Nuovi compositi per la Toronto Bridge: più estetica, più durata

I dottori Gianluca Santoni e Andrea Ormellese, con la dottoressa Malmesi, ricevono i pazienti nella sede di via Italia 18

Nuovi compositi per la Toronto Bridge: più estetica, più durata

Negli ultimi anni la vera rivoluzione, per chi deve riabilitare un’intera arcata dentale, non è stata solo l’evoluzione delle tecniche implantari, ma anche quella dei materiali utilizzati per rivestire le protesi fisse tipo Toronto Bridge. I compositi di nuova generazione hanno cambiato la resa estetica, la durata e la facilità di gestione delle protesi, avvicinandole sempre di più a una dentatura naturale, sia alla vista sia nella vita di tutti i giorni. Al Centro Medico Varedo, nella sede di via Italia 18, i dottori Gianluca Santoni e Andrea Ormellese hanno scelto di puntare proprio su questi materiali di ultima generazione, integrandoli in protocolli di lavoro che uniscono precisione tecnica, pianificazione digitale e attenzione al comfort del paziente.

Dalla resina acrilica ai nuovi compositi

Un tempo, il rivestimento delle protesi su impianti era affidato quasi esclusivamente alla resina acrilica: una soluzione che aveva il pregio del costo contenuto, ma mostrava nel tempo limiti evidenti in termini di usura e stabilità del colore. I compositi di ultima generazione, invece, rappresentano un salto di qualità netto: sono materiali ibridi in grado di imitare molto meglio l’aspetto di smalto e dentina, mantengono più a lungo brillantezza e colore e offrono superfici più lisce e meno soggette all’accumulo di placca batterica. «Il vantaggio del composito di nuova generazione rispetto alla vecchia resina è sostanziale», sottolineano Santoni e Ormellese. «Non solo per la resa estetica, ma anche per la resistenza e per la possibilità di intervenire con ritocchi mirati in caso di piccole scheggiature, senza rifare da capo l’intera protesi, come può accadere con la ceramica».

Toronto Bridge

Dal punto di vista tecnico, la Toronto Bridge con estetica in composito nasce da una pianificazione accurata. Si parte da una ceratura diagnostica che definisce forme e volumi dei futuri denti, la si scansiona e la si utilizza come base per la modellazione tridimensionale al computer. Su queste informazioni viene progettata una barra metallica SLM, fresata con altissima precisione e avvitata su monconi implantari che si innestano sugli impianti. Solo a questo punto si procede con la stratificazione del composito, controllando in modo micrometrico l’adattamento e curando il sistema di ancoraggio ai monconi con cementi di precisione, in modo da ridurre al minimo le tensioni sugli impianti nel tempo.

Soluzioni e budget differenti

Intorno a questi materiali ruota una gamma di soluzioni pensate per rispondere a esigenze estetiche e di budget differenti. «Si parte dalla Metallo-Resina, scelta più economica ma più esposta all’usura, per arrivare al Metallo-Composito, che bilancia resistenza ed estetica grazie a strutture fresate al computer», spiegano i due odontoiatri. Per chi richiede il massimo in termini di resa visiva esistono poi il Metallo-Ceramica, apprezzato per brillantezza e stabilità cromatica, e la Zirconia-Ceramica, soluzione completamente “metal-free” in ossido di zirconio, che elimina il rischio di ombre grigie sui margini e offre una naturalezza visiva elevata.

Una soluzione vincente

Solo dopo aver compreso quanto siano cambiati i materiali si può davvero apprezzare il ruolo della Toronto Bridge come soluzione protesica.
Si tratta di una protesi fissa su impianti pensata per riabilitare un’intera arcata superiore o inferiore, avvitata in modo stabile su 4-6 impianti osteointegrati nell’osso. Nata concettualmente negli anni Ottanta grazie al lavoro del prof. Ingvar Brånemark, nel tempo si è evoluta insieme alle tecnologie digitali e ai nuovi materiali.
«Chi deve riabilitare un’arcata intera ha oggi qualcosa di completamente diverso dalla dentiera che conoscevano i nostri nonni», osservano Santoni e Ormellese. La protesi è fissa, non si muove durante la masticazione o il parlato, non richiede al paziente di essere tolta e rimessa: solo il dentista può svitarla in occasione dei controlli.

Il percorso al Centro Medico Varedo è pensato per accompagnare il paziente in tutte le fasi, dalla diagnosi alla protesi definitiva.
Ogni caso viene studiato con TAC Cone Beam 3D e scansione intraorale digitale, per valutare in dettaglio l’osso disponibile, il posizionamento ideale degli impianti e il progetto estetico del sorriso. Nella maggior parte delle situazioni è possibile consegnare una protesi fissa provvisoria entro 24-48 ore dall’intervento, così il paziente non resta mai senza denti. La protesi definitiva in composito di nuova generazione viene poi realizzata e consegnata dopo l’osteointegrazione, verificando con cura adattamento, occlusione ed estetica.

A chi è consigliata

La Toronto Bridge è indicata per chi ha perso tutti i denti o la maggior parte di essi in un’arcata, anche quando sono presenti condizioni come diabete controllato, ipertensione o età avanzata, che da sole non rappresentano una controindicazione assoluta (decide il dentista). Chi desidera capire se può beneficiare di queste soluzioni o semplicemente confrontarsi senza impegno, può rivolgersi al Centro Medico Varedo dove, nello staff medico, è presente anche la dott.ssa Gabriella Malmesi, che esercita in città dal 1986.

Per informazioni e appuntamenti Centro Medico Varedo è in via Italia 18 a Varedo. Tel. 0362.554266