Dei 271 esemplari arborei censiti a Vedano al Lambro, ben 104 sono risultati compromessi dall’infestazione di Takahashia japonica «con gravità variabile». Lo ha stabilito l’agronomo Stefano Monti incaricato nelle scorse settimane dal Comune di individuare e «curare» le piante attaccate dalla cocciniglia dai filamenti cotonosi, parassita di origine asiatica riconoscibile per gli anelli bianchi – del tutto simili agli anelli di totano – che si vedono penzolare dai rami.
Servono ulteriori trattamenti
La cifra già stanziata di 3.933 euro, iva esclusa, comprendeva cinquanta trattamenti endoterapici ad azione insetticida, con la possibilità di incrementare l’impegno economico in caso di necessità. Caso che si è verificato: servono infatti ulteriori cinquantaquattro trattamenti, coperti con un’ulteriore iniezioni di fondi, pari a 3.220 euro (iva esclusa), disposta nei giorni scorsi con determina dell’ufficio Tecnico.
Non un caso isolato…
Quello di Vedano al Lambro non è certo un caso isolato. Dopo il primo avvistamento del 2017 in un parco comunale di Cerro Maggiore, la Takahashia Japonica si è velocemente diffusa nel Milanese, in Brianza e nelle province di Varese e Como. Le «vittime» preferite di questo parassita sono l’acero, l’albizia (chiamato anche Acacia di Costantinopoli), l’albero di giuda, il carpino bianco, il gelso nero e bianco, il bagolaro e il liquidambar. Ma trattandosi di un «polifago», che si nutre della linfa di più piante, può aggredire anche altre specie arboree.