Il monito

Il monito di Delpini: “Non mancano i preti ma i cristiani”

Le parole, in esclusiva al nostro Giornale, dell’arcivescovo Delpini in visita pastorale nel Decanato di Vimercate

Il monito di Delpini: “Non mancano i preti ma i cristiani”

C’è un’attesa che attraversa le piazze, le parrocchie e gli oratori. Nelle prossime settimane, l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, varcherà i confini del Decanato di Vimercate (la scorsa settimana ha inaugurato il suo tour nella comunità pastorale di Usmate Velate, Carnate e Ronco Briantino mentre lo scorso week end ha fatto visita a Bernareggio, Sulbiate e Aicurzio) per una Visita Pastorale che si preannuncia come un momento di ascolto profondo e di rilancio spirituale.

Non si tratta di una semplice visita formale, ma di un cammino che tocca il cuore di una Brianza sospesa tra la sua storica tradizione operosa e le sfide di un futuro sempre più digitale e frammentato. Dalle eccellenze industriali di Agrate alle radici spirituali degli oratori di Concorezzo, il Pastore della Diocesi ambrosiana viene a tracciare una rotta: quella di una Chiesa che non vuole essere un mero “erogatore di servizi”, ma un vicinato solidale capace di bussare alla porta di chi è solo.

Arcivescovo nelle prossime settimane visiterà le comunità pastorali del Decanato di Vimercate, crocevia (come tutta la Brianza) tra tradizione agricola, eccellenza tecnologica e nuove fragilità. Quale tratto distintivo ravvisa nei fedeli di questa zona pastorale?

In questa terra benedetta da Dio e abitata da santi io riconosco un popolo generoso e operoso, una comunità cristiana vivace, con una grande prevalenza di adulti e anziani, una comunità giovanile simpatica e impegnata. Per tutti – giovani, adulti, anziani, bambini – non c’è altra missione che quella che indica Gesù: essere testimoni della speranza con la gioia e la carità. Il cristianesimo triste è insopportabile. Il cristianesimo nostalgico è noioso. Il cristianesimo timido è patetico. La gioia e la carità. Vivere la propria vita come vocazione a vivere la vita di Gesù.

Siamo in una terra di grandi oratori (dai quali sono nate innumerevoli vocazioni al sacerdozio. Un caso su tutti la comunità di Concorezzo) e tradizioni associative forti, che però oggi faticano a intercettare i giovanissimi. Come possiamo ripensare l’educazione cristiana in un territorio così «rapido» e digitalizzato come il Vimercatese? Quali risposte hanno bisogno i giovani?

Sarebbe bello che gli adulti fossero contenti di essere adulti: forse questo potrebbe incoraggiare i giovani a diventare adulti, rendersi conto della bellezza e della responsabilità di essere vivi. Certo, a prima vista la proposta della comunità cristiana non può essere vincente nella sfida con le distrazioni e le insidie del contesto consumistico, individualistico e disperato. Tuttavia, i cristiani possono essere però come un segnale che dice: volete avere una speranza? Ecco la strada: Gesù risorto. I giovani hanno bisogno soprattutto di coetanei contenti e attenti, di adulti che abbiano tempo per ascoltarli e per testimoniare la luce che hanno incontrato in Gesù e che incontrano nella Chiesa. Ho l’impressione che molti preferiscano essere disperati. Ma per chi accoglie l’invito si aprono le porte che introducono allo stupore e all’esultanza.

La crisi energetica e l’inflazione derivanti dal conflitto nel Golfo stanno colpendo duramente anche le famiglie e le imprese della Brianza e del Vimercatese. Come può la Chiesa aiutare chi è schiacciato da queste conseguenze indirette della guerra, che sembrano così lontane ma sono così vicine?”

La Chiesa continua a predicare la pace, a invocare la pace. La guerra è un disastro, una idiozia, una bestemmia contro il Signore. Certo tutto il pianeta è ferito se un paese è ferito. Però è troppo meschino preoccuparsi del prezzo della benzina più che dei morti e dell’odio. C’è stata un’epoca in cui la guerra è stata usata per derubare i popoli delle loro ricchezze e alcuni paesi sono diventati ricchi impoverendo i poveri. La povera gente muore e stenta a vivere. Lo scandalo continua. Cosa possono fare i cristiani? Sono chiamati alla gioia di essere operatori di pace: beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio.

