Quella che doveva essere una seduta di routine si è trasformata in un vero e proprio corto circuito istituzionale ad Arcore. Al centro della bufera, una commissione convocata per approvare l’intitolazione di tre aree pubbliche arcoresi a Fausto e Iaio, Sergio Ramelli e alle “Vittime dell’odio politico”.
Un tema, quello della memoria storica, che già da aprile 2025 divideva profondamente il consiglio comunale: il Pd, infatti, aveva scelto di non partecipare ai lavori in segno di protesta contro quella che definisce una «narrazione selettiva», ribadendo la necessità di ricordare equamente tutte le vittime delle stragi degli anni di piombo.
Il “colpo di mano” e la reazione del Pd
Lunedì scorso, la situazione è precipitata. La maggioranza, presente in numero ridotto, si è accorta dell’assenza di un consigliere e il presidente Michele Bertani ha tentato la manovra che ha scatenato il caso: ha contattato il collega assente Giovanni Timpano via telefono, facendolo partecipare alla votazione direttamente dalla cornetta. Una forzatura regolamentare palese, dato che il Regolamento comunale non contempla la partecipazione remota per i componenti delle commissioni.

Il Pd, durante la conferenza stampa di sabato mattina della scorsa settimana, non ha usato mezzi termini: ha puntato il dito contro la “scorciatoia telefonica” e contro la gestione dell’Esecutivo, accusato di aver ordinato le targhe prima ancora del parere della commissione. I dem hanno quindi chiesto le dimissioni di Bertani e una maggiore trasparenza, denunciando anche l’invio “selettivo” del verbale di annullamento della seduta, recapitato solo ai consiglieri di maggioranza.
“Innanzitutto non abbiamo partecipato alla commissione anche per via del fatto che la maggioranza aveva già deciso di comprare le targhe da apporre nelle tre aree pubbliche ancora prima di averne discusso in commissione”, hanno dichiarato i dem.
Ma il Pd ha voluto puntare il dito soprattutto sulla telefonata intercorsa durante la commissione tra Bertani e Timpano. “Quando la maggioranza si è accorta che mancava il numero legale ha deciso di chiamare a casa il consigliere Timpano – ha tuonato Sgura – Una cosa gravissima. Ovviamente abbiamo chiesto il verbale di quanto accaduto perchè, successivamente, abbiamo saputo che la seduta era stata annullata. Ma anche su questo punto è accaduta un’altra cosa inspiegabile: il verbale di annullamento della commissione è stato inviato via Pec solo ai commissari di maggioranza (Perego, Sperti e Timpano oltre a Bertani, ndr). A questo punto noi chiediamo le dimissioni di Bertani visto che non conosce le regole. E chiediamo, per trasparenza, che tutte le altre commissioni vengano affidate ad un commissario di minoranza”.
La replica del sindaco Bono: “Un patto del Nazareno in salsa arcorese”
Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Maurizio Bono, che ha rotto il silenzio definendo quanto accaduto come l’esito di una “fantasia politica” ormai fuori controllo. Sebbene il primo cittadino scelga la strada della prudenza, evitando di fare nomi e cognomi, il suo messaggio è un esercizio di stile politico che lascia poco spazio all’immaginazione. Il bersaglio è fin troppo chiaro: quella strana alleanza che, in vista delle prossime scadenze elettorali, sembra aver unito il Partito Democratico e l’ex vicesindaco Pino Tozzi, silurato da Bono nel 2023. Bono
“Assistiamo alla nascita di una sorta di Patto del Nazareno in salsa arcorese — ha dichiarato Bono — in cui posizioni che un tempo si distinguevano per storia e cultura politica ora si muovono all’unisono». Per il sindaco, questa sincronia tra i dem e l’ex alleato non è casuale, ma il preludio a un accordo elettorale dove “una delle componenti appare più impegnata a inseguire che a guidare”.

Lo scontro sui valori
Il sindaco accusa l’opposizione di fare ostruzionismo tattico, sacrificando temi etici e simbolici — come l’intitolazione delle aree contro l’odio politico — sull’altare di una convenienza politica tutta da decifrare. Bono chiude con una stoccata diretta agli elettori: «È legittimo domandarsi quale impatto possa avere tutto ciò su chi, fino a ieri, rivendicava identità e valori molto differenti da quelli che oggi si ritrova a fare propri».
La vicenda, che si è trasformata da questione tecnica a scontro totale di posizionamento politico, resta in stallo in attesa della nuova convocazione della commissione, fissata per mercoledì. Un appuntamento che si preannuncia infuocato e che segna, di fatto, l’inizio di una lunga campagna elettorale.