A Velasca

Il primo data center della città si svela

Presentato il progetto per l'impianto da più di 150 mega watt che sorgerà sull'area ex Ibm.

Il primo data center della città si svela

Tre edifici, due da 60 mega watt ciascuno e uno da 36 mega watt. Una superficie edificabile di poco meno di 100mila metri quadrati, per un’area complessiva di 19 ettari.

Il data center di Velasca

Questi i numeri principali del progetto per la realizzazione di un campus data center che sorgerà sull’area ex Ibm di Velasca di Vimercate.
Il progetto è stato presentato ad operatori, amministratori e a cittadini la scorsa settimana in occasione di un open day organizzato da Qts, la società multinazionale a cui fa capo l’intervento. Il primo in Italia, dopo altri realizzati in Olanda, Inghilterra, Spagna e Finlandia.

Il progetto

“Il percorso è stato avviato a luglio dello scorso anno – spiega Stephanie Taylor, vicepresidente esecutivo di Qts Data Centre – Attendiamo entro l’estate il completamento della Via, la Valutazione di impatto ambientale, che consentirà poi di ottenere il permesso di costruire”.

Posa della prima pietra entro fine anno

L’obiettivo di Qts è posare la prima pietra entro la fine dell’anno. Il progetto prevede non solo lo stabile principale con i tre impianti, ma anche edifici annessi e una sottostazione elettrica con relativa interconnessione (attraverso cavi sotterranei) con l’impianto che Terna dovrà realizzare, al confine con Burago per l’alimentazione non solo della struttura di Velasca, ma anche degli altri due data center (via san Maria Molgora ed Energy park) previsti nei prossimi anni sul territorio comunale.

Le ricadute occupazionali

“La previsione è che il primo building sia operativo per la seconda parte del 2028 – aggiunge ancora Stephanie Taylor – La fase di costruzione coinvolgere aziende del territorio per un totale di 600 addetti. La previsione è poi l’assunzione di circa un centinaio di persone necessarie a garantire l’operativa dell’impianto, 24 ore su 24. Persone che stiamo già cercando e formando, in particolare giovani”.

La questione ambientale

I data center sono impianti che consumano molto acqua e corrente elettrica, e che producono calore. Per quanto riguarda il fabbisogno elettrico, come detto, Qts realizzerà in loco una sottostazione che sarà collegata alla centrale di Terna.

“Non andrà quindi ad incidere sul fabbisogno elettrico del territorio – spiega ancora Taylor – Per quanto riguarda il suolo, siamo in presenza di un’area già consumata con vocazione industriale”.

C’è poi il tema dell’acqua. L’impianto sfrutta un circuito di raffreddamento che rimette in circolo sempre la stessa. Dopo la carica iniziale di acqua (da definire la quantità esatta) non ne verrà quindi più consumata altra. Infine la questione della grande produzione di calore dei data center. Il sogno è che una buona parte di questo possa essere sfruttato con un progetto di teleriscaldamento, come Qts ha già fatto con altri impianti in Europa e in Olanda in particolare. Su questo fronte sarà però necessario un confronto con l’Amministrazione comunale e operatori del territorio.

“I nostri data center hanno la certificazione Leed silver – sottolinea la vicepresidente esecutiva – Si tratta di uno dei sistemi più riconosciuti al monto per valutare e attestare la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica degli edifici”.

L’impatto sulla comunità e le ricadute sociali

Il progetto contempla una serie di ricadute sociali. Innanzitutto, come detto, le possibilità lavorative, con la relativa formazione, all’interno del nuovo impianto (ingegneri. tecnici, supervisori, manutentori, addetti alle pulizie, coordinatori e addetti alla sicurezza), con un occhio di riguardo alle giovani donne; il ricorso alla filiera locale sia per la costruzione sia per la successiva gestione; la possibilità per ogni lavorare di dedicare quattro giorni di volontariato all’anno a favore della comunità; un progetto voluto da Qts per l’educazione civica a scuola; programmi di sostegno a Ciai (associazione che si occupa di minori svantaggiati) e alla Caritas del territorio; attività per il benessere e la sanità, mentale e fisica, da estendere anche all’esterno dell’azienda.

Onori di urbanizzazione e opere pubbliche

Un quadro preciso della cifra che l’operatore verserà nelle casse del Comune come oneri di urbanizzazione per la realizzazione del data center ancora non c’è. La stima potrebbe essere attorno ai 5 milioni di euro. A questa si dovrebbe aggiungere, sotto forma di opera pubblica, la riqualificazione del campo sportivo di via Lodovica, a Oreno.

I tempi

Come detto, Qts è ora in attesa della certificazione della Valutazione di impatto ambientale per poi ottenere dal Comune i permessi di costruire, con l’intenzione di avviare le opere preliminari (preparazione del sito) entro la fine dell’ano in corso. Taglio del nastro del data center tra la seconda metà del 2028 e il 2029.