Qui hanno sede giganti dell’innovazione (un nome su tutti St di Agrate), ma cresce anche l’incertezza per le piccole imprese. Quale parola di speranza rivolge ai lavoratori e agli imprenditori brianzoli che sentono il peso di un sistema che corre sempre più veloce?

Questa terra ha sempre risposto alle sfide del momento. Credo soprattutto con queste risorse: una grande capacità di lavoro, una competenza per produrre eccellenza, una capacità di cooperare, associarsi, mettersi in rete. Non so consigliare altro che di continuare ad attingere a quello che la tradizione brianzola insegna. Ma certo non ho ricette per una strategia industriale! Viviamo in comuni densamente popolati, eppure il «male oscuro» sembra essere la solitudine, sia dei giovani che degli anziani.

Come può la comunità pastorale tornare ad essere un «vicinato solidale» e non solo un centro di servizi? Insomma, come ripensare al ruolo delle comunità?

“Parrocchia” significa la chiesa vicina alle case. «Comunità Pastorale» significa una pastorale di insieme per la missione. Saranno in alternativa? Cioè la costituzione della Comunità Pastorale allontanerà la Chiesa dalle case? Coloro che sono soli saranno più soli? Le cose da fare, le iniziative pastorali avranno la prevalenza sui rapporti tra le persone? Sono domande che mi inquietano. Ma siccome la Chiesa non è “una cosa dei preti”, io spero che tutti i cattolici abitanti in un territorio si interessino di tutti, tutti gli abitanti del territorio: ci sono inviti da rivolgere, casa per casa; messaggi da distribuire, casa per casa; rami d’ulivo da portare come augurio, casa per casa. In questo territorio del decanato di Vimercate i cattolici sono dappertutto e perciò si potrebbe evitare che qualcuno sia lasciato solo; tutti possono offrire un sorriso e un invito a chi abita vicino, nello stesso condominio, sulla stessa via; alle feste e ai lutti, alle proposte di meditazione e di preghiera tutti possono essere invitati, accolti, desiderati; di tutti quelli che mancano ci si deve chiedere: “perché non c’è?”. Quando bussi per un saluto o per un invito, molte porte resteranno chiuse, forse anche ostili, forse imbarazzate per una visita. Che possiamo farci? Non saprei. Ma tu hai tentato?

Lei insiste spesso sulla corresponsabilità dei laici. In un momento di calo delle vocazioni sacerdotali, come immagina il futuro delle nostre parrocchie brianzole tra dieci anni? Saranno i laici a guidare le comunità vista la mancanza di sacerdoti? Nel Vimercatese, come in tutta la Diocesi, sono sempre più i diaconi impegnati nelle varie parrocchie. Sono figure da sviluppare sempre più, ma come fare?

Laici, ministri istituiti, diaconi permanenti non sono per sostituire i preti. Quello che manca, a mio parere, non sono i preti, ma i cristiani, discepoli-missionari. I cristiani sono coloro che per dono di Spirito Santo sono pietre vive nella santa Chiesa di Dio, ciascuno con i suoi talenti e anche con le sue povertà. I cristiani sono quelli che vivono la loro vita come vocazione alla vita di Dio, se ne hanno il desiderio e le capacità, anche come preti.

Eccellenza, quest’anno il Giornale di Vimercate festeggia 30 anni di vita. Per tre decenni abbiamo cercato di essere la “memoria storica” e la voce del territorio di Vimercate, raccontando gioie, fatiche e speranze della nostra gente. Le chiediamo una riflessione e una benedizione speciale per noi redattori e per i nostri lettori

Benedico i giornalisti e tutti coloro che hanno la pazienza di cercare la verità, più che la notizia eccitante e curiosa.
Benedico i giornalisti che sono ispirati da una benevolenza verso le persone di cui scrivono, anche se si devono raccontare cose spiacevoli e delitti. Benedico i giornalisti che hanno il senso delle proporzioni e quando danno una notizia sono consapevoli che quella non è la realtà, ma una parte della realtà.Benedico i giornalisti che raccontano la vita della gente e non solo le notizie di agenzia. Benedico i giornalisti che scrivono bene, al punto da far venire voglia di rileggere quello che hanno scritto. Benedico i giornalisti spiritosi che hanno il senso dell’umorismo e sono capaci di ironia. Benedico i giornalisti, i redattori e tutti quelli che fanno il Giornale di Vimercate, perché esistono e, se lavorano bene, fanno un gran servizio. Benedico i lettori che ai giornalisti non chiedono punti esclamativi e titoloni scandalosi, ma notizie e un aiuto a capire.