Con l’aumento degli orti urbani e dei piccoli pollai domestici torna d’attualità un tema spesso sottovalutato: quello dell’inquinamento dei terreni e dei possibili contaminanti che possono finire negli ortaggi, nella frutta e perfino nelle uova. A lanciare l’allarme in Brianza è HqMonza, che invita cittadini e istituzioni a prestare maggiore attenzione alla qualità del suolo nelle aree coltivate.
Allarme per gli orti e i pollai
Anche a Monza gli spazi dedicati all’agricoltura urbana sono in crescita. Esistono orti e «mini-fattorie» realizzati su terreni comunali, come quelli di via Vecellio e via della Villora, dove l’Amministrazione è tenuta a verificare preventivamente l’assenza di contaminanti nel terreno attraverso gli accertamenti previsti dalla normativa. Accanto a queste realtà, però, ci sono decine di orti privati, piccoli appezzamenti e coltivazioni su terrazzi, destinati al consumo familiare e non sottoposti ad alcun controllo obbligatorio.
Secondo HqMonza, il problema riguarda in particolare le aree urbane con un passato industriale. I dati del portale regionale PSC-AGISCO indicano infatti la presenza a Monza di 19 macroaree ex industriali contaminate, oltre ad altre zone critiche come la sponda sinistra del Lambro. Negli anni alcune superfici sono state bonificate, tra cui le aree ex Singer, ex Ima ed ex Feltrificio Scotti, ma resta alta l’attenzione sulla qualità dei terreni.
Tra le sostanze che possono essere presenti nel suolo figurano piombo, cadmio e arsenico, derivanti da vecchie attività industriali, traffico storico ed emissioni. A queste si aggiunge il particolato che si deposita sulle foglie degli ortaggi, trasportato dall’intenso traffico veicolare, uno dei principali fattori che incidono sulla qualità dell’aria in città.
I dati in possesso preoccupano
L’associazione richiama anche i risultati di un monitoraggio condotto da Arpa Lombardia nel 2013 sui pollai domestici della provincia di Monza e Brianza. In quell’occasione, nel 76% dei casi furono rilevati contaminanti nel suolo e nei gusci delle uova, compresi diossine e Pcb. Un dato che, secondo HqMonza, meriterebbe oggi un nuovo approfondimento per verificare l’evoluzione della situazione. Per ridurre i rischi, il primo consiglio è quello di effettuare analisi preventive del terreno prima di avviare un orto o un pollaio.
Si tratta però di verifiche che possono costare tra 350 e 700 euro, una cifra non sempre sostenibile per le famiglie.Da qui la proposta rivolta al Comune di Monza e agli altri Comuni della Brianza: concordare con Arpa Lombardia un tariffario sociale che renda più accessibili le analisi del terreno e promuovere campagne informative rivolte ai cittadini. Nelle aree già censite come contaminate, ricordano inoltre gli esperti, i Comuni hanno la facoltà di rendere obbligatorie queste verifiche.
Per chi coltiva in città, HqMonza richiama infine alcune buone pratiche contenute nei vademecum predisposti da Cnr e Italia Nostra insieme ad agronomi e tecnici: utilizzare cassoni rialzati riempiti con terriccio certificato, evitando materiali potenzialmente contaminati come vecchie traversine ferroviarie o pallet usati, e realizzare siepi o barriere vegetali capaci di ridurre almeno in parte il deposito del particolato proveniente dalle strade più trafficate.