Dieci minuti interminabili ma, una volta passati quelli, una corsa verso la gioia più grande di sempre. Grazie al pareggio per 1-1 contro il Real Calepina, la Folgore Caratese ha ottenuto la promozione in Serie C.
Tutto vero, Folgore Caratese in Serie C
Folgore Caratese-Real Calepina è tutta qui. E se chiedete a chiunque degli oltre 1500 presenti allo Sportitalia Village di raccontarvi la partita, in mente avranno solo tre momenti. Il primo è quello del dribbling vincente di Scalmana che dopo 4 minuti porta in vantaggio la squadra bresciana. Il secondo è quello di Luca Tremolada sul dischetto: cala glaciale, rincorsa e rasoterra alla sinistra di Semprini mandato a destra.
Il terzo? Il triplice fischio del signor Dania e la festosa invasione di campo: la Folgore Caratese è promossa in Serie C, traguardo raggiunto con pieno merito al termine di una stagione… folgorante. Il trascorrere dei minuti fa il paio con i canti, le urla, gli abbracci, le strette di mano. Gli abbracci: scene che “certificano” quanto la Folgore Caratese abbia seminato e coltivato per arrivare a raccogliere il più grande risultato sportivo della sua storia.
I commenti
Travolto dall’entusiasmo della squadra e dei tifosi, avvicinato da Tancredi Palmeri e AnnaPia Panassidi, Michele Criscitiello è un fiume in piena, il cui corso è simile ad un’onda travolgente che lui, però, domina dall’alto:
«Quando abbiamo vinto a Verona lì ho capito che avremmo vinto il campionato. Poi le cose sono andate bene ed abbiamo gestito la situazione. Ho sempre detto alla squadra: “Non dobbiamo arrivare punto a punto perché lo perdiamo. Dobbiamo vincere con 9, 10, 11 punti di distacco… E così è stato. La verità è stata che quando il Chievo perdeva, noi le partite che non potevamo perdere le abbiamo pareggiate. Il pareggio seppur sembra una sconfitta a volte ti da quel qualcosina in più. Era il nostro anno. È stato veramente un anno perfetto».
Il pensiero di Michele Criscitiello va anche verso i meriti del club che magari non sono appariscenti come una vittoria ottenuta in campo ma che ricoprono comunque una grande importanza:
«Quando perdi, la notte non ci dormi. Sono stati anni lunghi a pensare che non ce la farai mai. Però mi sono detto: se ce l’ho fatta nel mio mestiere posso riuscirci anche nel calcio, consapevole del fatto che vincere i campionati di Serie D e Serie C è una cosa assurda, pazzesca, difficilissima: devi indovinare gli Under, i Senior, lo staff tecnico. Oggi noi andiamo in Serie C con uno staff tecnico che non aveva mai fatto una presenza in Serie D: abbiamo preso Nicola Belmonte l’allenatore della Primavera 2 del Cosenza, Gianluca Della Rocca che ha fatto un grande lavoro, Andrea Carnevale, Francesco Caspani. Ho creato una “filiale” di Avellino ma, soprattutto, ho creato un gruppo di uomini a me fidati e oggi siamo qui a celebrare l’obiettivo, raggiunto perdendo solo tre partite, una e mezza delle quali immeritatamente. Ma abbiamo fatto di tutto e non abbiamo mai mollato».
Un pensiero condiviso da colui che ha sistemato sul dischetto, e poi calciato in rete, il pallone più pesante del campionato, Luca Tremolada:
«Dedico la promozione a questo gruppo incredibile di ragazzi. Ragazzi che dal 22 luglio hanno lavorato per realizzare questo sogno. Io gli ho solo dato una mano a realizzarlo. Sono dei ragazzi speciali, prima che giocatori forti. Quando ho calciato il rigore ho pensato: «Non preoccupatevi, ragazzi, questa la portiamo a casa».
La festa promozione
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Il triplice fischio finale scatena l’apoteosi allo stadio XXV Aprile. La Folgore Caratese scrive la pagina più importante della sua storia. Una promozione in Serie C arrivata al termine di una cavalcata trionfale, ma che per il presidente Michele Criscitiello ha un sapore che va ben oltre il rettangolo verde. La voce rotta dall’emozione: ai microfoni di Sportitalia, il numero uno del club non ha trattenuto l’emozione, mostrando orgogliosamente la maglia celebrativa che racconta tutto il peso di questo traguardo. Sul petto, la foto insieme al padre Sandro, scomparso improvvisamente il 13 luglio 2023, accompagnata da una scritta che sa di sfida vinta e amore eterno: «Che ti avevo detto?».
«Il 12 luglio ero a cena a Milano con la mia amministrazione. Dissi a mio padre: ‘Sarai tu il Presidente della Folgore’. Lui scherzava, non era convintissimo di questa avventura nel calcio giocato, e mi rispose: “Ho 80 anni, allora portami in Serie C”. Il giorno dopo, mentre ero negli uffici di Sportitalia, arrivò la telefonata di mia madre: papà aveva avuto un arresto cardiaco. Il tempo di arrivare c’era l’ambulanza, l’ho salutato: non c’era più nulla da fare. Se n’è andato così, all’improvviso. Lui era un malato di calcio, un tifoso dell’Avellino del Milan e della Folgore Caratese. Gli dissi: ‘Papà, non mi hai dato tempo, i miracoli in un giorno non si fanno’. Ci ho messo due anni e mezzo, ma ho mantenuto la parola. Domani (ieri, lunedì) prenderò il primo aereo per Napoli, direzione Avellino: porterò questa maglia e la classifica al cimitero, perché glielo avevo promesso…».
Nonostante la commozione, Criscitiello non ha rinunciato a rivendicare il valore del lavoro svolto a Carate Brianza, lanciando un messaggio chiaro al sistema calcio:
«Abbiamo speso meno di almeno 6-7 corazzate del girone. Sono arrivato primo mettendo davanti lo stadio, le strutture e l’organizzazione… Spendo circa 600.000 euro l’anno. Se arrivo quinto va bene, se arrivo primo meglio. Non sono diventato un fenomeno oggi, così come non ero scarso due anni fa. È la programmazione che paga… Facciamo queste lotte perché il calcio non ce lo devono ammazzare. Non abbiamo interessi personali, vogliamo solo che il calcio sia bello. La Folgore Caratese si affaccia per la prima volta nel panorama della Serie C, un traguardo eccezionale per una piazza che non aveva mai assaporato il professionismo. Arriviamo in C con la consapevolezza di chi siamo e con l’umiltà della matricola – ha concluso il presidente – Oggi è un momento di gloria eccezionale per noi».
È stata la vittoria di una società, di una città e, soprattutto, di una promessa mantenuta a un padre che, dal Cielo, ha sicuramente goduto e applaudito orgoglioso alla festa e al miracolo del figlio.