La destinazione

La Comunità Pastorale “Santi Quattro Evangelisti” di Monza, accoglie don Andrea Swich

Il 30enne, originario di Vimercate, inizierà il suo ministero tra le parrocchie Regina Pacis, S. Rocco, S. Alessandro e Santi Giacomo e Donato

La Comunità Pastorale “Santi Quattro Evangelisti” di Monza, accoglie don Andrea Swich

Un nuovo prete novello in arrivo per le parrocchie di Monza.

La Comunità Pastorale “Santi Quattro Evangelisti” di Monza, accoglie don Andrea Swich

Nella giornata di ieri, giovedì 25 giugno, l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini ha infatti comunicato ai neo sacerdoti, ordinati lo scorso 13 giugno in Duomo a Milano, le loro destinazioni per l’inizio del loro ministero.

Per don Andrea Swich la scelta è ricaduta su Monza, dove diventerà vicario della Comunità Pastorale “Santi Quattro Evangelisti”, composta dalle Parrocchie Regina Pacis, S. Rocco, S. Alessandro e Santi Giacomo e Donato.

Il profilo

Don Andrea, 30 anni, è originario di Vimercate, nell’intervista pubblicata sul sito della diocesi ha raccontato di essersi riavvicinato al contesto oratoriano durante gli anni dell’Università, dopo essersi allontanato nella preadolescente.

“Ho svolto il servizio educativo con gli adolescenti per qualche anno, prima di accompagnare diciottenni e giovani – ha raccontato il prete novello – Ricordo con estrema gratitudine il tempo trascorso in fraternità e condivisione di vita con gli altri educatori. Le “vite comuni” sono state per tutti noi stimolo ad accogliere le domande, riconoscere le inquietudini e ascoltare i nostri desideri, tutte cose che trovano nella condivisione seria e profonda della vita il tempo propizio per riconoscere e maturare le singole vocazioni. Quando poi il Signore mi si è presentato, attraverso le persone che avevo accanto, mi ha mostrato che la vocazione non è una scelta personale, ma l’attitudine a mettersi in ascolto di ciò che Dio ha desiderato per ognuno di noi. Ho avuto la fortuna di incontrare uomini e donne con il dono della fede: persone capaci di trasmettere una vocazione, una chiamata ad ardere dello stesso fuoco, a dedicarsi alla stessa missione, vivendo di fede e non di calcoli, avendo un interlocutore per seguire il quale vale la pena lasciare tutto. Tutto questo ha concorso a condurmi sulla soglia di questo dono così grande, l’ordinazione presbiterale, perché io possa mettermi alla sequela del Signore Gesù e a servizio della sua Chiesa, consapevole che solo lui ha parole di vita eterna”.