C’erano anche gli agenti della Digos tra il pubblico intervenuto durante l’ultima seduta della Consulta di Sant’Albino (Monza). Una cosa mai successa, segno di un clima che si temeva potesse farsi teso.
Si amplia l’azienda che produce armamenti
In realtà il confronto non è mancato, ma non sono arrivati gruppi esterni di protesta (come forse si temeva?) e le preoccupazioni dei residenti sono rimaste soprattutto su impatto ambientale, traffico e rumore legati all’arrivo di nuove aziende nel comparto industriale a nord del quartiere (come scriviamo a pagina 21).
Il timore probabilmente era che si creassero tensioni legate al fatto che la «Cmo», proprietaria della «MasperoTech», già presente nel quartiere e destinata ad ampliarsi secondo il Masterplan approvato dalla Giunta Pilotto, lavora – seppur in minima parte – anche per il comparto Difesa.
“Ecco cosa produciamo”
A chiarirlo è stato direttamente Claudio Ongis, fondatore e amministratore delegato di «Cmo», società che ha rilevato «MasperoTech» e che è destinata ad ampliarsi nell’area: «Fatturiamo 130 milioni di euro l’anno, di cui solo lo 0,6% è legato alla difesa. Produciamo componenti in metalli non ferrosi per treni, automotive – tra cui pezzi per McLaren – e satelliti. Siamo registrati nel comparto difesa da 50 anni e realizziamo anche ponti mobili per la Protezione civile. I nostri prodotti possono avere diversi utilizzi: dipende da come vengono impiegati».
«E meno male che esponete lo striscione della pace…»
Una spiegazione che non ha placato del tutto le perplessità. Michela Martinengo, cittadina attiva ed ex coordinatrice della Consulta, ha sollevato il tema della coerenza politica: «All’Amministrazione di Monza, che espone sul Municipio uno striscione contro il riarmo, va bene una situazione del genere o non c’è una contraddizione?». A rispondere è stata l’assessora alla Partecipazione Andreina Fumagalli: «Non vedo contraddizioni. C’è una produzione che serve anche la protezione civile. Le armi possono essere usate per offendere o difendere. Mi avrebbe disturbato se la produzione avesse riguardato le mine antiuomo (vietate dai trattati internazionali, ndr)».
Il masterplan
Lamperti da parte sua ha difeso il senso dell’operazione: «Le aree di questo mastreplan sono a destinazione produttiva fin dal 1971. Un piano di lottizzazione del 2006 è rimasto in parte inattuato: l’Atm doveva farci un deposito dei bus. Ora quel piano è scaduto». Precisazioni sono arrivate anche da Ongis: «La Cmo è stata fondata 40 anni fa, nel 2018 ha rilevato la Maspero, salvando cento posti di lavoro, che dal 1909 operava a Monza producendo rubinetti, accessori per moto e macchine per il caffè. E’ vero che pezzi forgiati anche a Monza possono anche essere usati in ambito difesa: siamo registrati nel comparto delle industrie per la difesa, secondo tutte le norme previste. Poi, la questione è sempre la stessa: con un coltello posso sbucciare la frutta o uccidere: dipende dall’uso che ne faccio», ha ribadito. Il Masterplan assegna due lotti (la palazzina direzionale ex Atm e un terreno) alla Cmo, e altri due a Union Officine Meccaniche e a Pal2000, per un totale di 45mila metri quadrati, in parte edificati e in parte a verde. «A Sant’Albino c’è una parte degli interessi della comunità monzese intera, non solo del quartiere – ha concluso Lamperti – la città ha interesse ad avere aziende che danno lavoro, offrono servizi, pagano oneri di urbanizzazione che permettono poi al Comune di costruire e fare manutenzione a scuole, aree verdi, edifici pubblici. Sono contento di poter negoziare con attività produttive private per ottenere il massimo dei benefici per le attività pubbliche».
Il legame con Israele
Il legame della Masperotech con Israele emerge a pagina 167 del volume II della «Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo sull’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento» della Camera dei Deputati pubblicata a fine marzo di quest’anno e relativo alle operazioni effettuate nel 2026. Una transazione da 336mila 101 euro legata a un’autorizzazione che sarebbe stata concessa nel 2022. Tre i pagamenti relativi alla medesima autorizzazione, ma risulta impossibile delineare i contorni dell’operazione: in pratica nel documento governativo non viene riportato con chiarezza che tipo di materiale l’azienda (e con essa tutte le altre aziende) abbia esportato, in questo caso in Israele.
Questo perché la relazione stessa, così come evidenziato dagli analisti dell’osservatorio indipendente The Weapon Watch, viene «spacchettata» in diversi volumi e i rimandi dell’uno all’altro volume, spesso non ci sono. Nel primo vengono riepilogate le autorizzazioni concesse dal Governo e relative alle esportazioni di armamenti (con tanto di tipologia di componentistica venduta all’estero), mentre nel secondo c’è l’elenco delle transazioni autorizzate divise paese per paese, ma senza alcun accenno alla tipologia di materiale esportato.
La relazione
Nel dettaglio, nel volume I della relazione, «non si vede il destinatario del materiale che ha ottenuto il via libera all’esportazione», ha evidenziato Carlo Tombola, tra i fondatori dell’osservatorio che già in passato aveva evidenziato l’esistenza di rapporti commerciali della società monzese con Israele. C’è tuttavia l’elenco dei materiali oggetto di contratto. In questa voce, per quanto riguarda la Masperotech, compaiono le autorizzazioni ottenute nel 2025 per un valore complessivo di 1 milione 527mila 041 euro. E i materiali sono tutti riconducibili all’industria bellica: componente per veicoli militari terrestri, carri armati, sottomarini, materiale in rame con impiego per munizioni da guerra.
Nel volume II, invece, ci sono gli elenchi dei paesi destinatari delle autorizzazioni (con la lista delle aziende che vi esportano) senza però la precisazione di che cosa esattamente venga venduto nei diversi Stati. Nel caso del dossier di quest’anno, nell’elenco delle transazioni da Israele, la Masperotech compare in l’unica operazione da 336mila euro legata a un’autorizzazione (alla quale sono legati tre distinti pagamenti) rilasciata dal Governo nel 2022, come hanno ricostruito gli analisti di The Weapon Watch, ma senza la relativa voce della natura della merce inviata. Per quanto riguarda il progetto di espansione dell’azienda a Sant’Albino, Carlo Tombola invita l’Amministrazione alla cautela: «L’Ente locale, davanti a un’azienda che fattura milioni e che è stata destinataria di pagamenti attribuibili a Israele, dovrebbe scegliere la strada del dibattito pubblico».