Sanità

Infezione dopo l’intervento, il Policlinico condannato a risarcire la sua paziente

La sentenza a Novara. Alla paziente riconosciuti oltre 50mila euro di risarcimento. L'avvocato della signora Andrea Marzonati: «Il Policlinico avrebbe dovuto chiedere scusa»

Infezione dopo l’intervento,  il Policlinico condannato  a risarcire la sua paziente

Un intervento chirurgico, poi le complicazioni, nuovi ricoveri e altri passaggi in sala operatoria. E infine una lunga battaglia legale che si chiude con una condanna.
Il Tribunale di Novara ha riconosciuto la responsabilità del Policlinico di Monza per un caso di infezione nosocomiale che ha causato danni permanenti a una paziente.
La sentenza, firmata dalla giudice Irene Russo, accerta il nesso causale tra la condotta della struttura sanitaria e l’infezione contratta dalla donna, stabilendo il diritto al risarcimento dei danni subiti.

L’intervento e le complicazioni

La vicenda risale al dicembre 2019. La paziente, dopo l’asportazione di un carcinoma mammario del seno sinistro, a causa della familiarità oncologica e per il rischio di una possibile recidiva controlaterale, è stata sottoposta presso il Policlinico di Monza a mastectomia profilattica bilaterale.
Il decorso post-operatorio inizialmente appariva regolare, ma nel corso dei controlli successivi è emersa una infezione del sito chirurgico da Pseudomonas aeruginosa. Una complicanza che ha inciso in modo significativo sull’iter clinico, rendendo necessari ulteriori interventi chirurgici, tra cui la rimozione della protesi e successivi interventi ricostruttivi.
Secondo la consulenza tecnica disposta dal Tribunale, l’infezione è riconducibile con elevata probabilità all’ambito ospedaliero, in occasione dell’intervento o dei ripetuti accessi ambulatoriali effettuati nei mesi successivi.

La responsabilità della struttura

Nel provvedimento il giudice richiama le conclusioni dei consulenti tecnici, evidenziando come la struttura sanitaria non abbia fornito una prova adeguata di aver adottato tutte le misure necessarie a prevenire il rischio infettivo. Un passaggio centrale della decisione: una volta dimostrato il nesso tra infezione e trattamento sanitario, spetta infatti alla struttura dimostrare di aver operato nel rispetto delle regole e delle cautele richieste. Prova che, secondo il Tribunale, non è stata raggiunta. Da qui la condanna per responsabilità sanitaria.
Il Tribunale ha quantificato il danno non patrimoniale in 32.697,75 euro, a cui si aggiungono 241,45 euro di danno patrimoniale, oltre a interessi, rivalutazione e spese legali, per un importo complessivo che, includendo tutte le voci, si avvicina ai 50mila euro.
Nel corso del procedimento la struttura aveva formulato una prima proposta risarcitoria pari a 9mila euro, non accettata dalla paziente, che ha deciso di proseguire l’azione giudiziaria fino alla sentenza.

La posizione del legale

«Si tratta di una sentenza importante – commenta l’avvocato Andrea Marzorati, legale della paziente – perché riconosce in modo chiaro la responsabilità della struttura sanitaria e il diritto della mia assistita a ottenere un risarcimento adeguato».

Il legale sottolinea anche l’atteggiamento tenuto dalla struttura nel corso della vicenda: «Nonostante la consulenza tecnica avesse già accertato la responsabilità, alla paziente è stata proposta inizialmente una somma di appena 9mila euro, poi aumentata fino a circa 25.800 euro, comunque ben lontana da quanto poi riconosciuto dal giudice».
«La mia assistita – aggiunge – ha scelto di non accettare e di andare fino in fondo perché quello che è capitato a lei non accada ad altri. In casi come questo, più che trattative al ribasso, sarebbe stato auspicabile un riconoscimento tempestivo dell’errore. Insomma, il Policlinico avrebbe dovuto chiedere scusa».
La sentenza mette così la parola fine a una vicenda iniziata oltre cinque anni fa, segnata da complicazioni cliniche e da un lungo percorso giudiziario, iniziato con un accertamento tecnico preventivo e proseguito con una causa civile definita con rito semplificato.