L’implantologia è oggi una delle branche più evolute dell’odontoiatria: tra le innovazioni che ne hanno cambiato più profondamente la pratica clinica c’è la chirurgia computer guidata.
Al Centro Medico Varedo, in via Italia 18, i dottori Gianluca Santoni e Andrea Ormellese, affiancati dalla dottoressa Gabriella Malmesi, la utilizzano quotidianamente: meno invasività, recupero più rapido, precisione documentata dai dati scientifici.
Quando manca un dente nasce un problema
Perdere un dente non è mai un fatto puramente estetico: in seguito a questo evento gli altri denti si spostano, l’osso si riassorbe, la masticazione cambia. «Quando un paziente arriva da noi con uno o più denti mancanti», spiega il dottor Santoni, «valutiamo la situazione nella sua globalità: lo stato dell’osso, la posizione degli elementi adiacenti, la qualità dei tessuti molli. Solo con un quadro completo si può progettare un intervento risolutivo, ricorrendo alle tecniche più evolute, a carico immediato e computer guidate».
La rivoluzione della pianificazione digitale
Per decenni l’implantologia è stata praticata con la tecnica freehand, a mano libera, con margini di incertezza inevitabili. La chirurgia guidata parte invece dalla Cone-Beam 3D, una TAC a bassa dose per il distretto dentomascellare, integrata con l’impronta digitale acquisita da uno scanner intraorale. «Possiamo progettare l’intervento prima di eseguirlo», spiega il dottor Ormellese. «Decidiamo diametro, lunghezza e angolazione di ogni impianto, verifichiamo i margini di sicurezza rispetto alle strutture anatomiche critiche, tutto sul computer, prima che il paziente salga sulla poltrona». Il risultato è la dima chirurgica, una mascherina su misura che guida fisicamente il chirurgo: non c’è più spazio per approssimazioni.
Meno invasività, recupero più rapido
Grazie alla precisione della dima, spesso è possibile inserire gli impianti senza aprire il lembo gengivale, con la tecnica flapless, attraverso una piccola incisione puntiforme, con meno trauma e gonfiore postoperatorio.
«Chi si aspetta giorni di gonfiore e antidolorifici», racconta il dottor Santoni, «scopre che con la chirurgia guidata il decorso postoperatorio è molto più gestibile. Non è la regola assoluta, ma è uno dei vantaggi più concreti di questa metodica».
Più successi, meno complicazioni
I dati scientifici confermano quanto si osserva in clinica: uno studio pubblicato su PubMed ha rilevato un tasso di insuccesso del 2,25% per la chirurgia guidata contro il 6,42% della tecnica freehand. «Questi dati non sono un argomento di marketing», precisa il dottor Ormellese. «Sono la conferma che quando ogni variabile è considerata in anticipo, le probabilità che le cose vadano bene aumentano in modo significativo»
Protesi pronta prima dell’intervento
Poiché il software conosce già la posizione finale di ogni impianto, il laboratorio odontotecnico può lavorare in anticipo con precisione assoluta. «In certi casi il paziente entra in studio con i denti mancanti e ne esce con una protesi fissa già posizionata: è il carico immediato», spiega il dottor Santoni. «Dipende dalla qualità dell’osso, ma quando le condizioni lo permettono l’effetto sulla qualità di vita è immediato e straordinario».
Casi complessi, soluzioni possibili
Nelle edentulie estese o nelle anatomie difficili, la pianificazione digitale mostra tutto il suo valore. «Chi non ha denti da anni pensa spesso di essere condannato alla protesi mobile per sempre», dice il dottor Ormellese, «ma esistono soluzioni su impianti che garantiscono stabilità e un risultato estetico eccellente». Quando l’osso è insufficiente, la rigenerazione ossea può essere integrata nel percorso, riducendo i tempi complessivi.
Un percorso trasparente
Il percorso inizia con una visita approfondita, seguita dalla pianificazione digitale, durante la quale il paziente vede sul monitor la simulazione dell’intervento. «È fondamentale che il paziente capisca cosa stiamo per fare e perché», sottolinea il dottor Santoni. Il dottor Ormellese aggiunge: «Mostriamo la pianificazione, discutiamo le scelte: questo aiuta il paziente a stare meglio durante e dopo l’intervento».
Il follow-up nel tempo
Il successo a lungo termine dipende anche dalla cura degli impianti. «Il rapporto non si chiude con la protesi definitiva», conclude il dottor Ormellese. «Lì comincia la parte più importante: assicurarsi che il lavoro duri nel tempo: per questo programmiamo sedute di controllo e igiene professionale periodiche».
Per saperne di più, il Centro Medico Varedo, dove accanto alla dottoressa Malmesi, da alcune settimane sono operativi anche i dottori Andrea Ormellese e Gianluca Santoni, vi aspetta in via Italia, 18 (Tel. 0362.554266).
