Testimonianza

Le lezioni di legalità del poliziotto che ha vissuto accanto a Giovanni Falcone

Incontro, organizzato da "No Mafie - Agende rosse", degli studenti dell'Omnicomprensivo con Francesco Mongiovì, autore della cattura di Giovanni Brusca.

Le lezioni di legalità del poliziotto che ha vissuto accanto a Giovanni Falcone

Non solo l’occasione di ascoltare il racconto di uno dei periodi storici più importanti e tragici del secolo scorso per l’Italia. Ma anche un momento per riflettere su quei fatti e per lasciare idealmente nel terreno alcuni semi che le nuove generazioni possano curare e fare germogliare. Per fare crescere tante piante della legalità, della consapevolezza del passato e del presente, per costruire un futuro migliore, libero dalla criminalità organizzata.

L’incontro organizzato da “No Mafie – Agende Rosse”

Questo il senso dell’incontro organizzato nella mattinata di oggi, mercoledì 18 marzo, al centro scolastico Omnicomprensivo di Vimercate, dal gruppo cittadino dall’associazione “No Mafie – Agende Rosse”.

Ha catturato Giovanni Brusca

Sul palco dell’auditorium, davanti a centinaia di studenti delle scuole superiori, è salito Francesco Mongiovì, poliziotto ora in pensione, a lungo membro della scorta del giudice Giovanni Falcone e protagonista della cattura dei personaggi di spicco della criminalità organizzata, a partire dai boss Giovanni Brusca e Bernardo Provenzano.

La vocazione per la divisa e per la lotta alla mafia

Una vera e propria vocazione quella di Mongiovì che ha indossato la divisa con il preciso intento di combattere la criminalità organizzata nella sua Sicilia. Prima accanto al magistrato simbolo della lotta alla mafia, Falcone; poi dando la caccia a chi ucciso lui e non solo.

Fondamentale mettere semi di legalità tra le nuove generazioni

“Partecipo volentieri a questi incontri, anche lontano da casa, soprattutto quando i miei interlocutori sono i giovani – ha esordito Mongiovì, palermitano, autore del libro “Uomo di Stato” – Noi adulti dobbiamo lasciare a voi giovani i semi della legalità da far germogliare. E lo studio è lo strumento migliore per fare crescere questo piante, per essere liberi. Lo studio è un favore che fate a voi stessi”.

La Strage di Capaci

Mongiovì ha poi ricordato gli anni della scorta a Falcone, dei colleghi morti nella Strage di Capaci, insieme al magistrato, il 23 maggio del 1992.

“All’epoca non facevo più parte della scorta di Falcone, la famosa “Quarto Savona 15”, che nel frattempo era stato trasferito a Roma – ha raccontato l’ex poliziotto – Quando seppi dell’attentato corsi a Capaci e mi trovai davanti i corpi straziati dei miei colleghi”.

La cattura dei boss

Da lì la volontà di dare loro giustizia (ma anche alle vittime del successivo attentato a Paolo Borsellino e alla sua scorta, e di tanti altri attentati), entrando nella “Sezione catturandi”, che negli anni a venire mise a segno decine di operazione arresti importanti decapitando i vertici di Cosa Nostra. A cominciare, il 20 maggio del 1996, da quel Giovanni Brusca che schiacciò il telecomando che diede la morte a Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli amici e colleghi di Mongiovì. Infine, spazio alle domande e al confronto con i giovani che hanno chiuso l’incontro.

Stasera l’incontro in Municipio con la cittadinanza

Stasera si replica, nella Sala Cleopatra del Municipio di Vimercate, dove l’ex poliziotto incontrerà, dalle 20.30, la cittadinanza.