi di Salgari rappresentano un incredibile fenomeno culturale che attraversa le generazioni e si riscopre oggi, dopo un secolo e mezzo, fortemente attuale – ha spiegato il sindaco Paolo Pilotto oggi, venerdì 6 marzo 2026, in occasione della presentazione della mostra, ricordando anche le sue “escursioni” da bambino, insieme ai genitori (“rigorosamente dopo la spesa del sabato) in una piccola libreria di via Italia oggi non più esistente, nella quale acquistava, volume dopo volume le avventure uscite dalla penna dello scrittore veronese – Notoriamente, Salgari non aveva mai visitato i luoghi di cui narrava, né ne aveva conosciuti i costumi e i popoli. Eppure, pur con tutte le perdonabili ingenuità e gli esotismi, riuscì a dare loro una grandiosa dignità e a esprimere in tempi certo non favorevoli un messaggio sorprendentemente anticoloniale e antimperialista, facendo appassionare alla lotta ribelle di Sandokan e della sua ciurma generazioni di giovani, ma anche di adulti insospettabili. Persino nei salotti letterari più esclusivi, come quello della Regina Margherita, si apprezzava Salgari. I suoi romanzi hanno plasmato senza dubbio l’immaginario di un Paese intero. Quello in Villa Reale è quindi una sorta di ritorno di personaggi che non hanno mai fisicamente attraversato queste sale, ma che hanno animato le menti di chi ci ha vissuto”.
I legami coi reali
“Emilio Salgari approda alla Reggia di Monza – ha commentato l’assessora alla Cultura Arianna Bettin – In realtà è un “ritorno”, perché lo scrittore era solito inviare i suoi romanzi ai membri della Casa Reale. Nel 1897, su proposta di Margherita di Savoia, fu nominato Cavaliere della Corona. La sovrana per l’occasione elogiò in una lettera “questo genere di lettura che istruendo con diletto giustamente si è meritato il favore del pubblico”. E non finisce qui. La collezione etnografica dei Daiacchi, ora eccezionalmente esposta nell’Orangerie, fu donata al Re d’Italia Umberto I dal secondo Rajah bianco del Sarawak e poi trasmessa al Regio Museo Preistorico Etnografico di Roma, oggi parte del Museo delle Civiltà. Ogni vicenda sembra parte di un seducente viaggio salgariano, che ci prende per mano e lusinga la nostra fantasia”.