"Donnediritti"

In piazza per dare voce alle donne afgane, iraniane e curde

La manifestazione per chiedere pieni diritti e pace.

In piazza per dare voce alle donne afgane, iraniane e curde

Una piazza che si fa luogo di incontro e riflessione.

Manifestazione a Vimercate

Ieri mattina, domenica 8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, piazza Santo Stefano, a Vimercate,  ha ospitato il presidio “8 marzo: Donne e Pace”, promosso dal gruppo “DonneDiritti Arci Motta” insieme a diverse realtà associative del territorio.

Donne, e non solo, in piazza per le donne afgane, iraniane e curde

Un’iniziativa partecipata che lungo tutta la mattinata ha riunito molti cittadine e cittadini per dare voce alle donne, soprattutto in un periodo storico come questo, dove molte di loro resistono nei contesti di guerra e oppressione.

“Libertà collettiva solo se c’è pieno riconoscimento dei diritti delle donne”

Tra cartelloni per la pace e simboli accompagnati da momenti di musica e poesia, la piazza si è trasformata in uno spazio dove sono stati condivisi pensieri, lettere, poesie e molto altro. L’obiettivo dell’incontro era chiaro: ricordare che non può esistere libertà collettiva senza il pieno riconoscimento dei diritti delle donne e che la pace passa necessariamente dalla loro autodeterminazione.

Pensieri per le donne di Afghanistan, Iran e Kurdistan

Durante la mattinata sono stati proposti tre focus internazionali, dedicati a contesti di particolare urgenza: Afghanistan, Iran e Kurdistan. Per Afghanistan è stato denunciato il regime di apartheid di genere che priva le donne dei diritti fondamentali, a partire dall’istruzione. Per l’Iran è risuonato il grido “Donna, Vita, Libertà”, un simbolo forte e chiaro della mobilitazione contro la repressione e per la dignità femminile. Un pensiero è stato rivolto anche alla resistenza delle donne curde, descritte come grande esempio di coraggio e determinazione. Tra i momenti più intensi, la lettura di una poesia di un’autrice iraniana e di alcuni brani, tra cui una lettera di Gino Strada alla figlia Cecilia, che hanno riportato al centro il tema della pace come responsabilità collettiva.

Riflessioni e appelli anche per la pace

Dal presidio è emersa con forza anche una riflessione sul presente:

“La guerra permanente finisce per unire tutte le vittime donne, minoranze, civili, mentre a deciderla sono quasi sempre uomini di potere – è stato sottolineato durante gli interventi – La guerra non porta alla pace: questo lo sappiamo. Noi la pace la vogliamo davvero, perché sappiamo che la guerra è l’inferno della ragione”.

Il presidio si è inserito nel calendario di iniziative dedicate all’8 marzo sul territorio e ha visto l’adesione di numerose associazioni locali, oltre al patrocinio del Comune.