Un mattone dopo l’altro, il progetto è ormai quasi giunto al termine: l’ala della sede di Monza della Croce Rossa – che ai tempi della leva ospitava gli alloggi degli obiettori di coscienza e che da anni versava in uno stato di forte deterioramento – è sta completamente ristrutturata e presto, nei tre appartamenti in essa ricavati, potranno cominciare a trovare accoglienza le donne vittime di violenza coi loro bambini.
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Un aiuto alle donne vittime di violenza
Ciò che manca è un ultimo piccolo grande tassello, ovvero individuare i fondi necessari per gli arredi e per completare dunque le unità abitative temporanee. Per questo il Comitato della Croce Rossa Italiana di Monza ha lanciato un appello, rivolgendosi tanto ai singoli cittadini – che possono effettuare donazioni – quanto a quelle realtà del tessuto produttivo brianzolo che possano mettere a disposizione ciò che ancora manca. La speranza «è che qualche mobiliere, che in Brianza certo non mancano, accolga il nostro invito…», ha evidenziato Luca Grassi, direttore operativo per la Cri. «Abbiamo stimato che complessivamente gli arredi per i tre alloggi possano cubare attorno agli 80mila euro – ha precisato – Ovviamente se ci fosse qualche mobiliere disposto a venirci incontro su qualche aspetto, la cifra scenderebbe sensibilmente».
La struttura di accoglienza
L’ingresso separato, le pareti fresche di pittura. Quasi tutto, nella sede della Croce Rossa a San Carlo, è pronto per accogliere le donne vittime di violenza. Tre alloggi di diversi tagli realizzati laddove un tempo c’erano gli spazi per obiettori di coscienza. Un maxi restyling concluso a tempo record: «Le previsioni dicevano due anni, ma siamo riusciti a completare il recupero in sette mesi di lavoro, il tutto in concerto con la soprintendenza, visto che l’intero stabile è vincolato», ha proseguito a ricostruire Luca Grassi.
Una ristrutturazione imponente (che ha visto anche la posa del cappotto termico grazie al 110) cominciata a maggio dello scorso anno, costata 1 milione 350mila euro, 600mila circa dei quali per realizzare i tre appartamenti (che hanno il teleriscaldamento, l’aria condizionata, la fibra e gli infissi di ultima generazione) e che ora vanno arredati.
«Attualmente stiamo dialogando con le istituzioni, in particolare con l’assessorato di Egidio Riva, per capire come andare a individuare le donne da ospitare – hanno spiegato il presidente del Comitato di Monza della Cri Guido Compatangelo e il vicepresidente Alberto Cartasegna – Noi come Cri facciamo parte della Rete Artemide e visto che prevediamo una tempistica di ospitalità che possa arrivare massimo a 18 mesi, andremo ad accogliere nei nostri tre alloggi quelle donne e quelle mamme che abbiano superato la fase emergenziale e che siano pronte al reinserimento nel mondo del lavoro. L’obiettivo è quello dell’autonomia: non vogliamo offrire solo un rifugio, ma anche accompagnare le donne in un percorso che le renda indipendenti».
Appartamenti finiti, appello per gli arredi
«Mattoni di Speranza è un programma nato per restituire futuro e protezione alle donne e ai bambini vittime di violenza – ha concluso il presidente – Ora siamo giunti all’ultimo miglio. Per far sì che quanto realizzato in questi mesi diventi una realtà, occorre arredare gli appartamenti». Un appuntamento volto a raccogliere fondi in tal senso è previsto per il 10 aprile in Villa Reale con lo Charity Event, un’asta di beneficenza il cui ricavato verrà impiegato nell’acquisto degli arredi». A condurre l’asta sarà Fabrizio Fontana, volto di Zelig e Striscia la Notizia. «Il nostro progetto è partito da una convinzione – ha concluso – Ovvero che la violenza è una ferita sociale che richiede non solo solidarietà, ma anche spazi sicuri in cui ricominciare a respirare, lontano dalla paura».