Otto anni e mezzo di reclusione a Caterina Savanarola, la 48enne che, nel cortile della case Aler di San Damiano a Brugherio, nell’ottobre del 2022, colpì al volto una vicina di casa, sfregiandola al viso con una tazzina da caffè in ceramica.
Condannata la vicina
La sentenza di primo grado è stata pronunciata lunedì 16 marzo dal tribunale di Monza, che procedeva nei confronti dell’imputata per i reati di lesioni permanenti al viso, stalking ed evasione (visto che, il giorno dell’aggressione non avrebbe dovuto uscire di casa perché sottoposta a misura cautelare). Per lei l’accusa aveva chiesto cinque anni. La vittima, coetanea dell’imputata, costituitasi parte civile nel procedimento assieme alla figlia, assistite dagli avvocati Andrea Aprile e Tamara Susato, ha ottenuto il diritto al risarcimento con una provvisionale pari a 15mila euro (duemila per la figlia). La donna aggredita aveva riportato una profonda ferita al viso, sopra e sotto il labbro, che venne suturata con 90 punti.
«Per sei mesi ho mangiato solo con la cannuccia, non dormivo, avevo attacchi di panico e sono dovuta andare dalla psicologa – aveva raccontato in aula durante l’udienza nel corso della quale aveva testimoniato – Ho perso il lavoro di badante perché sono stata troppo tempo in malattia e non tornerò mai più come prima».
La ricostruzione
Alle spalle, prima dell’aggressione al centro del procedimento penale, c’erano i rapporti tra le due che via via, negli ultimi mesi, si erano notevolmente deteriorati. Tutto era nato pare quando la vittima protestò con la controparte perché sentì il cane di quest’ultima piangere e guaire. Da quel momento la situazione era degenerata, con minacce rivolte anche alla figlia minorenne della vittima, fino ad arrivare al ferimento con un coccio tagliente che sancì il culmine della vicenda.
«Stavo rincasando, quando mi ha visto e mi è venuta incontro – aveva spiegato sempre la parte lesa – Aveva una tazzina di caffè in mano: mi ha afferrato i capelli, poi me l’ha spaccata sulla faccia. Mi aveva già tagliato il viso quando siamo finite tutte due a terra: non riuscivo in alcun modo a liberarmi. A quel punto, nonostante avessi già la faccia sanguinante, l’ho morsa a un polpaccio».