Dopo 44 anni di onorata carriera la professoressa Maria Luisa Valli andrà in pensione.
Una vita passata fra gli studenti a insegnare inglese e di cui gli ultimi 19 all’Istituto superiore Ghandi di Villa Raverio a Besana in Brianza.
E la sua carriera di insegnante, mentre stava ancora terminando gli studi, è iniziata proprio al Ghandi con le prime lezioni che poi la hanno portata in altrettanti importanti scuole. Ufficialmente andrà in pensione il primo settembre e, in questo momento, sta aiutando le colleghe durante la maturità e si occuperà poi di eventuali recuperi dei debiti.
Le tappe della carriera: dalle “150 ore” al liceo di Barzanò
«Nel 1983 ho cominciato lavorando per un anno alle allora 150 ore, scuola dedicata ai lavoratori, poi ho insegnato quasi 25 anni al liceo linguistico di Barzanò, diretto per 15 anni, e ho diretto nel frattempo per 15 anni la scuola civica serale di Besana – ha spiegato la professoressa – Dal 2007 sono andata al Ghandi dove ora chiudo la carriera scolastica come insegnante di inglese».
Una carriera scolastica iniziata e che ora si chiude nella stessa scuola. E oltre ad essere sempre al fianco degli studenti, la professoressa Valli ha passato la sua vita a fianco del marito Adelio, conosciuto ai tempi del liceo.
La lettera di ringraziamento a colleghi e studenti
Per salutare i colleghi e gli studenti ha voluto scrivere una lettera ringraziando tutti coloro a cui è stata vicina:
«La scuola, per tutta la mia vita, è stata casa. Una casa che ho abitato ogni giorno con dedizione e con quel senso di responsabilità che appartiene a chi sceglie di essere un insegnante. Nella scuola ho trascorso una parte enorme della mia esistenza. Ho visto ragazzi entrare incerti e uscire più consapevoli, più pronti, molti di loro sono adulti, alcuni sono colleghi. E in ognuno di loro ho riconosciuto il privilegio del mio mestiere: stare accanto a qualcuno mentre diventa adulto. Col tempo ho imparato che un insegnante conta meno per i contenuti culturali che trasmette e più per le risposte e l’attenzione che sa dedicare alle domande dei ragazzi. Ho cercato di essere questo: una persona presente, non sempre sicura, non sempre all’altezza delle aspettative che mi ponevo, ma sinceramente coinvolta nel loro percorso di crescita. In tutti questi anni ho fatto il mio lavoro restando fedele a ciò in cui ho creduto. A volte con difficoltà . La scuola cambia, la società cambia, cambiano i ragazzi e cambiano anche noi. Ho sempre pensato che l’insegnante debba avere il coraggio di rischiare, l’audacia di capire che cosa valga la pena di essere consegnato all’intelligenza e alla passione dei giovani .Credo nel valore dello studio, della cultura, dell’impegno e del rispetto reciproco. E ho cercato di trasmettere questi valori con l’esempio, con il ruolo sociale che ci compete ancor prima che con le parole. Anche il rigore ha fatto parte del mio modo di insegnare. Qualche studente forse lo ricorderà bene. Ma non è mai stata rigidezza ma un altro modo per rivelarsi duttile quando necessario . Era il modo che avevo per dire ai ragazzi: “Io credo in voi, e proprio per questo vi chiedo il meglio che possiate dare”. Del resto ho sempre pensato che pretendere qualcosa da un giovane sia, in fondo, una forma di fiducia e di rispetto. La scuola mi ha restituito molto più di quanto io le abbia dato. Mi ha insegnato la pazienza, l’ascolto. E soprattutto che il nostro lavoro lascia tracce lente, spesso invisibili, ma durature…e qualche volta tornano a noi.Ho avuto la fortuna di camminare accanto a bravi colleghi, qualcuno amico (non c’è bisogno che li nomini, loro sanno). Con voi ho condiviso fatiche e soddisfazioni, confronti accesi e momenti di leggerezza. Abbiamo attraversato insieme cambiamenti profondi, eppure al centro è rimasto sempre ciò che conta: il valore della relazione. Se penso agli anni trascorsi, non mi vengono in mente i programmi svolti o i risultati raggiunti. Mi vengono in mente le persone. E allora il mio grazie è tutto qui: grazie per le persone che siete state nella mia vita».
Come ha confessato la professoressa Valli, al momento sta ancora “assorbendo” il pensionamento, perché la sua passione per l’insegnamento non si è certamente esaurita:
«Per ora sto ancora “assorbendo” il pensionamento: io sarei andata avanti tranquillamente ma noi insegnanti dobbiamo andarci d’ufficio anche se la nostra voglia di trasmettere il sapere non finisce – ha spiegato – La mia passione per l’insegnamento potrebbe continuare magari nel mondo della formazione ad esempio per gli insegnanti».