Il saluto fascista al grido “viva il duce”. L’increscioso episodio nel pomeriggio nei giorni scorsi in piazza Concordia a Seregno, durante il presidio pacifico pro Palestina alla presenza di una trentina di persone.
Saluto fascista durante il presidio Pro Palestina
Da piazza Risorgimento in bicicletta sono arrivati una donna con un bambino nel seggiolino posteriore e un uomo, che ha ripetutamente inneggiato al duce, proseguendo fino a metà di via Umberto I con il braccio teso. Probabilmente era una famiglia. Mentre attraversava la piazza, accanto ai manifestanti, l’uomo ha chiesto anche al bambino di fare il “saluto nazista” e il piccolo, di pochi anni, lo ha imitato senza che la donna intervenisse.
L’episodio ha destato sconcerto fra i presenti, fra cui Simona Galbiati, che lo ha riportato sui social.
“L’ho fatto perché tutti sappiano – ci ha riferito – Alcuni fra i presenti se ne sono accorti, altri più lontani non hanno sentito. Condividere questo episodio non è solo uno sfogo, ma una denuncia civile necessaria. Era evidentemente una provocazione: quell’uomo, probabilmente, sapeva della nostra presenza, perché ha iniziato a urlare ancora prima di vederci in piazza. Ferisce profondamente vedere l’innocenza di un bambino, avrà avuto fra 3 e 5 anni, strumentalizzata per dare forma a simboli di odio e di morte. I bambini non nascono con l’odio nel cuore, lo imparano dagli adulti, che dovrebbero proteggerli e guidarli. Il male non ha limiti quando perde le proprie radici morali e si nutre dell’indifferenza”.
La denuncia per apologia di fascismo
Galbiati, a titolo personale, l’indomani ha presentato ai Carabinieri una formale denuncia contro ignoti per apologia di fascismo e “mi auguro che qualcun altro lo faccia – spiega – Mi sembrava giusto dare un segnale. Non possiamo normalizzare l’apologia del fascismo e l’indottrinamento all’odio nelle nostre piazze: rimanere in silenzio significa legittimare il ritorno di un passato oscuro, che non deve più appartenerci. Sono contro ogni forma di guerra e di violenza. Scendiamo in piazza come liberi cittadini per difendere un popolo che sta scomparendo sotto gli occhi di tutti”. Il presidio era ancora più sentito perché ricordava «i mille giorni del genocidio» nella guerra a Gaza.
Le reazioni alla pubblica denuncia
Al post con la descrizione dell’episodio sono seguiti moltissimi commenti, la più parte con insulti personali, per i quali Galbiati si riserva di adire le vie legali se dovessero proseguire. “Mi spaventa che questi commenti siano la maggioranza e per questo sono ancora più combattiva – dice la donna – Come cittadina mi sento libera di manifestare ed esprimere il dissenso contro la cosa tremenda che sta succedendo nel mondo. Nessuno mi deve zittire”.