Ha ribadito quanto la sua Amministrazione creda nella battaglia per la verità sulla tragica morte di Giulio Regeni, spiegando come la rimozione dalla facciata della biblioteca di Lissone dello striscione dedicato al ricercatore ucciso in Egitto nel 2016 – affisso una decade fa dall’Esecutivo Monguzzi e lasciato al suo posto dall’attuale Giunta di centrodestra fino a settimana l’altra – sia legata a motivi contingenti. Vale a dire alla promozione della rassegna «Intrecci di Design» organizzata dal Comune per il Salone del Mobile, che vede proprio l’edificio di piazza IV Novembre quale sede principale degli eventi in calendario. Bollando quindi come «pretestuoso» e finanche «offensivo» l’ordine del giorno urgente portato dal Partito democratico sui banchi del Consiglio comunale mercoledì sera per il ripristino immediato dello stendardo.
Tornerà? Il punto di domanda resta
C’è un però. Perché, nonostante le ripetute richieste dai banchi delle minoranze, il sindaco di Lissone Laura Borella – e con lei la maggioranza intera – non ha chiarito cosa succederà a fine maggio, quando su «Intrecci di Design» calerà il sipario: lo striscione giallo tornerà al suo posto o resterà definitivamente arrotolato nel cassetto?
«Finito il Fuori Salone vedremo il da farsi…», ha detto al microfono il leghista Matteo Lando. «Chi non espone un manifesto è forse contrario al suo messaggio? Chi, ad esempio, non sventola la bandiera della pace vuole la guerra?», le domande sibilline del forzista Marco Fossati. «Vi stupiremo con effetti speciali…», ha tagliato infine corto il primo cittadino a margine della seduta, avvicinata dalla cronista dopo il silenzio tombale davanti alle risposte chiare invocate senza successo delle opposizioni. Portando dritta dritta la maggioranza in un ginepraio di polemiche.
«Perché fomentate il dubbio sul venir meno del vostro interesse alla causa?», ha chiesto il riformista Alberto Bertolini, interpretando un po’ la diffusa difficoltà di comprendere le motivazioni a base dell’agire del centrodestra.
L’indignazione delle opposizioni
Esterrefatto il capogruppo del Pd Elio Talarico. «Pensavamo che la rimozione dello striscione per Giulio Regeni, con il quale molti comuni si sono simbolicamente schierati a fianco della battaglia per la ricerca della verità, fosse dovuta alla sola necessità di fare spazio alla pubblicità degli eventi del design. Ci siamo indignati perché abbiamo ritenuto il gesto una grave leggerezza». Invece, ha sbottato, «sindaco e capigruppo di maggioranza hanno fatto intuire che togliere lo striscione è stata una scelta precisa. Peggio ancora, non è nemmeno certo che venga riposizionato una volta terminate le iniziative del design». Calpestando «la nostra sensibilità e la sensibilità di quanti hanno a cuore quei simboli che tengono viva l’attenzione contro l’indifferenza e l’ingiustizia. L’atteggiamento della sindaca, ignorando i nostri appelli al dialogo, non è il comportamento di un primo cittadino che tutela le sensibilità dell’intera comunità. Ci ha dimostrato, anche in questo caso, l’inadeguatezza a ricoprire quel ruolo».
Mercoledì l’ordine del giorno dem è stato bocciato: contrari Forza Italia, Fratelli d’Italia (con l’avvocato Edoardo Pallavicini che ha fatto rientro a casa prima della votazione) e Lega. Astenuti l’indipendente Stefano Arosio e Daniele Fossati (Lissone in Movimento). Pollice all’insù invece dalle opposizione, fatta eccezione per Marino Nava (Listone) che ha tolto la scheda dalla pulsantiera, rifiutandosi di votare. «Dovete finirla di prenderci in giro», l’indice puntato alla maggioranza.