La sfida del Ferraris di venerdì 17 aprile tra Sampdoria e Monza, con calcio d’inizio alle ore 21, vale un pezzo di stagione per entrambe: i blucerchiati vengono da tre vittorie di fila e sognano di trasformare la rincorsa salvezza in assalto ai playoff, mentre i brianzoli, dopo aver riagganciato il Frosinone (sul quale sono in vantaggio per effetto degli scontri diretti) si giocano la prima di quattro finali in ottica promozione diretta. Allo stadio “Luigi Ferraris” è previsto un colpo d’occhio importante, con oltre 25-30 mila spettatori attesi per una partita che il mister biancorosso Paolo Bianco definisce “delicatissima”, anche alla luce dell’ultimo colpo della Samp, capace di battere un Pescara che. al momento, è tra le squadre più in forma del campionato.
Bianco presenta Sampdoria – Monza: quattro venerdì da leoni
“Abbiamo la prima partita di questi quattro venerdì, ed è la più importante”, scandisce l’allenatore, legando Sampdoria – Monza a una specie di mini-campionato dentro al campionato. “Lo è perché giochiamo prima delle altre: un risultato positivo ci permetterebbe almeno per una notte di agguantare il Venezia e di staccare di tre punti il Frosinone”. “Mancano quattro partite, dobbiamo pensare una alla volta. È vero che ci sono quattro venerdì, ma il primo è quello che conta, il mio obiettivo, in questo momento, è solo focalizzato sulla Sampdoria”.
La nuova Sampdoria e il Ferraris pieno
Bianco insiste molto sulla crescita dei blucerchiati: “Quando cambia un allenatore è normale che una squadra cambi… la Sampdoria è stata tre squadre completamente diverse nell’arco della stagione”. Ora, con Lombardo e i rinforzi di gennaio, il quadro è ribaltato: “Si è rinforzata tantissimo perché ha preso giocatori di talento ed esperienza per la categoria, molto bravi come Pierini, Brunori, Begic, Esposito e anche tanti altri”.
La conseguenza è una stima apertamente dichiarata: “Per la categoria oggi è una squadra che può puntare a stare nelle zone alte della classifica e lo sta dimostrando con gli ultimi risultati”. Sul fattore ambiente, Bianco alza le spalle con un sorriso: “Ci saranno 25-30 mila persone, spesso è così in quello stadio, ma per fortuna giochiamo noi e non i tifosi”.
Mentalità, adattamento e leggerezza
La parola chiave, in casa Monza, è mentalità. Bianco prende in prestito un concetto da Sinner: «Non vince sempre il più forte, ma vince quello che riesce ad adattarsi meglio ai cambiamenti». Da qui il suo manifesto: “Noi dobbiamo essere bravi ad adattarci a tutto quello che succede e che non possiamo gestire: il vento, un arbitro non in condizioni giuste, i tifosi avversari che spingono forte… Non dobbiamo farci condizionare”. C’è però anche una leggerezza cercata e voluta: “Io ho sempre vissuto il mio lavoro con molta spensieratezza. Purtroppo a volte alcuni miei ex allenatori non me l’hanno fatto vivere così nei momenti cruciali, invece io cerco di trasmettere quello che sono come persona”. Anche la “gita” alla Villa Reale e al torneo di tennis diventa parte del metodo: “Non mi interessa solo l’obiettivo, ma come lo raggiungiamo: bisogna raggiungerlo in maniera molto serena e tranquilla”.
Un Monza equilibrato, tra Caso e Mota. La “sfida” a Colpani: “Può fare di più”
Sul piano tattico, Bianco difende il percorso della squadra e l’idea di equilibrio: “Col Bari abbiamo fatto uno dei migliori primi tempi della stagione, ma se non fai gol si vede sempre il bicchiere mezzo vuoto”. Su Caso è netto: “Sono d’accordo sul fatto che possa spaccare la partita, però entra con la squadra già in vantaggio, con spazi diversi da attaccare… per le sue caratteristiche è molto più semplice”.
Il tecnico spende importanti pesanti anche per Dany Mota: “Dani fa un lavoro senza palla incredibile, si sacrifica tantissimo per la squadra e per un allenatore conta anche quello, conta avere equilibrio”. Poi su Colpani che, come pensano in molti, potrebbe fare ancora meglio di quanto visto fino a oggi: “Col Bari ha fatto una buona partita, ma per me può fare molto di più. L’unica cosa che gli ho detto è che a me non basta quello che ha fatto e non deve bastare neanche a lui”.
Pessina, Petagna e il peso delle storie personali
Capitolo Pessina: i suooi gol non sono una sorpresa, ma il frutto di un percorso lungo. “Veniva da un infortunio che ci vogliono un anno e mezzo, due per tornare ad essere quello che è oggi. Le persone non sanno che dietro certe prestazioni ci sono tempi di adattamento fisico lunghi” spiega il mister. Ora il capitano è tornato centrale: “Credo che oggi Matteo sia tornato il giocatore che voi aspettavate e che io vedevo da tanto in allenamento… in questa fase della stagione ci serve questo Matteo”.
Sul tema testa libera, l’esempio è Petagna: “Dietro delle prestazioni non positive c’è sempre un motivo, spesso molto più importante del nostro lavoro. La gente non lo sa e spesso non gli interessa, anzi a volte gode nel vedere le persone in difficoltà e nel criticare”.
Tra prime volte e obiettivo Serie A
In chiusura, Bianco intreccia il suo passato di calciatore e il presente di allenatore: “Ho vinto due campionati di Serie B da calciatore, in certe circostanze posso trasmettere quello che ho vissuto nello spogliatoio”. L’obiettivo resta chiarissimo: “Dipendiamo da noi stessi. È obbligatorio vincerle tutte per andare in A”. E anche se in sottofondo spuntano le date dei playoff, il tecnico taglia corto: “Ho visto che sono uscite, ma la mia testa pensa step by step, un passo alla volta. Oggi abbiamo il grande obiettivo di poter arrivare tra le prime due… se non dovessimo riuscirci, ci prepareremo benissimo per i playoff, ma adesso non mi interessa”.