Da Regione

Consiglio regionale: scontro sul Cpr di via Corelli e sul futuro dei rimpatri in Lombardia

Destra e sinistra si dividono sul centro di trattenimento milanese. Fratelli d’Italia chiede il raddoppio delle strutture, mentre le opposizioni ne esigono la chiusura immediata denunciando violazioni dei diritti umani

Consiglio regionale: scontro sul Cpr di via Corelli e sul futuro dei rimpatri in Lombardia

Il dibattito sull’immigrazione e sulla gestione delle espulsioni torna tenere banco in Consiglio regionale della Lombardia. Al centro della discussione c’è il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di via Corelli a Milano, l’unica struttura di questo tipo attualmente attiva sul territorio regionale, destinata al trattenimento amministrativo dei cittadini stranieri in attesa di espulsione.

Tra mozioni, ordini del giorno e l’intervento delle commissioni consiliari competenti — tra cui la Commissione Sanità e Politiche sociali e la Commissione speciale Antimafia, trasparenza e legalità — il Cpr milanese si conferma al centro di opinioni molto distanti tra maggioranza e opposizione.

La mozione del centrodestra: “Mantenere via Corelli e valutarne un secondo”

Proprio di oggi la mozione presentata da Fratelli d’Italia, con primo firmatario il consigliere di Fratelli d’Italia Marco Bestetti. La maggioranza spinge per un allineamento totale con le politiche nazionali del ministero dell’Interno, difendendo l’utilità strategica dei centri.

“Chiediamo di riaffermare un principio molto semplice: chi si trova oggi sul territorio italiano senza titolo e non ha fatto domanda di asilo deve essere necessariamente espulso”, ha dichiarato Bestetti durante il suo intervento. “Le espulsioni e i rimpatri sono un caposaldo per il governo di centrodestra nella politica di contenimento dell’immigrazione clandestina. Riteniamo che i Cpr siano fondamentali in questa strategia”.

La mozione della destra non si limita a blindare la struttura di via Corelli contro i tentativi di smantellamento delle opposizioni, ma guarda oltre:

“Chiediamo di aderire al piano di riorganizzazione del ministro Piantedosi della rete dei Cpr sul territorio nazionale, che possa prevedere anche un’implementazione di questi centri ed eventualmente anche l’apertura di un nuovo ulteriore Cpr in Regione Lombardia”.

Il Partito democratico attacca: “I Cpr sono un pasticcio che lede i diritti umani”

Di tutt’altro avviso il Partito democratico, che contesta l’efficacia e la natura stessa di queste strutture. Secondo le opposizioni, i centri di permanenza non risolvono il problema delle espulsioni, ma creano zone grigie a livello giuridico e umanitario.

“Credo che sia sbagliato l’argomento che viene utilizzato”, ha replicato Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Consiglio regionale. “I Cpr sono oggi un pericoloso ibrido nel quale, nei fatti, fanno convivere sia persone che vanno rimpatriate immediatamente — e per le quali è inutile farle stare lì dentro — sia persone che poi magari si scopre non avere i requisiti per essere rimpatriate”.

Secondo il leader dem, il sistema attuale è fallimentare:

“Invece di fare questo grande pasticcio, che spesso vede una lesione anche dei più banali diritti umani, io penso che i rimpatri e le espulsioni si debbano fare, ad esempio, direttamente dal carcere per chi proviene da un’esperienza di detenzione”.

La diffida al sindaco di Milano e il dramma delle condizioni interne

Le critiche più dure sul piano umanitario arrivano da Luca Paladini, consigliere di Patto civico, il quale ha promosso, insieme ad altri colleghi, una diffida ufficiale indirizzata al sindaco di Milano per chiedere un intervento diretto sul Viminale.

“La diffida tende a invitare il sindaco a fare pressione perché il ministro degli Interni chiuda finalmente il centro di via Corelli”, ha spiegato Paladini, portando in Aula la testimonianza delle condizioni di vita all’interno della struttura. “Abbiamo quotidiane informazioni su episodi di autolesionismo e persone che tentano il suicidio per le condizioni igienico-sanitarie. I Cpr sono strutturalmente una realtà che non è adatta a permettere condizioni di vita accettabili”.

Paladini ha poi voluto sottolineare un aspetto centrale del trattenimento amministrativo, citando il caso di un ragazzo prelevato davanti alla questura mentre cercava di regolarizzarsi:

“Ricordo che nei Cpr ci finiscono non persone che hanno commesso reati, ma semplicemente cittadini che non hanno i documenti in regola. Tutto questo è incoerente rispetto al principio per il quale si vuole avere più sicurezza. La sicurezza non passa dal mettere in vere e proprie galere persone che stanno solo tentando di ricrearsi un futuro”.