Gli odori molesti continuano ad imperversare, seppur con cadenza irregolare, nel quartiere di Bernate. Per questo motivo giovedì scorso l’Amministrazione comunale e Brianzacque hanno incontrato i cittadini in un’assemblea pubblica a Sant’Apollinare per raccontare l’immane lavoro da detective che da mesi stanno svolgendo. Durante l’incontro, organizzato dal Comitato di Frazione, l’assessore Luca Travascio ha illustrato ai presenti la problematica ma, di fatto, l’assemblea si è conclusa senza una sentenza sull’origine del problema. O meglio degli indiziati ci sono. E sarebbero i fanghi di lavorazione della Granarolo che sprigionerebbero i miasmi. Gli accertamenti sono tuttora in corso e proseguiranno ancora per qualche mese con diversi strumenti.

Assemblea pubblica
Sorvegliata speciale, hanno spiegato l’assessore Travascio e l’ingegnere di BrianzAcque Micaela Fedoni, è la Granarolo, tra Arcore e Usmate. I sospetti mai confermati si sono sempre concentrati lì, sebbene Travascio abbia spiegato che l’azienda ha installato un impianto di depurazione da 8 milioni di euro lo scorso anno e la Fedoni abbia dichiarato che «l’acqua di scarico è pulitissima, con un miglioramento nettissimo dopo l’installazione del depuratore».
L’assessore ha voluto fare chiarezza sul percorso intrapreso dall’Amministrazione comunale, sottolineando come il lavoro sia costante ormai da un anno: “Ci tengo a rimarcare in primis che l’Amministrazione sta lavorando già dalla primavera dello scorso anno a questa criticità. Quando arrivarono le prime segnalazioni, la Procura della Repubblica, con Provincia, Ats e Arpa, diedero delle prescrizioni sull’attività produttiva e concessero dilazioni per mettersi in regola, anche per quanto riguarda gli scarichi in fognatura. Tra maggio e settembre i miasmi erano spariti, per poi ripresentarsi in autunno”.
La spiegazione dell’assessore Travascio
Travascio ha poi spiegato l’evoluzione delle indagini tecniche: “A gennaio 2026 Brianzacque ha confermato che l’acqua in uscita dallo stabilimento era addirittura più pulita di quella in entrata, escludendo quindi problemi agli scarichi fognari. Il problema, dunque, sembra derivare dall’aria, in particolare dal deposito fanghi di Granarolo. Bernate si trova in una sorta di conca naturale: quando non c’è vento, l’aria “sporca” e pesante ristagna a causa della depressione altimetrica”.
Poi c’è tutto il lavoro svolto da BrianzAcque che ha passato al setaccio scarichi e collettore su via Gilera ma anche parametri di un centinaio di aziende che si trovano concentrate in due aree ai lati del territorio dove si avvertono gli odori. Finora non sono state rilevate criticità ma il monitoraggio andrà avanti ancora per mesi, anche con campionatori fissi.
I fanghi dell’azienda Granarolo
In questo quadro, dicevamo, i sospetti si concentrano sempre più sui fanghi della Granarolo. Si tratta del materiale di risulta che deriva dalla depurazione delle acque di scarico. “Viene contenuto in un capannone – ha spiegato Travascio – che viene aperto 3-4 volte al giorno, quando i tir caricano il materiale per il trasporto. Si sta approfondendo l’ipotesi che quella sia l’origine, ma al momento, anche alla luce dei sopralluoghi, non siamo in grado di definirlo con certezza”.
L’ipotesi accende comunque un faro su una questione: la ragionevole possibilità che gli odori molesti arrivino dall’aria anziché dall’acqua. Su questo fronte la grossa criticità segnalata da Travascio è relativa ad Arpa, contattata già a gennaio “ma non si è mossa subito”. Intanto che il tema “aria” resta in secondo piano, sul fronte “acqua” si investono grosse risorse, se non altro in termini di tempo e lavoro, per l’ente pubblico ma soprattutto per BrianzAcque. E mentre i tempi si allungano, gli odori molesti proliferano tra le proteste dei bernatesi costretti a chiudere le finestre e a lamentare un disagio che rischia di rendere il quartiere meno appetibile anche dal punto di vista immobiliare.